06 luglio 2016 | 12:50

Banda ultralarga, riordino dei contributi all’editoria e limiti alle rendite di posizione per gli operatori di Internet. Franco Siddi, presidente Crtv: radio e tv facciano sistema per il broadcasting del futuro

Banda ultralarga, riordino dei contributi all’editoria a vantaggio delle tv locali e nuove norme per limitare la rendita di posizione degli operatori internet. A chiederlo è Franco Siddi, presidente di Confindustria radio televisioni (Crtv), nella relazione in occasione dell’assemblea generale che quest’anno ha avuto per tema: ‘Televisioni e radio, broadcasting e oltre’.

Franco Siddi

Franco Siddi, consigliere Rai e presidente di Confindustria Radio Televisioni (CRTV)

Nella sua relazione, Siddi ha ricordato che radio e televisione “sono un settore chiave per lo sviluppo del Paese”, che tra operatori nazionali e locali ha prodotto nel 2014 ricavi per quasi 9,5 milioni, in flessione di circa il 3% sull’anno precedente. Un settore su cui occorre fare sistema, non solo per la sfida tecnologica che lo investe “ma anche per le implicazioni che tali sfide pongono all’interno dell’industria audiovisiva nel suo insieme sul piano economico e culturale”.

Siddi, ha rivendicato in particolare come urgenti alcuni temi, tra i quali: la migrazione dalla banda 700MHz per fare spazio alla banda larga mobile di quarta e quinta generazione; un intervento legislativo che metta mano in modo organico al riordino dei contributi pubblici a favore dell’editoria, specie per evitare l’affondamento dell’emittenza locale; dare sostanza al ddl cinema e audiovisivo e alla riforma in materia di attività culturali; fare in modo che l’Agenda digitale non continui ad ignorare la televisione come volano per il successo del progetto di infrastrutturazione che annulli il gap dell’Italia con la Ue.

Senza dimenticare l’esigenza di rimuovere le asimmetrie normative e regolamentari con gli operatori di Internet che rischiano di perpetuare “un iniquo vantaggio competitivo in una fase di mercato cruciale per lo sviluppo del nostro settore”, sfruttando “rendite di posizione” non certo a beneficio dei consumatori.

Oltre all’intervento di Siddi, molti i relatori e temi trattati: uno riguarda la radio digitale, nuova frontiera per la crescita, con gli interventi di Nicola Sinisi, direttore della radiofonia Rai; Francesco Dini, vice presidente Elemedia – Gruppo Editoriale L’Espresso; Roberto Giovannini, presidente dell’associazione delle radio FRT, e Marco Volanti, presidente di Radio Italia. Un secondo è sul futuro della tv, tra innovazione, servizio e mercati, con interventi tra gli altri del dg Rai, Antonio Campo Dall’Orto; del presidente Mediaset, Fedele Confalonieri; dell’ad de La7, Marco Ghigliani, e del presidente dell’associazione delle tv locali, Maurizio Giunco. Terzo panel quello dedicato ad authority, mercati e diritti, con previsti gli interventi di Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust; Antonello Soro, presidente del Garante della privacy; Antonio Preto, commissario Agcom, e Giovanni Buttarelli, garante europeo della protezione dei dati. Le conclusioni saranno del sottosegretario al Mise con delega alle comunicazioni, Antonello Giacomelli.

Per il 2015, è stato ricordato, ci si attende che il sistema mostri complessivamente una tenuta, se non una crescita. Nel 2014, infatti, si è registrata un’inversione di tendenza degli investimenti pubblicitari, guidata in particolare dalla pubblicità online. Il 2015 segna un +8,8% per la radio e un +0,7% per la tv, e gli ultmi dati Nielsen riferiti al primo quadrimestre 2016 consolidano la crescita dei due mezzi, con +2,3% per la radio e +6,4% per la tv sull’anno precedente. Pero’ il settore, specie a livello locale, e in particolare nel televisivo, “mostra segni di sofferenza strutturale con un numero crescente – ha detto Siddi – di imprese in chiusura”.

Gli occupati diretti nell’industria radiotv sono 25mila, un dato “abbastanza” stabile nonostante la crisi prolunghi i suoi effetti anche nel biennio 2013-2014, quando il numero di addetti diretti registra una contrazione dell’1,6% attribuibile in particolare al comparto locale. Ma gli addetti complessivi del settore sono almeno tre volte i 25mila diretti, peraltro comprendendo nella stima solo la filiera più diretta di quanti collaborano alla creazione, ideazione, produzione e post produzione dei contenuti trasmessi dalle emittenti e alla loro distribuzione. Si pensi che sono 8500 le persone occdupate solo nella produzione indipendnete di intrattenimento. E sono 7.500 i giornalisti (professionisti e pubblicisti), in rapporto in media di 1 su 10 sulle ‘nazionali’ e 1 su 3 sulle ‘locali’ rispetto al totale degli occupati, secondo stime Crtv.

Gli editori sono 110, fra nazionali (67) e internazionali, che trasmettono 413 canali tv nazionali. Di questi, 170 (il 41%) sono accessibili gratuitamente, 243 sono servizi a pagamento, 283 sono trasmessi via satellite, 99 (32%) sono in HD, 1 trasmette contenuti 3D (paysat).

Nell’azione di promozione e tutela del settore, ha concluso Siddi, “va sempre più maturando la consapevolezza” che la capacità di intervento sui temi centrali del cambiamento passa per una collaborazione e costruzione di sistema: mercato unico digitale nell’Unione europea, agenda e piattaforme digitali, frequenze, tassazione, privacy, diritto d’autore, pluralismo e innovazione editoriale, riforma del servizio pubblico, riassetto dell’emittenza locale ed evoluzione digitale della radio, riforma del cinema e dell’audiovisivo, mercato del lavoro. “Tutte sfide che ci impongono di andare avanti, oltre il broacasting come tradizionalmente inteso, in un’ottica di sistema”.