07 luglio 2016 | 19:30

Lottomatica presenta il primo Rapporto di comunità: dagli 8 miliardi di entrate per il fisco ai 1.715 posti di lavoro creati, passando per l’impegno sociale e lo sport. Il presidente e ad, Fabio Cairoli: non serve proibire, ma dare sicurezza, soprattutto ai giocatori

Volete sapere chi siamo e cosa facciamo? Accomodatevi, sembra essere la comunicazione implicita del primo Rapporto di comunità presentato ieri da Fabio Cairoli, presidente e amministratore delegato di Lottomatica Holding, parte del gruppo IGT, leader mondiale nel settore giochi regolamentati presente in più di 100 paesi.

Da sinistra: Mia Ceran, Giovanni Malagò, Pier Paolo Baretta e Fabio Cairoli

Un documento interessante perché, come scrive l’ad nella sua presentazione, ha l’obiettivo di rappresentare “la fitta rete di relazioni costruttive che l’azienda ha saputo instaurare e mantenere nel tempo con gli stakeholder locali e nazionali, misurando gli impatti quantitativi e qualitativi delle attività produttive sulla comunità italiana, in termini di occupazione qualificata, ricchezza generata, gettito fiscale, modernizzazione ed efficienza”.

Cairoli ha sottolineato il contributo di Lottomatica all’economia italiana: degli 8 miliardi di euro di entrate erariali provenienti dal mondo del gioco, Lottomatica contribuisce con 3,4 miliardi, dando inoltre lavoro a 1.715 dipendenti (coinvolti in un progetto di aggiornamento costante che, solo nel 2015, ha visto 40.231 ore di formazione) e a un indotto di 2.500 fornitori e di 102.674 punti vendita.

E molto importante è anche la collaborazione con associazioni ed enti locali per sostenere interventi a forte impatto sociale nei settori della formazione, della ricerca, della salute e dell’integrazione. Si va dal progetto ‘Vincere da grandi’, realizzato assieme al Coni, per consentire ai ragazzi di aree disagiate e a rischio di emarginazione di praticare gratuitamente un’attività sportiva assieme ai campioni olimpici, al ‘Sistema per la musica’, che incentiva l’accesso gratuito dei giovani allo studio degli strumenti musicali.

Per non parlare del progetto Tiget per la cura delle malattie genetiche, del Sailing Campus che apre il mondo della vela ai disabili. E di progetti mirati come ‘Gioco in più tuo tour’, ‘Faimarathon’ e ‘Il gioco serio dell’arte’, tesi a valorizzare l’inestimabile patrimonio artistico italiano. Per concludere con le borse di studio ai giovani allievi della JuniorOrchestra dell¹Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

Alla presentazione del Rapporto di comunità erano presenti Giovanni Malagò presidente del Coni, e Pier Paolo Baretta, sottosegretario all’Economia con delega ai Giochi, ingaggiati in una sorta di talk show dalla giornalista di Rai1 Mia Ceran (conduttrice di ‘Uno Mattina estate’).

Malagò ha dichiarato di essere favorevole all’introduzione di una tassa di scopo che finanzi le attività sportive. “Il pubblico ha bisogno di partner privati come Lottomatica”. Forte di questo endorsement e dei numeri di Lottomatica, Cairoli ha chiesto stabilità e certezza al governo. “Esiste l’opportunità che la conferenza Stato Regioni si occupi del problema della diffusione territoriale del gioco. La componente territoriale della diffusione di alcune tipologie di gioco sta prendendo una deriva proibizionista. Non serve proibire, ma dare sicurezza soprattutto ai giocatori.

“Se si proibisse il gioco legale – ha proseguito Cairoli – si tornerebbe indietro di 10 anni, favorendo di fatto quello illegale, gestito dalla criminalità organizzata, perchè la domanda comunque resta. Proibire sarebbe ipocrita: alle imprese come la nostra viene chiesto di investire risorse importanti. Ma noi dobbiamo sapere in quale contesto futuro ci troveremo a operare”.

“Il contesto deve essere legale“, secondo Cairoli, sicuro e trasparente. Sale giochi o macchinette devono essere legali per giocare all’interno di regole che proteggano i cittadini. Noi da parte nostra offriamo collaborazione alle istituzioni e il nostro bagaglio di conoscenza”.

Pronta la risposta del sottosegretario Baretta: “c’è bisogno di una riforma del settore dei giochi, che riduca l’offerta riorganizzandola. La conferenza Stato Regioni è aperta. E sono ottimista che si affronti il tema in sede tecnica e politica e di arrivare a un’intesa presto, forse addirittura entro luglio. Il nostro obiettivo è rendere il gioco normale. Abbiamo esagerato negli anni passati, per esempio nella diffusione delle slot. Non vogliamo proibire ma regolamentare. Si sta affermando la cultura di impresa in cui la restituzione e l’attenzione al sociale sono fondamentali. Nella legge di stabilità abbiamo inserito l’impresa benefit, che ha in sè un’idea di sociale. E in questo senso il ruolo dei concessionari e delle imprese che operano nel gaming è fondamentale, perchè hanno un dovere civico. E’ importante rendere netto il confine tra gioco legale e illegale, ribadire l’assoluto divieto ai minori e ridurre il tasso di compulsivita’ e patologia”.