07 luglio 2016 | 17:58

Vatileaks, prosciolti per difetto di giurisdizione Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi. Padre Lombardi: anche in Vaticano c’è la tutela della libertà di stampa. L’Fnsi: era l’unico epilogo possibile

Prosciolti “per difetto di giurisdizione” Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, i giornalisti imputati nel processo Vatileaks sul trafugamento di documenti top secret del Vaticano. Il Tribunale del Vaticano, dopo circa cinque ore di camera di consiglio, ha prosciolto Nuzzi e Fittipaldi, autori di ’Via Crucis’ e ‘Avarizia’. La sentenza è stata emessa dopo circa cinque ore di camera di consiglio.

Pene ridotte per mons. Lucio Vallejo Balda e per Francesca Immacolata Chaoqui nell’ambito del processo Vatileaks. Il Tribunale del Vaticano, infatti, ha fatto crollare l’accusa di associazione per delinquere per tutti.

Gianluigi Nuzzi (foto Olycom)

Gianluigi Nuzzi (foto Olycom)

Resta in piedi dunque la sola accusa di divulgazione di documenti per cui Balda è stato condannato a 18 mesi e la Chaoqui a dieci mesi (pena sospesa). Assoluzione piena per Nicola Maio, ex collaboratore di Balda alla Cosea.

“Il proscioglimento dei giornalisti Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi dalle accuse che gli erano state mosse nell’ambito del processo ‘Vatileaks2′ sulla fuga di documenti
riservati dalla Santa Sede era l’unico epilogo possibile di un procedimento giudiziario che non sarebbe nemmeno dovuto cominciare”. Lo affermano, in una nota, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti.

Nella foto, da sinistra: Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, e e Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi (foto Assostamparegionali.wordpress.com)

“Al di là della formula utilizzata dai giudici – proseguono – a Nuzzi e Fittipaldi erano stati contestati reati impossibili perché il loro comportamento era stato dettato dal solo diritto-dovere fondamentale di informare correttamente i cittadini. L’esercizio del diritto di cronaca e la libertà di espressione sono capisaldi irrinunciabili in qualsiasi contesto civile perché consentono di illuminare quelle periferie del malaffare che spesso inquinano la vita democratica”.

Il processo Vatileaks “si doveva fare, c’è una legge”. Lo ha sottolineato padre Federico Lombardi, portavoce vaticano, in un briefing nel quale ha voluto evidenziare come nel dispositivo i giudici del Tribunale vaticano abbiano insistito sul fatto che “anche nell’ordinamento giuridico vaticano c’è la tutela della libertà di stampa”.

Padre Federico Lombardi (Foto: Olycom)

“Il Tribunale, – ha ragguagliato Lombardi – in base al Motu proprio del Papa, giudica sulle leggi penali che valgono nel Vaticano applicandole a certi reati qualora ci siano dei pubblici ufficiali della Santa Sede che li commettono. In questo caso, Nuzzi e Fittipaldi non sono ufficiali della Santa Sede, il reato non è commesso nella Città del Vaticano e quindi il Tribunale ha ritenuto di non avere avuto giurisdizione. Il tribunale ha insistito sul fatto che esista la libertà di stampa anche nell’ordinamento giuridico vaticano”.

Di seguito il testo integrale del Dispositivo letto in aula dal presidente del Tribunale vaticano Giuseppe dalla Torre, pubblicato sul sito Radio Vaticana:

In nome di Sua Santità Papa Francesco
Il Tribunale, in relazione agli imputati Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi; rilevata la sussistenza, radicata e garantita dal diritto divino, della libertà di manifestazione del pensiero e della libertà di stampa nell’ordinamento giuridico vaticano;
valutati gli artt. 4, 5 e 6 c.p. così come modificati rispettivamente dagli artt. 2, 3 e 4 della Legge 11 luglio 2013, n. IX;
considerato peraltro che lo svolgimento processuale, la cui istruzione si è perfezionata solamente nel corso del dibattimento, ha evidenziato che i fatti contestati agli imputati sono avvenuti al di fuori del proprio ambito ordinario di giurisdizione;
tenuto conto che gli stessi imputati non rivestono, ai sensi del diritto penale, la qualificazione di pubblici ufficiali né sono ad essi equiparati;
visto il m.p. di Papa Francesco dell’11 luglio 2013 “Ai nostri tempi”, con il quale si sancisce, al di là dei limiti ordinari, la giurisdizione penale degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano in ordine ai reati di cui alla legge 11 luglio 2013, n. IX, unicamente se commessi nell’esercizio delle loro funzioni da persone equiparate ai pubblici ufficiali dal n. 3 di quel medesimo motu proprio,

dichiara il proprio difetto di giurisdizione;

Visti gli articoli del codice penale 59, così come sostituito dall’art. 26 della legge 21 giugno 1969 n. L, 63 e 64, 116 bis così come è stato introdotto dall’art. 10 della legge dell’11 luglio 2013 n. IX, 248 così come è stato integralmente sostituito dall’art. 25 della stessa legge n. IX;
visti gli articoli del codice di procedura penale 413, 416, 417, 421, 422, 423 così come modificato dall’art. 9 della citata legge L, del 1969, nonché l’art. 429;
tenuto conto che la legge n. IX del 2013 è entrata in vigore il 1° settembre dello stesso anno;
in relazione agli imputati Angel Lucio Vallejo Balda, Francesca Immacolata Chaouqui e Nicola Maio, considerato che le risultanze processuali non hanno evidenziato la sussistenza di elementi che consentano di ricondurre i fatti addebitati agli imputati alle fattispecie di cui all’art. 248 c.p., così come sostituito dall’art. 25 della legge n. IX del 2013,

a s s o l v e
gli imputati stessi dal reato di cui all’art. 248 c.p. per non aver commesso il fatto;
in relazione all’imputato Nicola Maio, considerata la non evidenza processuale degli elementi costitutivi il reato di cui agli artt. 63, 64 – in quanto ipotesi meno grave ancorché non contestata – e 116 bis, così come introdotto dalla legge n. IX del 2013,

a s s o l v e
l’imputato stesso dal reato ascrittogli per non aver commesso il fatto; in relazione all’imputato Angel Lucio Vallejo Balda, tenuto conto che le risultanza processuali evidenziano la sussistenza di elementi costitutivi il reato di cui all’art. 116 bis c.p., considerate le aggravanti e le attenuanti,

c o n d a n n a
l’imputato alla pena di diciotto (18) mesi di reclusione; in relazione all’imputata Francesca Immacolata Chaouqui, valutato che le risultanze processuali non evidenziano sufficientemente che l’imputata abbia rivelato notizie o documenti di cui è vietata la pubblicazione, ma dimostrano il concorso nel reato commesso da Lucio Angel Vallejo Balda, considerate le attenuanti e le aggravanti,

c o n d a n n a
la stessa alla pena di dieci (10) mesi di reclusione; sospende l’esecuzione della pena per cinque (5) anni alle condizioni di legge.

C o n d a n n a
Angel Lucio Vallejo Balda e Francesca Immacolata Chaouqui al rifacimento delle spese processuali.

Città del Vaticano, 7 luglio 2016
F.to Giuseppe Dalla Torre, Presidente
” Piero Antonio Bonnet, Giudice,
” Paolo Papanti-Pelletier, Giudice,
” Raffaele Ottaviano, Cancelliere