11 luglio 2016 | 17:00

I commenti delle case editrici sull’ipotesi di un ‘Salone del Libro’ milanese alternativo a quello di Torino. Un’iniziativa non esclude l’altra, dice Elisabetta Sgarbi. Conterà la qualità del progetto, commenta invece Enrico Selva Coddè

Da Elisabetta Sgarbi, a Enrico Selva Coddè, passando per Elido Fazi e Sandro Ferri. Sono alcuni degli editori che, interpellati dall’agenzia Ansa, si sono espressi in merito alla possibilità, ventilata nei giorni scorsi, di creare un Salone del Libro alternativo che abbia come sede Milano e di cui si parlerà domani nel Consiglio Generale dell’Aie, l’associazione italiana Editori.

“Il Salone del Libro che abbiamo tutti in mente è quello di Torino. Farlo a Milano, vuol dire fare un’altra cosa. Non sono contraria, ma sono per sommare le iniziative e razionalmente distribuirle durante l’anno, piuttosto che eliderne una a favore dell’altra”.Questo il parere di Sgarbi, direttore direttore generale ed editoriale de La nave di Teseo. “Perché non fare una Fiera del Libro a gennaio/febbraio, a Milano, per vitalizzare un momento più stanco del mercato editoriale? Usciti dal Natale, potrebbe essere una occasione per lanciare nuovi libri che dovranno vivere, poi, tutto l’anno”, ha detto, sottolineando come il nuovo evento si collocherebbe un “mese prima di Parigi e due circa prima di Londra e tre prima di Torino”. “Mi auguro che Torino rimanga, tale e quale è, perché è un appuntamento che apre la stagione estiva ed è una occasione importante per l’editoria italiana e, oramai, straniera. Ha acquisito un tale capitale di conoscenze e competenze che sarebbe assurdo buttarle via. Ma rilancio perché Milano progetti un suo autonomo spazio, non oltre il mese di febbraio, per augurare il buon anno alla editoria italiana”.

Elisabetta Sgarbi (foto Olycom)

“Se a Torino c’è un problema perchè fare il Salone a Milano? Allora facciamolo a Roma che è una grande capitale e ha bisogno di una grande fiera. Roma è il posto più adatto, è al centro dell’Italia. Oppure facciamola a Bologna, ha detto invece l’editore Elido Fazi all’Ansa, criticando duramente l’Aie della quale non fa più parte. “Invito tutti gli editori a uscire dall’Associazione Italiana Editori. L’Aie non fa i nostri interessi. L’Aie andrebbe ripensata in modo diverso se no è un giochino nelle mani degli oligopolisti” .

“Il criterio di individuazione della soluzione migliore sarà esclusivamente legato alla qualità e alla portata del progetto che meglio prospetti uno sviluppo ulteriore dell’evento: il tutto nell’interesse di un maggiore contributo alla crescita della lettura in Italia”, ha spiegato invece Enrico Selva Codde’, amministratore delegato di Mondadori Libri. “Non c’è preclusione per alcuna città in particolare”.

Enrico Selva Coddè

Enrico Selva Coddè (foto studio Franceschin)

“Sono assolutamente contrario allo spostamento del Salone del Libro a Milano”, ha chiosato invece Sandro Ferri, editore della e/o. “Sarebbe un ulteriore rafforzamento in una città che ha già tutto a livello editoriale”. “Io sono soddisfatto di come è stato fatto il Salone a Torino in questi anni, è una cosa che funziona bene, non vedo perchè spostarlo. Oltre al fatto che a Torino è sempre andata molto bene mi sembra rischioso” ha sottolineato Sandro Ferri. “Se poi è vero che l’Aie ha spinto per farlo a Milano, come ho letto su alcuni giornali, io protesterò anche perchè su questa questione nessuno di noi è mai stato interpellato”.