Protagonisti del mese

12 luglio 2016 | 10:19

Blendle, l’iTunes delle news

C’è un Davide europeo che lotta per salvare il giornalismo di qualità dal Golia della crisi dei giornali.  Si chiama Blendle, ed è una piattaforma online di news a pagamento creata nel 2013, in Olanda, da due giornalisti diventati imprenditori, Marten Blankesteijn e Alexander Klöpping, non ancora trentenni ma molto affermati nel loro Paese. “Tre anni fa, quando abbiamo iniziato, la situazione delle news in Olanda era molto diversa da oggi, perché lo scenario dei media cambia molto velocemente”, ci spiega Klöpping durante un evento a Londra, dove è venuto a sondare l’interesse di alcuni grossi gruppi editoriali.

“La maggior parte delle testate aveva una politica editoriale diversa per il print e per l’online, e a me capitava di scrivere per diversi giornali e non poter linkare i miei stessi pezzi sulla feed di Facebook, che si riempiva di orribili foto di pdf. Per me era un problema serio, perché il mio pubblico e anche i miei amici, tutti ventenni, sono abituati a informarsi online e non comprano i giornali. Mi sono reso conto che una intera fetta di lettori era tagliata fuori”.
Blankesteijn e Klöpping cominciano a ragionare su una piattaforma che raccolga i contributi delle principali testate olandesi e li metta online, a disposizione di un pubblico più giovane o comunque digitale. La scommessa è, naturalmente, far pagare per questi contenuti. Con la loro idea in testa, i due imprenditori bussano alla porta di ogni singola testata olandese. “Ci hanno detto di no. Tutti”. Allora si mettono al lavoro su un prototipo e ricominciano il giro. Stavolta, una testata si fa convincere. Poi un’altra. Ad aprile 2014, sono tutte su Blendle. In Olanda, la piattaforma diventa l’edicola virtuale di riferimento.

La startup (quartier generale a Utrecht) fa il grande salto a ottobre 2014, grazie al finanziamento congiunto di 3 milioni di euro di Axel Springer AG e del New York Times, entrambi in cerca di fonti alternative e aggiuntive di revenues. Grazie alla spinta di Springer e delle testate controllate, l’espansione in Germania è rapida e solida, tanto da favorire lo sbarco nel mercato più popolato e competitivo: gli Stati Uniti. La piattaforma Usa debutta in Beta con un primo campione di 10mila iscritti ma partnership di sicuro richiamo: New York Times, Washington Post, Wall Street Journal, Economist, Financial Times, Huffington Post, Newsweek, Fortune, Time, Foreign Affairs. Le testate più attraenti per un pubblico internazionale e cosmopolita, già interessato a quelle fonti, ma non disponibile ad abbonarsi a tutte.
Definita da più parti “una iTunes per le news”, oggi Blendle ha 70 dipendenti. Il 50% developer e designer, il 20% diviso in tre team editoriali (che lavorano in olandese, tedesco e inglese) e il 30% restante di manager, Hr, customer care. Mantengono a regime piattaforma e app, dove i lettori possono comprare articoli singoli pagandoli dai 10 ai 30 centesimi di euro (in Usa, dai 19 ai 39 per i quotidiani e dai 9 ai 49 centesimi di dollari per i periodici). All’atto dell’iscrizione, ogni nuovo utente riceve un credito di 2,50 euro e può, entro una finestra temporale limitata, annullare l’acquisto e ottenere un rimborso. Blendle trattiene il 30% della transazione. Il resto, un ricco 70%, torna all’editore. Non c’è traccia di pubblicità.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 473– Luglio 2016
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