12 luglio 2016 | 9:17

Il ‘Corriere’ sul ‘Corriere’: nella sfida sui rilanci per Rcs offerte congrue. La proposta Imh coerente col nostro piano industriale, per Cairo peserebbero i debiti

Corriere.it – Si è aperta con un balzo di Rcs del 14,9% a quota 0,979 euro, in Piazza Affari, lunedì 11 luglio, la settimana decisiva per le due offerte che si contendono il controllo del gruppo del «Corriere della Sera».

- Il comunicato di Rcs Mediagroup: Consiglio di Amministrazione: Approvato il Comunicato dell’Emittente in relazione all’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio promossa da Cairo Communication S.p.A. e all’Offerta Pubblica di Acquisto promossa da International Media Holding S.p.A.  (DOC)

A spingere i titoli tra scambi elevatissimi, con il 10% del capitale passato di mano nella seduta, sono stati i rilanci «al buio», gli ultimi prima del rush finale, resi noti venerdì sera. L’Opa per contanti di Andrea Bonomi con i quattro grandi soci Rcs riuniti nella International Media Holding — Diego Della Valle, Mediobanca, Pirelli, UnipolSai — è stata alzata da 0,80 centesimi a un euro. Urbano Cairo Urbano Cairo Da Ops a Opas L’Ops di Urbano Cairo è stata trasformata in Opas (Offerta pubblica di acquisto e scambio) con la scelta di aggiungere una parte in contanti di 25 centesimi al concambio alzato da 0,17 a 0,18. Ai prezzi di ieri, l’offerta mista di Cairo Communication valorizza Rcs 1,051 euro (1,04 ai prezzi di chiusura di venerdì scorso), come ha fatto notare in un’intervista a Reuters lo stesso editore de «La7».

Il corrispettivo dichiarato da Cairo per Bonomi non è esatto: «A mio parere — ha sostenuto — l’effettiva valorizzazione dell’offerta di Cairo dovrebbe tenere conto dell’indebitamento che Cairo Communication dovrà assumere per poter pagare agli azionisti Rcs la componente in contanti dell’offerta, pari a 0,25 euro per ogni azione Rcs». Andrea Bonomi Andrea Bonomi Cambiamento Per Bonomi, «nell’ipotesi di adesione al 100% da parte degli azionisti Rcs all’Opas Cairo, il debito aggiuntivo sarebbe di 130 milioni che, in termini di valore, comporterebbe una riduzione teorica del corrispettivo dell’Opas Cairo di 0,14 euro per azione Rcs». Il numero uno di Investindustrial si è detto convinto che l’Opa porta «un cambiamento totale in Rcs» anche grazie a «una governance di tipo anglosassone».

Rcs è stata a lungo penalizzata dalla logica «del condominio dove nessuno doveva avere il controllo». Se l’Opa prevarrà «c’è davvero l’opportunità di rilanciare la società e creare valore per i soci. Rcs ha bisogno di stabilità e investimenti di lungo periodo» ha detto ancora Bonomi ricordando che il consorzio metterà a disposizione 150 milioni per un’eventuale ricapitalizzazione. L’attuale management guidato dall’amministratore delegato Laura Cioli «sta lavorando a testa bassa e bene, non ci sono al momento ragioni per cambiare». Bonomi, che in passato aveva declinato l’invito in Rcs proposto da alcuni azionisti («ho accettato questa volta perché si è costituita una maggioranza di soci») punta, tra le altre cose, sullo sviluppo dell’area sport con «Marca» e «Gazzetta» e all’apertura del «Corriere» verso il mondo in lingua inglese. «È quasi impossibile», per Bonomi, che Cairo riesca a realizzare la fusione tra i due gruppi, ma la sua offerta «è la benvenuta perché ha dato la possibilità di chiarire». Valore aggiuntivo Cairo conta sul sostegno di Intesa Sanpaolo, che ha messo a disposizione un finanziamento da 140 milioni e ricopre attraverso Imi il ruolo di advisor, e ha spiegato il suo rilancio anche con il fatto che «moltissimi fondi e investitori» avevano chiesto una parte cash: «questo consente agli azionisti da una parte di monetizzare il profitto, dall’altra di mantenere un investimento affidandolo a un editore puro. Con l’Opa prendi un euro ed esci, con me partecipi a un progetto di soddisfazioni economiche.Il mio piano è totalmente diverso da quello degli altri, che poi sono gli stessi che hanno portato Rcs a bruciare cassa e accumulare debito». Se saranno rispettati i target del piano «i titoli Cairo potrebbero raddoppiare». «Il mio piano ipotizza per Rcs un Ebitda al 2018 di 170 milioni — ha detto Cairo a Reuters —. Con un multiplo di mercato di 7 volte si va a 1,2 miliardi. Se Cairo Communication arrivasse al 60% di Rcs, acquisirebbe un valore dalla partecipazione di circa 800 milioni. Io spenderei per l’Opas, con una vittoria al 60%, 320 milioni. C’è un valore aggiuntivo di circa 400 milioni che, diviso per tutte le azioni Cairo Communication, comprese quelle di nuova emissione, significherebbe 3,5 euro in più per ogni titolo Cairo. Di fatto raddoppierebbe quasi il suo valore». Niente pareggio Quanto al «Corriere», «resterebbe quello che è, un giornale di grande qualità, contraddistinto da autorevolezza e imparzialità, che ha un suo modo di vedere le cose al di sopra delle parti». Per Cairo non c’è il rischio di pareggio: «Secondo il nostro consulente legale, lo studio Erede, ci deve essere un’offerta a prevalere e chi ha aderito all’altra può entro cinque giorni consegnare le azioni al vincitore o tenersele». Il consiglio di Rcs è tornato infine a esprimersi sulle offerte. Il prezzo dell’Opa e il corrispettivo dell’Opas sono definiti entrambi congrui, ma viene spiegato come la proposta Bonomi sia coerente con il piano industriale in corso e come invece il piano di Cairo non sia considerato un’opportunità di crescita per Rcs. L’indebitamento può «indebolire la struttura finanziaria del gruppo Cairo». Aderendo all’Opas, poi, gli azionisti Rcs scambierebbero titoli di una società con ampio flottante, con una a «minor grado di contendibilità». http://www.corriere.it/economia/16_luglio_11/sfida-rilanci-rcs-vola-borsa-5dc9f58c-47a9-11e6-af4e-15bff4e09cf7.shtml