14 luglio 2016 | 17:54

Il ritardo digitale costa all’Italia 2 punti di Pil e 700mila posti di lavoro in meno. Il presidente dei giovani di Confindustria: occorrono più formazione, investimenti e infrastrutture per fare squadra e ripartire

Il costo del ritardo digitale dell’Italia vale circa 2 punti di Pil e un totale di circa 700mila posti di lavoro in meno. L’Italia, infatti, secondo le stime emerse durante il Forum dell’economia digitale organizzato da Confindustria Giovani, investe il 4,7% del Pil, contro il 6,4% della media europea. Praticamente 25 miliardi di mancati investimenti l’anno.

Marco Gay, presidente dei Giovani imprenditori di Confindustria (foto: Primaonline.it)

In particolare, secondo il presidente di Confindustria Giovani, Marco Gay, “servono quattro azioni specifiche per colmare il ritardo:

1) “la formazione, da quella nelle scuole alla presenza di esperti nei cda delle aziende”;

2) “gli investimenti, sia con incentivi per l’equity che con il venture capital per le Pmi”;

3) “fare squadra, lavorando sulle filiere e i distretti”;

4) “sviluppare le infrastrutture, come la banda ultra larga”.

Gay ha poi ricordato che “fra le migliaia di aziende fallite nell’ultimo anno, l’84% non aveva un sito web”, sottolineando la “maggiore redditività degli investimenti nel digitale, con un Roi del 20-25%, contro una media generale del 15%. Inoltre le imprese ‘digital intensive’ crescono di piu’ rispetto alle altre (tra il 6 e il 13% di fatturato all’anno) e sono piu’ redditizie (tra il 3 e il 4% di margine in piu’)”.

In definitiva, secondo il presidente dei giovani di Confindustria, serve “un cambiamento culturale e di politica industriale, considerando che 4 imprenditori su 10 dichiarano che internet non serve alla loro impresa, e solo il 5% delle aziende fa e-commerce contro il 15% di media europa”.