15 luglio 2016 | 18:11

Polemiche per la messa in onda in tv di foto e filmati con le vittime dell’attentato di Nizza. Il direttore del Tg5, Mimun: serve prudenza, ma alcune sono immagini storiche. E i tg non sono cartoni animati

“Tra la tempestività, terrorizzando i telespettatori, e il vaglio critico delle immagini preferisco questa seconda opzione. Non sempre, però, si riesce a comportarsi al meglio e rimproverare chi trasmette certe immagini è sciocco, perché sono già entrate nella storia. Vedere Kennedy con il cervello spappolato non è cruento? Vedere il cumulo dei corpi dei bambini ad Auschwitz non è violento? Eppure sono immagini entrate nella storia”. A dirlo il direttore del Tg5, Clemente Mimun, intervenendo sulle polemiche provocate dalla trasmissione sui social e su alcune emittenti delle immagini più crude della strage di Nizza.

“Ci sono delle immagini che restano nella storia”, ha detto ancora all’Ansa, prendendo come esempio la strage del mercato di Sarajevo. “Furono il detonatore per l’intervento della Nato. Noi all’epoca decidemmo di mandarle e continuo a pensare che facemmo bene”.

Clemente Mimun (foto Olycom)

Clemente Mimun (foto Olycom)

“Oggi siamo vittime della voglia matta di arrivare primi, che spesso ci fa intervenire più con la pancia che con la testa. C’è anche, però, la necessità di non essere troppo protettivi nei confronti del telespettatori. Davanti al televisore ho imparato a mie spese che ci sono bambini e persone sensibili, ma dobbiamo educare tutti all’idea che il tg non è un programma di cartoni animati. Un bambino, se vuol vederlo, dovrebbe farlo accanto ai genitori”.

“Ripeto io preferisco la prudenza, ma comprendo chi fa le cose diversamente. L’importante è avvertire prima di mandare in onda le immagini, lasciando il tempo a chi non volesse vederle di cambiare canale”. “L’Italia, comunque, è un paese pieno di ipocrisia. Ci sono centomila codici, se dessimo retta a tutti, non andrebbe in onda nulla”.