20 luglio 2016 | 18:25

L’Antitrust favorevole a nuova disciplina per la sharing economy. Servono regole per evitare i conflitti tra le categorie coinvolte, dice il presidente Pitruzzella

Disco verde dell’Antitrust a una disciplina delle piattaforme che svolgono attività di sharing economy, per la condivisione di beni e servizi attraverso la rete. Nel corso di un’audizione presso le Commissioni Trasporti e Attività produttive della Camera, il presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, Giovanni Pitruzzella, ha espresso un parere favorevole sulla proposta di legge presentata in materia da un gruppo interparlamentare, con, tra i primi firmatari Sergio Boccadutri e Stefano Quintarelli.

Nell’arco dei prossimi dieci anni, ha spiegato Pitruzzella, gli introiti globali di questo nuovo settore dell’economia digitale potranno passare dagli attuali 13 miliardi di euro a 300. A suo avviso, segnala l’agenzia AdnKronos, “è opportuno perciò disciplinare l’attività delle piattaforme che consentono di gestire rapporti sia profit sia non profit, per
scambi di casa, affitti privati, taxi privati, car sharing, banche del tempo e quant’altro”.

Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Antitrust (foto Olycom)

E ciò anche per “prevenire o evitare conflitti tra piattaforme come Uber e Airbnb, da una parte, e i tassisti e gli albergatori dall’altra”. In particolare, il presidente dell’Antitrust ha apprezzato “l’iniziativa di una consultazione pubblica, attraverso un sito dedicato, idonea a coinvolgere il più ampio numero possibile di competenze”, come previsto dallo stesso testo.

Nell’audizione parlamentare, Pitruzzella ha insistito poi sulla “opportunità di una regolazione leggera che protegga il processo di innovazione e mantenga il mercato aperto per i potenziali innovatori, scongiurando il rischio di regolazioni coercitive, inadeguate e quindi potenzialmente controproducenti”.

La proposta di legge prevede, fra l’altro, l’istituzione di un Registro elettronico nazionale delle piattaforme di ‘sharing economy’, attribuendo proprio all’Antitrust il compito di vigilare sulla loro attività. A fronte di queste nuove competenze, l’Autorità chiede perciò “un aumento delle risorse, mediante il reclutamento di nuovo personale dotato di specifiche competenze tecniche, il cui costo in ogni caso non graverebbe sulla finanza pubblica in forza del previsto meccanismo di autofinanziamento”.