25 luglio 2016 | 18:00

La Turchia è la più grande prigione a cielo aperto per giornalisti, dice il segretario della Fnsi, Raffaele Lorusso: in atto una repressione di massa che dovrebbe preoccupare tutti i rappresentanti di Unione europea e Stati uniti

“A Renzi e Gentiloni vogliamo esprimere la preoccupazione di una categoria che già prima di questo golpe aveva più volte portato all’attenzione delle istituzioni la vicenda turca. La Turchia ancor prima del golpe infatti era la più grande prigione a cielo aperto per i giornalisti. La repressione nei confronti dei giornalisti in Turchia va avanti già da tempo”. Lo ha detto il segretario generale della Federazione nazionale della stampa italiana, Raffaele Lorusso, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, commentando il mandato d’arresto per decine di giornalisti messo in atto dalle autorità turche.

Raffaele Lorusso

Sulla vicenda la Fnsi ha recentemente chiesto un incontro al premier, Matteo Renzi, e al ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: “il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha giustamente sottolineato che questo è il momento di agire perché non può esserci trattato internazionale che regga di fronte alla cancellazione dello stato di diritto e delle regole della democrazia”.

“Quello che sta accadendo in Turchia – ha aggiunto Lorusso – non ha niente a che vedere con lo stato di diritto e la democrazia. E’ in atto una repressione di massa insieme ad una serie di epurazioni che colpiscono giornalisti, magistrati, insegnanti e militari. Tutto questo dovrebbe preoccupare, al di là degli appelli, le istituzioni europee e i rappresentanti dei governi dell’Unione europea e degli Usa”.

Lorusso, che nel giugno scorso è stato anche eletto nel comitato esecutivo della Federazione internazionale dei giornalisti, ha chiesto alle “istituzioni internazionali” di “muoversi nel quadro delle norme del diritto internazionale e di adottare delle misure anche di embargo totale o parziale come avvenuto con la Russia. E’ il momento di muoversi”.