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27 luglio 2016 | 18:43

I canali Rai calamitano gli anziani, pochi gli under 24. Ecco il quadro emerge del servizio pubblico che emerge dalla consultazione ‘Cambierai’ (INFOGRAFICA)

“‘L’88 per cento degli over 64 che hanno compilato il questionario guardano i programmi Rai tutti i giorni, solo il 58% per la fascia under 24″. E’ quanto emerge dai risultati di ‘Cambierai’ (PDF), la prima consultazione pubblica sul servizio pubblico radio televisivo e multimediale. Il report realizzato dall’Istat, e presentato alla Camera, che analizza 36 quesiti che per 45 giorni sono stati disponibili sul sito del ministero dello Sviluppo economico.

Secondo il report Il pc, per vedere le reti del servizio pubblico, è usato da poco meno della meta’ dei rispondenti, il tablet invece è usato occasionalmente da una persona su quattro. L’extra gettito del canone Rai vada a migliorare i contenuti del servizio pubblico. Gli italiani chiedono piu’ cultura, documentari, inchieste giornalistiche e maggiore interazione con internet. E’ quanto emerge dai risultati di ‘Cambie rai’, la prima consultazione pubblica sul servizio pubblico radio televisivo e multimediale.

Il report realizzato dall’Istat, e presentato alla Camera, analizza i 36 quesiti che per 45 giorni sono stati disponibili sul sito del ministero dello Sviluppo economico. Non si registrano differenze fra le ripartizioni territoriali. Le maggiori risorse economiche che la Rai potrebbe ricevere dall’introduzione del canone in bolletta dovrebbero essere impiegate, secondo il 46,6% dei partecipanti, per il miglioramento dell’offerta di contenuti. La restante metà dei partecipanti si divide in parti uguali tra chi preferirebbe che le risorse fossero impiegate per ridurre la quantità di pubblicità (23,7%) e chi sarebbe favorevole a un’ulteriore riduzione del canone Rai (24,2%). I partecipanti alla consultazione che hanno completato il questionario, da ora in poi chiamati partecipanti o rispondenti (9.156 individui), sono principalmente uomini (66,7%) e si distribuiscono nella fasce di età dagli ‘Under 24′ agli ‘Over 64′. I partecipanti appartengono a nuclei familiari composti in media da 2,9 persone e risiedono, in oltre la metà dei casi, nel Nord d’Italia (52,2%). La restante parte è residente soprattutto nel Centro Italia (26,2%) e in minor misura nella parte meridionale o insulare (20,1%) della penisola italiana. Le regioni più rappresentate sono Lombardia (18,8%) e Lazio (15,9%); seguono, con quote inferiori, Veneto (9,4%), Piemonte (8,7%) ed Emilia Romagna (8,4%). Oltre la metà (55,3%) è occupato e, di questi, la maggioranza (43% del totale) ha un lavoro alle dipendenze.

Per far conoscere l’Italia nel mondo oltre la metà dei partecipanti a questionario CambieRai (66,1%) pensa che la la tv del servizio pubblico debba realizzare un canale in lingua inglese che promuova l’identità, lo stile e la cultura italiani e che il documentario sia lo strumento più adatto per farlo (73,2%). Sono alcuni di dati emersi dalla prima consultazione pubblica sul servizio pubblico radiotelevisivo e multimediale svolta in Italia. Il report si e’ proposta di dare per la prima volta la parola ai cittadini sull’idea di servizio pubblico che vorrebbero, in vista della nuova convenzione tra lo Stato e la Rai. Alla consultazione pubblica hanno partecipato 11.188 persone delle quali 9.156 hanno completato e inviato il questionario. Il report, realizzato da Istat, evidenzia che dalla consultazione emerge un quadro non positivo su innovazione, indipendenza e trasparenza.


Secondo la maggioranza (71,1%), La Rai dovrebbe dare spazio alle altre culture, promuovendo l’integrazione culturale e il dialogo interreligioso, senza produrre contenuti in altre lingue, oltre a quella inglese, dedicati a determinate aree geografiche secondo il 47,8% dei partecipanti. Per promuovere l’identità nazionale e locale il Servizio Pubblico dovrebbe dedicare più spazio ai temi legati al territorio (46,6%), producendo contenuti che parlino delle diverse culture che compongono la società italiana (43,5%). Arte e cultura italiana sono i temi principali a cui il Servizio Pubblico dovrebbe dare spazio sia per accrescere il senso di appartenenza a una comunità sia per rafforzare il senso di identità nazionale per il quale è importante che la Rai tratti i temi relativi alle eccellenze italiane. (ANSA)

Sintesi dell’intervento del sottosegretario Giacomelli 

“La nuova concessione a Rai non sarà ripetitiva e banale. Sulla base di queste indicazioni predisporremo il testo della nuova concessione a Rai che sarà molto piu forte rispetto a un generico indirizzo, con una relazione diretta tra le risorse e gli obiettivi che la comunità nazionale affida al servizio pubblico e che guarda a una sua trasformazione profonda”.

Così il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle comunicazioni Antonello Giacomelli ha presentato oggi alla Camera dei deputati i risultati di “CambieRai”, la prima consultazione pubblica sul servizio pubblico radio-televisivo e multimediale svolta in Italia, disponibili da oggi sul sito www.cambierai.gov.it .

Un servizio pubblico con una dimensione più internazionale, non solo attraverso un canale in lingua inglese che promuova lo stile, la cultura e l’identità italiani, ma anche con produzioni di fiction, cartoon, documentari e format pensati anche per il mercato internazionale. Un servizio pubblico che sia presente e produca per tutte le piattaforme, che promuova l’innovazione, la nascita di startup dell’audiovisivo e del digitale, e l’alfabetizzazione digitale degli italiani. A caratterizzare i programmi RAI dovrebbe continuare ad essere la cultura che è oggi l’unico contenuto che li differenzia dai programmi delle emittenti private. Più contenuti culturali (teatro, musica, arti visive) accompagnati da un investimento diretto nella produzione artistica è quanto il Servizio Pubblico dovrebbe impegnarsi a fare.

Queste le principali indicazioni uscite dalla consultazione pubblica, prevista dalla legge 220/2015 di riforma della governance Rai e terminata il 30 giugno scorso. Alla consultazione online, composta da 36 domande, hanno partecipato 11.188 persone delle quali 9.156 hanno completato e inviato il questionario. “Alla online survey della Bbc di 19 domande hanno partecipato 7600 persone” ha ricordato Giacomelli.

Alla presentazione ha partecipato anche Giorgio Alleva, presidente di Istat, che ha curato la consultazione insieme con il Mise, secondo il quale “i risultati della consultazione riflettono l’opinione di quella parte dei cittadini che volontariamente ha scelto di partecipare e più interessata ai fenomeni di cui si discute e allo steso tempo consentono di individuare tutte le caratteristiche di questa popolazione”.

Un servizio pubblico che rispetta il principio dell’universalità è l’immagine che emerge dalla consultazione la quale offre, però, un quadro non altrettanto positivo relativamente al rispetto degli altri principi – innovazione, indipendenza e trasparenza – dai quali l’attuale servizio pubblico sembra essere ancora distante.

 

La RAI è “presente” nelle abitudini di vita dei partecipanti alla consultazione che guardano i suoi programmi quasi tutti i giorni con intensità crescente con l’aumentare dell’età. Gli strumenti tradizionali, apparecchi TV e radio, sono i più utilizzati, sebbene stiano emergendo smartphone, tablet e pc, utilizzati occasionalmente da quote non indifferenti di individui appartenenti alle fasce di età più giovani.
Se la riforma del canone garantisse stabilmente nel tempo più risorse economiche, queste per la metà dei rispondenti dovrebbero essere utilizzate per ampliare e migliorare l’offerta dei contenuti dei programmi RAI in modo da rendere il servizio offerto più distinguibile da quello delle altri emittenti private rispetto alle quali è percepita una certa omologazione per tutti i contenuti, eccezion fatta per quelli culturali.

Per partecipare alla consultazione pubblica occorreva compilare un questionario web accessibile sul sito www.cambierai.gov.it del Ministero dello Sviluppo Economico disponibile per 45 giorni, i cui contenuti sono stati definititi da sedici tavoli tecnici distribuiti in 4 macro-aree (Sistema Italia, Industria creativa, Digitale, Società italiana), ai quali hanno partecipato, oltre alle associazioni del settore radio-televisivo, organizzazioni del made in Italy, del turismo, del digitale, dei beni culturali, del terzo settore, della scuola e università, dei consumatori.