28 luglio 2016 | 11:49

La legge sull’editoria in approvazione al Senato si dimentica dei giornalisti e assegna i finanziamenti con criteri sospetti, denuncia l’Odg: per essere trasparenti basterebbe assegnarli solo a chi documenta di avere regolarmente pagato i redattori

In relazione all’iter parlamentare della proposta che prevede finanziamenti per l’editoria, il presidente, il vice presidente e il segretario del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (Enzo Iacopino, Santino Franchina, Paolo Pirovano) hanno diffuso la seguente dichiarazione:

 

Il Senato si accinge ad approvare, in seconda e non conclusiva lettura, una legge che prevede, tra l’altro, delle provvidenze per l’editoria. Sorvolando sulla riforma-spot dell’Ordine dei giornalisti – inserita con poche righe che cancellano il lungo lavoro, nel 1963, del Parlamento e di Guido Gonella, uno dei padri della democrazia in Italia – colpiscono i canti delle troppe sirene, variamente interessate alla legge.

La situazione di difficoltà nel settore c’è, innegabile. Il bisogno di garantire ai cittadini, attraverso adeguate risorse, il diritto alla informazione dovrebbe essere avvertito senza necessità alcuna di sollecitazione da parte di gruppi di pressione. Ma, purtroppo, le norme sembrano dimenticare una parte essenziale nella tutela del diritto dei cittadini alla verità: i giornalisti.

La legge, infatti, prevede l’attribuzione di provvidenze sulla base di astratti riferimenti al rispetto del Contratto di lavoro giornalistico. Con una caparbietà che sollecita più di un sospetto, la Camera, prima, e il Senato, fino ad oggi in commissione, non sembrano orientati ad accogliere un elemento di chiarezza e di trasparenza sull’impiego di danari dei cittadini: prevedere che i finanziamenti vengano accordati solo a quegli editori che documentino di avere regolarmente pagato i giornalisti.

E’ una norma semplice, di percezione immediata nella sua banalità. Di contratti stipulati e non onorati è piena la cronaca quotidiana con mille e mille episodi di sfruttamento che, per ragioni non sempre incomprensibili, non sembrano determinare una reazione adeguata della categoria e dei suoi organismi. L’Ordine chiede di inserire, con un emendamento, quella semplice previsione che impone l’impiego di risorse pubbliche non per le fantasie degli editori, ma per garantire ai cittadini il diritto all’informazione grazie al lavoro di giornalisti messi in condizione di operare con serenità.