28 luglio 2016 | 18:05

Su Rcs la Consob è mancata pesantemente e il suo silenzio ha favorito Cairo. Poi la stampa si è innamorata del giovane che batte i vecchi babbioni, dice Della Valle: io e la famiglia Rotelli abbiamo investito più di tutti. E aggiunge: mantengo la mia quota e forse salgo

“Non c’è niente di personale in quest’operazione, ma quello che va chiarito è che la Consob è mancata pesantemente, con un silenzio che ha favorito una parte”. A dirlo Diego Della Valle in una conferenza stampa a Milano, motivando il ricorso al Tar contro la Consob su Rcs, presentato oltre che da lui, anche da Pirelli e International Media Holding, la cordata che ha conteso a Cairo il controllo del gruppo editoriale che edita Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport.

“Consob e’ mancata ed è mancata pesantemente”. “Non siamo stati contenti della risposta”, ha detto, aggiungendo che l’esposto alla procura di Milano è stato presentato “per difenderci”. “Sollecitata a darci risposte determinanti per capire se le cose si facevano in modo corretto non ha mai risposto nulla e ha perso una ulteriore occasione quando ha consentito con poche frasi approssimative che si cambiasse la proprietà di una azienda”, ha detto Della Valle. “Questa chiarezza ce la deve dare la Consob come persone coinvolte nell’operazione e come cittadini che devono rispettar le regole, se fossi stato al posto loro avrei risposto punto per punto con termini legali e precisi in modo che tutto fosse chiaro”.

Diego Della Valle (foto Primaonline.it)

Della Valle si chiede poi cosa potrebbe succedere se le cose non sono andate nel verso giusto “Deve verificare tutto con grandissima velocità perché i silenzi passati hanno giocato a favore di una delle due parti, evitiamo di fare polveroni, dicano le cose come stanno e se ne assumano le responsabilità”. “Io non mollo”.

Della Valle ha spiegato la sua scelta di aderire alla cordata di Bonomi per una questione di coerenza, raccontando anche se che gli era stato “proposto di entrare nella cordata di Intesa”. “Quando sono entrato in Rcs ho fatto fatica a toccare palla”, perchè il “vero potere, quello che ha gestito l’Italia e che si è sempre messo di traverso, era nelle mani dei vecchi marpioni”, ha rimarcato, citando “Fiat, Mediobanca e altre banche”, ricordando poi di essere uscito dal consiglio di Rcs “per divergenze con Elkann, Pagliaro e Bazoli”.

Tornando al confronto con Cairo ha spiegato: “La stampa è stata conquistata dall’innamoramento per lo story telling che vede il giovane che arriva e smonta un mondo di vecchi babbioni. Ma io non accetto di essere considerato tra questi”. “Non credo – ha aggiunto – che ci meritiamo tutti un trattamento di questo tipo. Nell’operazione Rizzoli chi è il vecchio tra Intesa e Mediobanca?” si è domandato. “Sono uguali. Messina è il vero nuovo nel settore bancario, mentre Bazoli non è il nuovo di niente ma non voglio fare polemiche con lui”.

Parlando della sua quota, ha chiarito la sua intenzione di restare azionista. “Non sono un venditore ma un compratore”, ha ribadito. Sono il secondo azionista e potrei anche migliorare”, ricordando che lui ha investito in varie fasi 220 milioni. “Io e Rotelli penso che siamo quelli che più hanno investito, adesso mi aspetto che ci dicano con chiarezza come stanno le cose”

“Ho intenzione di andare fino in fondo, anche da solo”, ha concluso.