01 agosto 2016 | 19:35

Piena collaborazione dal Comune di Milano con gli editori per la nuova manifestazione dedicata ai libri, dice l’assesore alla cultura Filippo Del Corno. Il presidente Aie, Motta: le date a settembre. Nessuna corsa con Torino

Incontro a Palazzo Marino tra il sindaco di Milano Giuseppe Sala e gli editori dell’Aie, che hanno deciso di realizzare nel capoluogo lombardo, il prossimo maggio, una manifestazione fieristica di carattere nazionale dedicata ai libri e alla lettura, in partnership con Fiera Milano. Nel corso dell’incontro, a cui hanno partecipato il presidente di Aie, Federico Motta, l’assessore alla Cultura del Comune, Filippo Del Corno e l’amministratore delegato di Fiera Milano, Corrado Peraboni, è stato illustrato al sindaco il progetto del nuovo evento, che si terrà in Fiera ma che coinvolgerà anche la città.

“Assolutamente sì c’è un’alleanza con Milano”, ha spiegato l’assessore Del Corno al termine dell’incontro. “Noi vogliamo coinvolgere tutta la città non soltanto le aree tradizionalmente deputate come i nostri spazi istituzionali. Con la manifestazione ‘Expo in città’ abbiamo dimostrato che tutta Milano può essere abitata da manifestazioni ed eventi cultuali”. Inoltre l’assessore ha ricordato l’esperienza del Fuorisalone, con la nascita in città dei distretti del design: “Siamo consapevoli che ci sarà una fase anche lunga di sperimentazione, poi forse scopriremo che a Milano nasceranno due o tre distretti del libro e della lettura come è accaduto con il design”. Milano è già forte di una esperienza dedicata ai libri e alla lettura, Bookcity, che si tiene ogni anno a novembre e coinvolge molti spazi della città, anche nelle periferie.

Federico Motta

Federico Motta, presidente Aie (foto Olycom)

Quello di Aie “è un progetto innovativo e assegna a Milano una responsabilità nazionale”, ha aggiunto poi. “Si tratta di una sfida molto importante e del riconoscimento del lavoro fatto dalla città in questi anni”. In merito alle spaccature interne all’Aie, con alcuni editori che hanno lasciato l’associazione in polemica con la decisione di creare una nuova fiera del libro, l’assessore ha aggiunto: “Sono ottimista sul fatto che prevalga l’interesse collettivo. E soprattutto la prospettiva pubblica di questo progetto, quindi tutti gli attori, piccoli o grandi della produzione editoriale, riconoscano nella grande massa critica che il progetto sa esprimere il suo valore principale”.

Per quanto riguarda invece le date della manifestazione, saranno rese note a settembre. La manifestazione non ha ancora un nome, ma, come ha spiegato l’amministratore delegato della Fiera di Milano, Corrado Peraboni, non sarà un nome in inglese ma in italiano. Di certo “c’è la volontà di creare una manifestazione che comprende tutto il mondo dell’editoria – ha spiegato il presidente di Aie, Federico Motta – anche di settori, come quello accademico-professionale, dei ragazzi, il mondo dell’educazione, che possono essere rappresentanti nel migliore dei modi come prodotto e nei contenuti stessi. Con ragionamento confronto e progettualità”. Alla domanda se la presenza, nello stesso mese di maggio, del Salone del libro a Torino potrà danneggiare questa nuova manifestazione milanese, Motta ha spiegato: “Noi non facciamo la corsa al salone di Torino, credo che ci possa essere spazio per pensare a momenti diversi, con logiche diverse e contenuti anche diversi”.

Guido Accornero (foto Olycom)

Intanto oggi, interpellati da Ansa si sono espressi anche Angelo Pezzana e Guido Accornero, che trent’anni fa diedero vita al Salone del Libro di Torino. “Il Salone del Libro di Torino, così come è stato fino ad oggi con il successo crescente, è morto e fargli la respirazione bocca a bocca è inutile”, ha detto Pezzana. “Quando io e Accornero abbiamo ideato il Salone la prima cosa che abbiamo fatto è stata contattare gli editori, i più grandi. E’ solo con loro che si può fare un Salone come l’avevamo immaginato e come poi è stato. Altro che saggi e piccoli editori. Non sono loro che fanno il mondo del libro. E’ così e basta, non è una questione di giudizio di merito bisogna essere realisti”. “Se i grandi editori lo vogliono a Milano è là che sarà”, ha aggiunto. “Fino a quando c’erano alla sua guida Ferrero e Picchioni nessuno lo avrebbe minato, ma questo a Torino non hanno voluto capirlo”, ha concluso.

“Il percorso di autodistruzione di uno degli eventi culturali di massimo successo nel nostro Paese, come il Salone del Libro, è la dimostrazione di come l’Italia unita non sia mai esistita”, il commento di Accornero. “L’unico che forse potrebbe salvare il Salone è il governo, che del resto è presente nella Fondazione che lo promuove con due ministeri. Ha tutte le carte in regola per intervenire, ma deve farlo in fretta”. “Gli editori hanno sempre cercato di portarlo a Milano. Negli anni è diventato un grande evento culturale e commerciale è questo lo ha preservato, fino all’ultima edizione. Ora è crollato tutto e se non si mette un freno a questa caduta libera non c’è più nulla da fare: non resterà che accettare che il Salone di Torino è morto”. “Quando mi misi in testa di fare il Salone ero vicepresidente dell’Einaudi e avevo molti amici fondamentali. Come Luciano Mauri di Messaggerie e Gianni Merlini allora presidente della Utet e dell’Aie. All’inizio mi diedero del matto, ma alla fine raccolsi 4 miliardi e mezzo di fondi, una cifra molto alta. Era necessario pensare alla grande e uscire dalla provincialità, ora credo sia folle tornare a quella provincialità. Si è davvero inceppato qualcosa. Un gran peccato per Torino”. “Sono comunque certo che se il Salone fosse nato a Milano o a Roma, nessuno glielo avrebbe portato via”.