Protagonisti del mese

02 agosto 2016 | 9:50

Ve la dico tutta

“La verità è che se io smettessi anche per un solo minuto di fare quel che faccio, vorrebbe dire che sono morto. Insomma, per me non c’è mai stata una via di mezzo: o al chiodo o già stecchito. Non ho mai avuto hobby, né oggi mi viene in mente di cercarmene qualcuno. Scrivi pure che sono fissato, tanto non mi offendo”. Classe 1938, dopo cinquant’anni di carriera ancora sulla breccia con il suo show in seconda serata su Canale 5, Maurizio Costanzo parla con ‘Prima’ del ruolo delle tivù generaliste, quelle dei grandi ascolti, in un autunno in cui sono in programma il referendum costituzionale, le elezioni americane, il seguito della Brexit, le vicende bancarie.

“Mi auguro che possano essere all’altezza di questo più che gravoso compito, e guai se non fosse così, perché è indubbio che, per gran parte del pubblico, specie quello sterminato degli over 60, sono proprio queste tivù, e non certo il web, a menare la danza e ad avere più potere di attrattiva”, dice Costanzo nell’intervista a ‘Prima’. “E devo dire che mi dispiace assai che il sistema della comunicazione sia, in Italia, ancora a questo punto. Mentre i giornali si leggono poco, sempre di meno, e mentre quasi tutti i giovani si informano ormai altrove, c’è solo questo dentro la nostra dispensa, segno di un ritardo rispetto a quel che avviene in altre parti d’Europa”.
Perché siamo rimasti così indietro? “È una domanda a cui non riesco a dare una risposta”, ammette Costanzo. “Non voglio fare nomi né parlare di politica, ma sarei molto curioso di sapere qual è il vero motivo per cui noi italiani abbiamo perso tutti questi treni. Sul digitale sarebbe bastato salirci sopra e invece… Con questo non nego che i nostri programmi e i nostri tg siano spesso anche ben fatti, però non sono certo roba per un pubblico giovane. Per molti ‘over’ forse ancora sì, ma per chi ha 18, 20 e pure 30 anni pare proprio di no. Ed è davvero un grosso problema”.

Nella foto, Fabrizio Corona e Maurizio Costanzo

Nell’intervista a ‘Prima’, Costanzo parla anche dei talk show che si occupano di politica e sociale. “Ma certo che dovranno cambiare musica e copione. So di essere noioso e ripetitivo, ma ricordi la formula di talk show che usai per ‘Bontà loro’? Era un ring su cui salivano tre persone, due note e uno mai visto prima da nessuna parte. Si apriva la danza. Tempi contingentati per tutti. Vietato darsi sulla voce, salire in cattedra e fare concioni e lenzuolate. E io che, quando la facevano lunga, li interrompevo di colpo: mi scusi sa, ma io non ho proprio capito cosa sta dicendo. Me lo vuole, in un minuto, rispiegare per bene? E poi era importante che le opinioni del personaggio anonimo contassero quanto quelle degli altri. Invece, guarda oggi che spettacolo questi talk show che, salvo pochissime eccezioni, sono condotti e gestiti solo da ‘annuitori’”.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 474 – Agosto 2016

Abbonati al mensile ‘Prima’ edizione cartacea (+ Uomini Comunicazione), alla versione digitale per tablet e smartphone o a quella combinata carta-digitale: Prima + Uomini + edizione per tablet e smartphone