Protagonisti del mese

02 agosto 2016 | 9:50

Le molte vite di Riccardo Luna

Il suo è un bel paradosso: personaggio noto, molto noto, ma poco, molto poco conosciuto. Entra ed esce dalla scena della popolarità in un continuo variare di parti: giornalista, guru di Internet, imprenditore, organizzatore di eventi, consigliere del premier Renzi, amico di Carlo De Benedetti. Zaino sempre appresso, capelli sale e pepe, un cinquantaduenne con l’aria da ragazzo che si fatica a capire che tipo sia

A fine giugno Riccardo Luna sembrava destinato alla direzione dell’Unità, e soffrendo di un’attrazione fatale per il giornalismo era lì lì per accettare l’offerta dell’editore Pessina (ispirato nella scelta da Matteo Renzi), ma, dopo aver visto le carte e non aver ottenuto la totale autonomia e il potere decisionale richiesti, ha detto di no. Di progetti per rilanciare e far sopravvivere il quotidiano Luna ne aveva già in testa, a partire naturalmente da cosa fare su Internet, ma il buon senso ha prevalso. Perché rinunciare alla prestigiosa collaborazione con Repubblica, di cui nella ultima edizione di ‘Repubblica delle Idee’ al Maxxi di Roma è stato una delle attrazioni? Perché lasciare incompiute le molteplici e redditizie attività di StartupItalia!, un ibrido di società di consulenza, comunicazione e lavori editoriali nel campo dell’innovazione, che si è inventato appena uscito dalla direzione di Wired, forte della popolarità che gode tra il popolo della Rete e delle conoscenze che si è conquistato costruendo il mensile della Condé Nast, inizio di un percorso che lo ha portato a stabilire un rapporto con il Cotec, la fondazione per l’innovazione del Quirinale, con cui il 20 settembre presenterà un rapporto sull’innovazione, e a diventare nel 2014 digital champion per promuovere il digitale in Italia?

Riccardo Luna

Spigliato nel muoversi in molti e non banali ambienti politico istituzionali, dote che ha nel dna per eredità familiare, Luna possiede una biografia difficile da riassumere e che riflette della passione frenetica che ha segnato le scelte della sua vita: “Mi sono inventato le cose perché ero morto”, ti butta lì come se niente fosse. Poi attacca a raccontare: “Vengo da una famiglia di giornalisti. Mio nonno lavorava con Alcide De Gasperi, mio padre all’Agenzia Italia e un mio zio era anche lui nel campo. Quando andavo alle elementari mi portavano allo stadio e appena tornavo a casa mi mettevo a scrivere la cronaca della partita”.

Prima – Un tipico caso, il suo, di quando casta e amore si incontrano.
Riccardo Luna – Al liceo Giulio Cesare organizzai un giornalino che durò tre numeri. Avevo avuto l’idea di dare la pagella ai professori. Quello di italiano si meritò un quattro. Vendicativo, quando mi interrogò mi diede tre e allora capii che la faccenda si faceva complicata e che era meglio smettere. All’università mi inventai un giornale che si chiamava Campus che si appoggiava a un centro di servizi universitari che sbrigava le pratiche di iscrizione e amenità del genere. Loro si occupavano della pubblicità, io, insieme a un gruppo di studenti, del giornale. Facemmo un’inchiesta sui bagni della Sapienza. Titolo: ‘Sporchi, brutti e cattivi’. Eravamo andati a controllare i rotoli di carta igienica, le saponette, se erano sporchi e quanto erano sporchi. Ne venne fuori un tale casino che il consiglio di amministrazione si sentì in obbligo di promuovere una delibera per finanziare il rifacimento di tutti i servizi igienici. Da Repubblica venne a intervistarmi Roberto Fuccillo, fratello di Mino. Gli chiesi di darmi una mano al giornale e lui, a sua volta, mi chiese di aiutarlo per le pagine che Repubblica dedicava all’università.

L’articolo è sul mensile Prima Comunicazione n. 474 – Agosto 2016

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