04 agosto 2016 | 11:08

Il digitale diventerà il centro dell’informazione Rai, dice il dg Campo Dall’Orto in Commissione di Vigilanza Rai. Il direttore dell’offerta informativa Verdelli: in gioco il futuro dell’azienda. Serve cambiare per andare incontro alle richieste del pubblico

Il dg della Rai Antonio Campo Dall’Orto ha formalizzato le nomine ai vertici dei tg, in arrivo sul tavolo del cda convocato per oggi, giovedì 4 agosto. Un pacchetto che infiamma lo scontro politico, con l’opposizione e minoranza interna al Pd, che hanno fatto fronte comune, richiedendo all’apertura dell’audizione in Commissione di Vigilanza convocata ieri alle 20.30, (ma iniziata con più di un’ora di ritardo per il protrarsi dei lavori dell’Aula) il rinvio delle nomine per aspettare un parere della commissione sul piano news. Richiesta poi bocciata per vizio di forma dal presidente della bicamerale Roberto Fico.

Un clima certo non dei più distesi, in cui dg, presidente e direttore editoriale per l’offerta informativa Carlo Verdelli hanno presentato la proposta di progetto dello sviluppo delle news già illustrata durante la mattinata al Cda e sulla quale si discuterà ancora questa mattina. L’obiettivo del documento è spingere sulla contemporaneità e diversificare l’offerta dei tg – con un Tg1 ‘universale’, un Tg2 dedicato all’informazione agile e un Tg3 che privilegia gli approfondimenti – anche in termini di fasce orarie, eliminando ridondanze e sovrapposizioni tra le testate. Da all news Rai News dovrà diventare un canale di informazione, dando spazio agli approfondimenti, e l’offerta dovrà essere integrata e declinata su tutte le piattaforme, presidiando anche i social, perché la sfida principale è intercettare quel 47% del pubblico, in continua crescita, che cerca le news sul digitale. ‘Digital First’, dunque, per una Rai che da nono broadcaster in classifica vuole risalire la china, ripensando – in una seconda fase – anche i modelli organizzativi. Puntare molto sull’offerta digitale, quindi l’indicazione del dg Campo Dall’Orto, “perchè ci sarà una fase in cui questa diventerà una sorta di luogo di raccolta e poi in seguito far si’ che diventi il centro del sistema in senso pieno”.

Nella foto: Carlo Verdelli, Monica Maggioni e Antonio Campo Dall’Orto

“Oggi in un preconsiglio informale abbiamo discusso questo documento. Dopodiché, per ragioni di tempistica abbiamo concordato con i consiglieri, in un accordo formale, a riaprire la discussione nel consiglio di domani”, ha detto la presidente della Rai, Monica Maggioni, risponde sui motivi per cui il Cda di viale Mazzini non abbia ancora votato il piano dell’informazione. La proposta, aveva spiegato la Maggioni, “è un racconto progettuale” che sta dentro “una timeline precisa di azioni che vanno fatte da subito, mentre andiamo verso una rielaborazione che sarà condivisa”, che “coinvolgerà diverse migliaia di lavoratori” e “associazioni sindacali” e che “recepisce anche le indicazioni espresse da questa commissione il 12 febbraio 2015. E tutto questo non richiede voto”. “Non essendo questo” documento “oggetto di voto”, ha aggiunto successivamente, si è proceduto come “è prassi del nostro cda, anticipando temi strategici in riunioni di consiglio informali per proseguire poi in consiglio formale, avendo l’accordo preventivo di tutti i consiglieri”.

“In gioco c’è il futuro dell’azienda”, ha detto Verdelli. “Non è vero che sono escamotage o pezzetti di carta di appoggio, come ho letto sui giornali”. Si tratta, dice, “di cambiare la cultura di fare informazione”. “Questo piano ha bisogno di un consenso e di uno sviluppo in commissione e in azienda”, ha sottolineato, ricordando che negli ultimi due anni la tv generalista ha perso 1,5 milioni di spettatori. “Cinque anni fa il dato odierno del 53% di pubblico per i media tradizionali Rai e 47% per i media digitali era ben diverso, intorno a 70 e 30, grosso modo, e tra cinque anni sarà ancora diverso e avanti a quello di oggi,  ancor più spinto verso i media digitali”. “La gente va a cercare le notizie altrove e noi li’ non esistiamo”, ha chiosato. “Va recuperato il tempo in quella direzione e il tempo a disposizione è pochissimo”. Per Verdelli il verbo principale di questo piano di sviluppo è “cambiare”‘, e “non perche’ l’esistente e’ sbagliato ma perche’ il mondo e’ cambiato e vuole un’informazione personalizzata, moderna, didattica”.”Se questo piano non passerà, la Rai non avrà grandissimo futuro”.