05 agosto 2016 | 10:11

Freccero sulle nomine dei direttori dei tg: un monocolore, si torna alla Rai della Dc di Fanfani. Fnsi e UsigRai: non esiste nessun piano, ma solo la necessità di occupare poltrone; dai vertici pura lottizzazione

“È ormai evidente che non esiste nessun piano. Così come è chiaro che esisteva solo la necessità di occupare nuove poltrone. Non cadremo certo nella trappola di parlare di questo o quel direttore. Quello che ci interessa è che si chiamino le cose con il loro nome: occupazione di posti e pura lottizzazione. Questo è stato deciso dal Direttore generale e votato oggi, per di più a maggioranza, dal CdA della Rai”. Questo il primo commento alle nomine Rai per la direzione dei Tg approvate dal Cda di Viale Mazzini in una nota congiunta di UsigRai e Fnsi.

“La scelta di interni, più volte da noi chiesta, non ci fa cambiare idea”, scrivono le due sigle sindacali. “Noi abbiamo sempre detto che volevamo prima un progetto, per poi individuare i profili adatti”.

Nella foto, da sinistra: Giuseppe Giulietti, Raffaele Lorusso (presidente e segretario generale della Fnsi), Vittorio Di Trapani, segretario generale UsigRai

“Da oggi perlomeno è svelato pubblicamente il bluff di chi, al vertice dell’azienda come in consiglio di amministrazione, è arrivato come sedicente innovatore e si è rivelato per quello che è: conservatore, reazionario, come nei momenti più bui della Prima Repubblica”.

Anche il Cda non è rimasto immune da divisioni e spaccature. Oltre alla presidente Monica Maggioni, a favore delle nomine si sono espressoi il renziano Guelfo Guelfi, il centrista Paolo Messa, e il consigliere indicato dal Tesoro Marco Fortis. Nonostante abbiano dato il loro appoggio, qualche perplessità su metodo e tempistica, hanno invece espresso Rita Borioni e Franco Siddi, entrambi espressione dalla maggioranza. “Ho votato a favore in ragione di un progetto di innovazione che condivido in larga parte, ma c’è un problema su come l’azienda è al momento vista all’esterno dai cittadini”, ha detto Borioni, ribadendo come dal suo punto di vista “l’operazione poteva essere guidata con più saggezza, per evitare strappi o polemiche che non fanno assolutamente bene alla tv pubblica e all’informazione in generale”. “Sui nomi non mi pronuncio, ma osservo che ci sono due questioni nuove: direttori interni tutti di prima nomina, dopo una lunga esperienza in settori importanti”, ha aggiunto invece Siddi, intercettato da Ansa, ribadendo poi: “il mandato dei nuovi direttori dovrà essere molto chiaro: servono correttezza e completezza dell’informazione e rispetto del pluralismo. Riguardo alle polemiche dell’attualità, occorre che nessun tg possa essere qualificato come giornale del sì o del no al referendum costituzionale”.

Secco invece il no dei due consiglieri vicini al centrodestra Arturo Diaconale e Giancarlo Mazzuca e di Carlo Freccero, indicato da M5S. “Queste nomine”, ha detto quest’ultimo, “riportano la Rai alla Dc di Fanfani degli anni ’60. E’ un monocolore. Questo mi rende molto triste”. “Una parte politica che rappresenta il 20% del paese ha occupato il 100% delle testate della Rai”, gli fa eco Diaconale. “Nessuno ci ha chiesto un parere preventivo sui nomi, sono figure scelte dai vertici e sono espressione di un unico pensiero”. Quanto al piano per l’offerta informativa, Diaconale ha spiegato che “il piano è semplicemente l’avvio di un percorso, va costruito, al momento ci sono solo gli obiettivi. Il dg ha comunque garantito che parteciperemo anche noi alla sua stesura. L’accelerazione sulle nomine non è giustificata dal piano ed è stata, secondo me, un errore clamoroso, perché finirà con il penalizzare il governo”.

Ovvi e inevitabili i commenti e le ripercussioni politiche suscitati dalle nomine, che hanno riacceso le tensioni all’interno del Pd. I senatori della minoranza Gotor e Fornaro si sono dimessi dalla commissione di Vigilanza per protesta. Le nomine, hanno detto, “sono state fatte in modo non trasparente, penalizzando competenze e professionalità interne, come ad esempio nel caso di una giornalista autorevole quale Bianca Berlinguer, senza che emergano un profilo e una visione di un moderno servizio pubblico”. Una scelta la loro che ha trovato il plauso di Pierluigi Bersani e Gianni Cuperlo. “Dispiace per le dimissioni”, ha detto invece Andrea Marcucci, “ma le nomine appartengono all’azienda e al suo Cda”.

Attacchi al governo sono arrivati da Sinistra Italia e Forza Italia, che, con Renato Brunetta e Maurizio Gasparri, hanno anche sollevato critiche a Roberto Fico, il deputato M5S a capo della Commissione di Vigilanza, ritenuto connivente. “Tra testate e reti viene meno quel pluralismo che deve essere caratteristica essenziale del servizio pubblico radiotelevisivo”, ha detto Gasparri. “È evidente che questa operazione è stata possibile grazie al servilismo del presidente della Vigilanza, Fico, che ha costretto la Vigilanza a discutere di qualcosa che in realtà non esiste”.

 ”Nulla da eccepire sulla professionalità dei nuovi direttori dell’informazione Rai. E’ ancora più positivo il fatto che la scelta di queste professionalita’ sia avvenuta all’interno dell’azienda in discontinuita’ con quanto finora fatto dal direttore generale con le direzioni di rete”, ha commentato Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare. “A questo punto, come richiesto anche ieri in Vigilanza, ci aspettiamo una decisione rapida riguardo al ruolo e al compenso di Francesco Merlo, pensionato al servizio della Rai in una posizione che non hai piu’ alcun senso. Rimane aperta la domanda sul mandato ricevuto dai nuovi direttori, visto che ieri in commissione di Vigilanza ci sono state illustrate dal direttore generale solo delle linee guida e non il piano dell’informazione che sara approvato nel gennaio 2017. In particolare, come piu’ volte sottolineato, ci preme di capire come sara’ garantito nell’informazione il pluralismo culturale, che e’ uno dei compito essenziali del servizio pubblico”.