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25 agosto 2016 | 17:51

Il 62% dei Millennials ( 21-35 anni) guarda programmi tv per poter poi partecipare alla discussione sui social media e sono i più propensi a contenuti video online e time-shifted. INFOGRAFICA Nielsen

Il 62% dei Millennials – ossia i nati  tra il 1981 e il 1995 - guarda programmi tv per poter poi partecipare alla discussione sui social media. Inoltre mentre guardano la tv , il 66% su internet e il 58% sui social. Lo rivela  uno studio Nielsen secondo cui i giovani di età 21-35 sono più propensi a contenuti video online e time-shifted e a pagare un provider di programmi online, contribuiscono all’aumento delle vendite online nel largo consumo,  vogliono essere sempre connessi e sono la generazione più favorevole alla Sharing Economy.

 

La sintesi della ricerca Nielsen (di Ombretta Capodaglio)

I Millennials1 stanno diventando adulti e, benché il loro potere di acquisto sia ancora limitato, sono talmente numerosi da influenzare gli scenari relativi ai media, ai consumi, al mercato immobiliare e alla ristorazione. Rispetto alle generazioni precedenti, i Millennials vedono aprirsi nuove strade e nuovi orizzonti, grazie alla loro spiccata predisposizione ai social, all’ecommerce e alla sharing economy, ma anche alle abitudini in materia di salute, alimentazione e gestione del denaro.

I Millennials sono la generazione del “noi”, dell’“adesso” e del “di più”. Scopriamo perché partendo dall’analisi del rapporto con i media digitali per approfondire, in un successivo articolo (che verrà pubblicato nella prossima edizione della nostra newsletter), il modo in cui interagiscono con le aziende e le loro preferenze in fatto di acquisti.

I Millennials sono definiti generazione “Noi” per il valore che danno al concetto di social, di community e al pensiero di ogni singolo individuo. Sono nati nel bel mezzo della frammentazione dei media, in una fase di grande proliferazione di canali televisivi, siti web e social media che li ha portati a essere multitasking.

Sono abili nell’utilizzare i social network per raggiungere il successo e affermarsi in società. Un esempio di questa capacità viene dalla star YouTube più pagata al mondo, un ragazzo svedese di 25 anni, che nel 2015 ha guadagnato 12 milioni di dollari giocando ai videogames; una cifra superiore allo stipendio di Tim Cook, CEO di Apple, e più della metà di quello di Howard Shultz, CEO di Starbucks.

Amano condividere le proprie esperienze con tutti, non solo con chi gli è più vicino. Oltre la metà di essi guarda la televisione e contemporaneamente fa altro: il 66% naviga su internet e il 58% utilizza i social network (contro il 41% e 24% rispettivamente dei Baby Boomers2).

Tutto ciò da un lato complica la vita a chi si occupa di contenuti pubblicitari e video, rendendo più difficile far breccia e conquistare un simile pubblico, dall’altro può semplificarla trattandosi di un’audience potenzialmente più coinvolta e interattiva.

La comunicazione, già da tempo, non è più una strada a senso unico che va dal produttore al consumatore, dal programma televisivo al telespettatore. I Millennials si aspettano di poter dialogare con i brand a cui sono interessati, con i produttori dei programmi TV preferiti, vogliono poter comunicare cosa gradiscono e cosa potrebbe essere migliorato. Amano anche comunicare tra di loro, condividere le proprie esperienze ed entrare a far parte di comunità fatte da persone con gli stessi interessi. In questo senso, l’integrazione dei social media è indubbiamente uno dei fattori chiave per quanto riguarda l’offerta video: i Millennials guardano programmi strettamente collegati ai social media così da poterne discutere con altri fan appassionati come loro.

 

Inoltre, i Millennials utilizzano la loro abilità di networking per ottenere quello che desiderano, sfruttando le scarse risorse finanziarie a disposizione e senza per questo rinunciare alla qualità dell’esperienza vissuta. Basti pensare a strumenti quali il crowdsourcing, il crowdfounding e naturalmente le opportunità offerte dalla sharing economy, che li vede in primissima linea in qualsiasi tipo di situazione (35% vs 7% dei Baby Boomers).

Quasi tutti i consumatori apprezzano la possibilità di essere connessi in qualsiasi luogo e momento. I Millennials, in particolare, sono la generazione dell’“adesso” perché si aspettano di poter condurre un’esistenza ‘wireless’, sia che si tratti di acquistare un prodotto mentre si va al lavoro o di guardare il programma TV preferito durante la pausa pranzo. Desiderano prodotti migliori e più innovativi e li vogliono nel modo più rapido e conveniente possibile.

L’aumento delle vendite online dei beni di largo consumo è dovuta in parte alla maturità raggiunta dai nativi digitali, che sfruttano le innumerevoli opzioni dell’ecommerce, dalla consegna del prodotto direttamente a casa o da ritirare in negozio, al supermercato virtuale e ai distributori automatici. I Millennials disposti a ordinare generi alimentari online con consegna a casa sono quasi il doppio rispetto ai Baby Boomers.

Allo stesso modo, la ricerca evidenzia come i consumatori più giovani siano maggiormente disposti a provare la consegna di contenuti video online e time-shifted. I Millennials disposti a pagare un provider di programmi online sono il doppio rispetto ai Baby Boomers, mentre quelli che non rinnoverebbero l’abbonamento ai canali TV a pagamento sono il triplo rispetto ai Baby Boomers.

(…)

1 Con il termine Millennials vengono identificati i nati tra il 1981 e il 1995 (età 21-35). Attualmente, rappresentano un quarto della popolazione mondiale, vale a dire 1,7 miliardi di persone. Sono 67 milioni negli Stati Uniti, 14 milioni in Germania e 11 milioni in Italia.