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25 agosto 2016 | 12:14

I libri con un titolo volgare sono aumentati di 30 volte in 50 anni. Le parolacce più usate? Vince ‘bastardo’. L’analisi di Tartamella

Vito Tartamella, giornalista di Focus ed esperto di turpiloquio, ha fatto una ricerca sui titoli volgari usciti in Italia fra il 1960 e il 2016. E ha pubblicato i risultati sul suo sito www.parolacce.org, in occasione della 5a edizione in ebook del suo saggio “Parolacce” (oltre 21mila copie vendute).

 

Ecco i risultati: rispetto agli anni ’60, i libri con un titolo volgare sono aumentati di 13 volte negli anni ’90 e di 29 volte negli anni 2000. Se la tendenza resterà costante, entro la fine di questo decennio saranno aumentati di 36 volte. In dettaglio, mentre negli anni Sessanta erano meno di 10 titoli l’anno, i titoli triviali sono triplicati negli anni ’70 per superare quota 100 negli anni ’90 e quota 200 dagli anni 2000.
Ma restano comunque una piccola percentuale sul totale dell’editoria libraria, precisa Tartamella: i 231 volumi usciti nel decennio record 200-2009 sono solo lo 0,04% dei 560mila libri pubblicati in quel periodo. In pratica, 4 titoli volgari ogni 10mila libri, una ventina l’anno: una piccola minoranza, anche se fa rumore. Ma non è un fenomeno del tutto nuovo: Tartamella ha scoperto che i primi libri con un titolo osè risalgono già al 1500.
Oggi l’editore che ha pubblicato il maggior numero di titoli volgari risulta Mondadori (65), seguito da Piemme (sempre del gruppo Mondadori, 24) e Zelig (16). Quali sono le parolacce più usate nei titoli dei libri italiani? In classifica svetta “bastardo” (257 titoli), seguito da “puttana” (109) e “culo” (60).



Perché questa diffusione crescente? Innanzitutto perché, dagli anni ’70 il linguaggio è cambiato: il vento della rivoluzione giovanile del 1968 ha portato il linguaggio informale e colloquiale anche sui media. E nell’editoria hanno avuto un peso sempre più crescente i libri di satira, comici e popolari, che fanno uso del registro basso. Ma poi questo registro ha contagiato anche la saggistica: il cambio di rotta si è avuto nel 2003 quando lo psicologo Giulio Cesare Giacobbe ha pubblicato “Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita”. Un titolo diretto che ne ha decretato il successo. E l’esempio è stato seguito da molti: “Stronzate: un saggio filosofico” (2005) di Harry Frankfurt, “Il culo e lo stivale: i peggiori anni della nostra vita” di Oliviero Beha (2012) o “Siamo tutti puttane:contro la dittatura del politicamente corretto” di Annalisa Chirico (2014).
Ma è una strategia vincente pubblicare libri con titoli volgari? Dipende, avverte Tartamella. Un titolo con una parolaccia è una potente strategia di marketing: senz’altro attira l’attenzione dei lettori fra i numerosi volumi pubblicati ogni anno in Italia (oggi ci avviciniamo ai 60mila). Ma la medaglia ha il suo rovescio: i libri con un titolo spudorato hanno meno possibilità di essere recensiti da tv, radio, giornali. Dove, almeno in alcuni casi, si sta attenti al linguaggio, e certi titoli sarebbero impronunciabili. Insomma, un libro come “Il metodo antistronzi“, più che una recensione su un giornale prestigioso dovrà la sua fama al passaparola, ai social network o anche come regalo goliardico.