29 agosto 2016 | 10:30

Con la nuova Champions la prossima asta per i diritti tv sarà cruciale per Sky e Premium (che li pagò circa 600 milioni di euro). La sicura partecipazione di quattro squadre italiane porterà il prezzo intorno al miliardo di euro

(Ansa) Con il calcio è iniziato tutto, il calcio potrebbe avvicinare le parti. O almeno accelerare una soluzione. Mediaset Premium ha infatti giocato un ‘all in’ sull’acquisto del diritti della Champions league fino al 2018, appesantendo i conti e rendendo quasi indispensabile l’ìndividuazione di un partner. Questo è arrivato in Vivendi, prima che i francesi si tirassero inaspettatamente indietro, ma per la prossima asta sulla nuova Champions, che si terrà probabilmente a inizio dell’anno prossimo con ben quattro squadre italiane, bisogna preparare le strategie con largo anticipo.

E sapere in fretta se si deve fare da soli. Anche per questo non sarà possibile rimanere fermi ancora per molto: sia per Vivendi per ora ingessata che potrebbe essere interessata fortemente ai nuovi diritti, sia per Mediaset se dovesse partecipare all’asta da sola contro Sky, alla quale nel 2014 soffiò a sorpresa un asset storico. Il gruppo guidato dai Murdoch infatti non resterà fermo e non sarà una partita marginale: Premium pagò i diritti sulla coppa che valgono anche per le prossime due stagioni oltre 600 milioni, ma con solo due squadre italiane sicure e una ammessa ai preliminari, dove è sempre andata male. Al Napoli prima, alla Roma quest’anno. L’ufficializzazione dell’Uefa proprio in queste ore sulla formula della ‘nuova’ Champions (un blitz per evitare che le maggiori società europee si organizzino in una ‘superlega’ che gestisca in proprio i ricchissimi diritti tv) accelera le analisi già in atto nei gruppi televisivi. Che temono un’asta sanguinosa, per un importo che potrebbe avvicinarsi al miliardo di euro con la certezza di ammissione delle quattro squadre italiane, sicuramente tra quelle dal bacino di utenza maggiore. E allora i contatti diretti che ancora mancano tra Mediaset e Vivendi, con il mondo Berlusconi e quello Bolloré al momento realmente contrapposti, non possono che sbloccarsi.

Finora a un riavvicinamento crede poco la Borsa: il gruppo francese dopo i conti ha passato una brutta giornata con perdite superiori al 5% per chiudere in calo di quasi due punti percentuali, mentre Mediaset ha ceduto mezzo punto. Lo credono di più gli analisti finanziari, che comunque ammettono di avere poche certezze nella vicenda, mantenendo inalterati rating e prezzi obiettivo sul Biscione. Ma in in molti report lo si legge chiaramente, a partire da uno delle ultime ore di Akros: alla fine una trattativa e probabilmente un accordo si deve fare. E se l’intesa non dovesse arrivare, Mediaset (la pensa così anche Berenberg) potrà andare avanti da sola, con un ‘piano B’ che coinvolga altri partner e con cause che le dovrebbero fruttare un ottimo risarcimento. Ma bisogna chiarire il quadro in fretta: Premium va gestita e il suo ‘core business’ resta la Champions.