29 agosto 2016 | 11:19

Canzoni introvabili e album ai margini delle classifiche. Spotify contro gli artisti che hanno siglato accordi esclusivi con Apple Music

Continua la battaglia della musica in streaming fra Spotify e Apple Music. L’ultimo episodio riguarda la strategia usata da Spotify per danneggiare tutti quegli artisti che hanno dato l’esclusiva del loro nuovo album a Cupertino. Secondo una serie di fonti anonime, tra cui anche diversi musicisti, riprese da Bloomberg News, Spotify li penalizzerebbe nelle classifiche, mettendoli nelle ultime posizioni e rendendoli così quasi impossibili da trovare. Non solo. Stando alle accuse, la società fondata da Daniel Ek, avrebbe iniziato a usare questi provvedimenti circa un anno fa, anche se i sospetti dei cantanti si sarebbero concretizzati effettivamente solo negli ultimi mesi. Nel mirino di Spotify anche Tidal, la piattaforma musicale fondata da Jay Z.

Con oltre 30 milioni di iscritti e 2 miliardi di fatturato, Spotify è la società di streaming musicale più grande del mondo, seguita dai 15 milioni di utenti che fanno di Apple Music, il suo maggiore concorrente. Fin da subito è parso chiaro all’azienda di Cupertino che il miglior modo per promuovere la piattaforma fosse avvicinare i pesci grossi. Artisti del calibro di Drake, Chance the Rapper e Frank Ocean hanno firmato contratti esclusivi con Apple Music, permettendole di rendere disponibili online i loro ultimi album prima di qualsiasi altra società.

La questione, segnala Askanews, arriva in un momento molto delicato per Spotify. La piattaforma si trova nel bel mezzo delle trattative per il rinnovo delle licenze con le maggiori case discografiche. E la società di streaming spera di migliorare i contratti. Infatti Spotify si starebbe preparando a quotarsi in borsa entro la fine del 2017, ma ha bisogno di accordi di lungo termine con le etichette per attrarre importanti investitori: in questo momento pur fatturando oltre 2 miliardi di dollari risulta un investimento poco redditizio visto che lascia il 55% del suo giro d’affari alle case discografiche.