01 settembre 2016 | 10:52

La Provincia Quotidiano di Frosinone chiude e licenzia i 18 dipendenti, 12 giornalisti. Stampa Romana: Interverremo per far rispettare i diritti dei lavoratori

(Fnsi) La cooperativa Calliope, editrice della Provincia Quotidiano, uno dei quotidiani più diffusi della provincia di Frosinone, alza bandiera bianca: chiude e licenzia i 18 dipendenti, 12 giornalisti. Ne dà notizia, in una nota, il segretario dell’Associazione Stampa Romana, Lazzaro Pappagallo.

«In base alla procedura aperta con le parti sociali – scrive Pappagallo – oggi sarebbe l’ultimo giorno di pubblicazione (a proposito, i colleghi sono stati informati, il giornale esce domani, la macchina va avanti come nulla fosse, cosa significa che la cooperativa cessa e le pubblicazioni sono sospese?). Una fine attesa e “telefonata”».

Eppure non sono mancati in questi mesi gli interventi di Stampa Romana. «Abbiamo denunciato le ripetute violazioni dei contratti stipulati – spiega il sindacato regionale –, i mancati pagamenti dei colleghi, gli acconti che venivano elargiti in misura sempre più ridotta man mano che la navicella prendeva il largo. L’invito rivolto in più di una circostanza a Calliope di salvare il salvabile con la collaborazione delle parti sociali è caduto nel vuoto. Abbiamo trascorso il mese di luglio in attesa di un incontro in Regione per l’apertura di uno stato di crisi, incontro chiesto e rinviato non meno di quattro volte da parte della stessa Cooperativa». Insomma: si potevano scegliere altre strade, si è scelta quella della “fine corsa”.

«Nella procedura sindacale – prosegue la nota dell’Assostampa – chiederemo il rispetto dei diritti e delle tutele nascenti dai contratti dei colleghi e dalle leggi sul lavoro giornalistico. Abbiamo però memoria lunga e non possiamo non sottolineare la curiosa storia di questa testata. Negli ultimi anni è stata cancellata l’edizione di Latina, sono fallite e/o in procedura concorsuale due società di Frosinone. Non vorremmo che dopo aver scaricato debiti e lavoratori con questo “fallimento” si parta con una ennesima operazione editoriale, con gli stessi protagonisti, appoggiandosi all’unica cosa che fa gola: il contributo pubblico».

E a tal proposito il segretario di Stampa Romana avverte: «Interverremo perché i diritti di tutti i lavoratori siano rispettati, non si cada in una logica di scatole cinesi e che i soldi pubblici legati all’editoria (con una legge, in via di approvazione, che include sinora il rispetto dei contratti di lavoro, inclusa la retribuzione) non siano sprecati in operazioni opache e fallimentari».