06 settembre 2016 | 10:17

In Rete circola più spazzatura che informazione, denuncia Alessandro Sallusti sul ‘Giornale’: i cretini stiano fuori da Internet

Il Giornale -06/09/2016 – di Alessandro Sallusti - Sono stato da spettatore alla festa de Il Fatto Quotidiano che si è tenuta nel weekend alla Versiliana di Forte dei Marmi. Bravi, non c’è che dire. Il dibattito era quello sui «social network», quelle strane cose che si chiamano Facebook e Twitter, per intenderci, ma non solo. Sul palco Marco Travaglio, Pietrangelo Buttafuoco e Andrea Scanzi. Tanta roba, direbbero i giovani frequentatori di questi continenti virtuali, i cui capi sono più potenti del più potente capo di Stato. Convitato di pietra, Enrico Mentana, il primo che ha avuto il coraggio di dire apertamente una cosa che anche io penso da tempo, esattamente che in Rete circola più spazzatura che informazione, più odio che solidarietà, più ignoranza che intelligenza, più nazisti che democratici.

Sallusti (foto Tribunodelpopolo)

Sallusti (foto Tribunodelpopolo)

Non so se da qualche parte esista un interruttore di Internet. Se esistesse il mio sogno sarebbe di spegnerlo e vedere l’effetto che fa. E sono sicuro che non sarebbe un brutto effetto, al netto di problemi come non sapere le previsioni meteorologiche in tempo reale o non poter prenotare alberghi, aerei e ristoranti alle migliori condizioni possibili. Che diavolo ce ne facciamo di tutta questa presunta democrazia, di questa libertà senza regole e confini? A mio modesto avviso nulla, se non illudersi di esistere postando nel mondo stupide fotografie, sfogare frustrazioni con «post» – così si chiamano in gergo per lo più carichi di odio e rancore.

Una volta gli album fotografici di ricorrenze e viaggi restavano confinati dentro la stretta cerchia di parenti e amici stretti che dovevano sorbirsi, sforzandosi di dimostrare un interesse che ovviamente non c’era, ore di sedute conviviali. Oggi invece il mondo sa in diretta se ho giocato a tennis piuttosto che visitato un museo, può venire a conoscenza di cosa ne penso di un film, una canzone, un politico. E a nessuno viene il dubbio che in realtà a nessuno freghi nulla di cosa pensiamo e facciamo. Ci si connette per convenzione e convenienza, sperando solo di essere ricambiati. Pensavo questo, e pensavo di essere vecchio e conservatore. Poi alla festa del Fatto ho scoperto che anche i colleghi che passano per essere i più alla moda, giovani e trasgressivi la pensano più o meno come me. Mi sono spaventato, per loro. Propongo a Marco Travaglio un Nazareno per tornare a una sana democrazia a libertà limitata e sorvegliata. I cretini, e l’uso cretino della tecnologia, per favore fuori.