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06 settembre 2016 | 11:06

Cari, scomodi e brutti. Gli stadi di Serie A sono mezzi vuoti e il calo degli spettatori continua. Il ‘Corriere’: non è una tendenza, è un’emorragia. Beretta (Lega): serve una nuova generazione di infrastrutture

Corriere della Sera – 06/09/2016 – L’unica cosa buona è che ci risparmiamo il classico dilemma del bicchiere: gli stadi italiani sono mezzi vuoti, punto. E lo saranno sempre di più se la maggior parte dei club continuerà a far finta di niente, beandosi dei quattrini dei diritti televisivi e continuando a infilare la pratica in fondo alla pila delle urgenze. I dati sono lì da vedere, nelle prime due giornate di serie A -8% di spettatori rispetto alla media delle ultime dieci stagioni, per una percentuale di riempimento ( load factor , il termine tecnico) del 51% che rappresenta il dato peggiore dal 2007 a oggi, -2% secco rispetto a un anno fa, -4 sul 2014/15.

Parlare di tendenza non rende l’idea, questa è un’emorragia, e a poco serve specificare che sulla media attuale di 21.369 spettatori per partita – nel 1990/91 era 33.255 – pesa il caso del Crotone, al quale per via dell’inagibilità dello Scida è toccato trasferirsi a Pescara per ospitare il Genoa (821 paganti). Le cause sono sempre le stesse: impianti scalcagnati e scomodi, spettacolo non di rado modesto, procedure d’ingresso lente e scoraggianti, biglietti spesso insensatamente troppo costosi. È il caso di Napoli: per la partita col Milan il presidente De Laurentiis chiedeva 40 euro per un biglietto di curva A, rimasta infatti vuota. Va bene che Maradona e Van Basten non ci sono più da un pezzo, ma il dato di 27.231 presenze mette addirittura tristezza.

«Sono segnali da non sottovalutare, che vanno analizzati in profondità al fine di invertire la tendenza – è la posizione di Maurizio Beretta, presidente di Lega -. Non farei però troppo allarmismo, siamo solo alla seconda giornata e tempo per recuperare non manca. Il problema, lo sapete, sono gli stadi. Serve una nuova generazione di infrastrutture che accolga la gente. Pensiamo alla Juve. Ma da qualche anno vedo più consapevolezza da parte delle società». Il fatto è che alcuni indicatori dimostrano come per risolvere questo problema tutto italiano – in Premier e Bundesliga l’anno scorso stadi pieni al 93%, Liga 69%, Ligue1 66% – potrebbe non bastare rimettere a posto gli impianti, o scendere da 20 a 18 squadre. Serve di più, serve una progettualità più ampia che contempli anche il miglioramento dello spettacolo in sé, non solo della fruizione.

Sostanza, non solo forma, altrimenti non si spiega perché alla Dacia Arena, stadio nuovo di pacca, per Udinese-Empoli 2-0 ci fossero 13.239 persone su 25 mila posti disponibili. Quasi un pubblico da serie B, la quale per inciso è protagonista di un trend opposto: dopo il +16% della stagione scorsa su quella prima, anche nei primi due turni di questa si segnala un ulteriore incremento. Il buon esempio, a volte, può arrivare anche dal piano di sotto.