12 settembre 2016 | 14:53

Una media company oggi deve occuparsi di tutta la filiera industriale, dice Zappia a ‘Repubblica’: lo sport vale circa la metà dei ricavi di Sky Italia, ma ha raggiunto un tetto. Due le strade per crescere:nuovi abbonati con film e serie tv e migliorare i margini nella gestione dei diritti

La Repubblica – 12/09/2016 - Una media company non può non radicarsi nel mercato in cui opera. Deve rappresentarne la cultura, deve saperne interpretare le caratteristiche, deve saperne cogliere i cambiamenti e le aspettative. Non possiamo limitarci a prendere contenuti video dagli scaffali delle grandi major: limitarsi a selezionare i prodotti, anche di maggiore qualità, non basta. Una media company oggi opera in una filiera industriale e deve occuparsi dello sviluppo dell’intera filiera. Tanto più se si chiama Sky Italia”. E’ così che Andrea Zappia interpreta le strategie che ha dato alla tv che sta guidando attraverso una fase complessa di mercato. Complessa non per le contingenze economiche e industriali dello scenario italiano (le vicende Mediaset-Vivendi, Netflix, il prossimo arrivo di Amazon Video), quanto perché l’intero mercato, in Italia come in Europa, si trova ad affrontare una fase di trasformazione in cui va ridefinito il ruolo dei grandi broadcaster non solo rispetto ai competitor tradizionali ma anche alle Internet company come Netflix e Amazon, Facebook e YouTube. Va ridisegnata la nomenclatura del settore in cui la vecchia divisione tra tv in chiaro e pay tv, tra lineare e on demand non è più efficace a comprendere quello che sta accadendo. “Noi operiamo su tre piattaforme – spiega infatti Zappia – satellite, terrestre e web, abbiamo canali generalisti e tematici, costruiamo palinsesti, offerte on demand e anche prodotti più complessi, come i boxset, con cui proponiamo intere serie.

Andrea Zappia

Andrea Zappia

Produciamo sempre di più. In media quattro serie tv l’anno, abbiamo portato a Venezia il nostro secondo film, Piuma, abbiamo appena costituito una società di distribuzione con i cinque maggiori produttori indipendenti italiani. Tutti tasselli di una strategia che mira a sviluppare l’intera filiera dell’industria italiana dei contenuti video, da soli e in collaborazione con gli altri protagonisti. E l’obiettivo finale è di far percepire a tutti che Sky Italia è un’industria italiana: non solo nel nome e perché dà lavoro a 4 mila persone ma perché contribuisce allo sviluppo del settore in Italia.” Il ragionamento di Zappia parte da considerazioni basilari.

Lo sport vale ancora oggi poco più della metà dei ricavi di Sky Italia, ma ha raggiunto un tetto: specie nel calcio non è pensabile aggiungere nuovi abbonati. A meno di non imbarcarsi in una guerra di prezzi che non avrebbe che effetti negativi sui bilanci (di Mediaset Premium Zappia non parla ma il riferimento è difficilmente eludibile). Altri sport in grado di portare nuovi abbonati oltre i motori, il tennis e il basket, non se ne vedono (“Forse il ciclismo, ma è di difficile gestione, troppo stagionale e con le grandi gare a tappe troppo concentrate nei giorni lavorativi”). Le uniche due strade per crescere sono conquistare nuovi abbonati su film, serie tv e entertainment da una parte. E migliorare i ricavi e i margini nelle aree della produzione e della gestione dei diritti. Tanto più che queste due strade vanno a convergere su un unico obiettivo: la produzione di qualità. In proprio e promuovendo l’intera filiera italiana.

Al primo caso appartiene la realizzazione di titoli come Gomorra , 1992 e ora il prossimo sequel 1993 , sulle vicende politiche italiane. Le dieci puntati dirette da Paolo Sorrentino di The Young Pope e Piuma , film in concorso al festival di Venezia e seconda pellicola prodotta da Sky Italia (“Con la nostra scelta di scovare giovani talenti emergenti da lanciare con i mezzi e la garanzia per gli spettatori del nostro marchio”, spiega Zappia). E da qui partire per sviluppare su nuovi livelli la collaborazione con il mondo della produzione cinematografica che ha portato alla nascita della newco (“No, non abbiamo ancora trovato un nome”) in cui Sky ha il 60% e l’8% ciascuno Cattlleya, Lucisano Media Group, Indiana, Palomar e Wildside (“Ma altri potranno entrare e nel caso saremo noi a scendere”).

I cinque produttori saranno liberi di vendere i loro diritti di volta in volta a chi vorranno, non c’è alcuna esclusiva. E la newco potrà comprare anche opere di altri produttori. L’obiettivo è di fare assieme il lavoro di scouting e di selezione delle opere da acquisire, mettendo a disposizione il team di Sky, attivare le sinergie della società di Zappia nelle fasi di lancio e marketing. Lavorare assieme sulla gestione delle famigerate “finestre” che oggi scandiscono senza elasticità l’arco di tempo riservato alle sale e poi i passaggi sulle pay tv, sullo streaming on demand e poi sul “chiaro”. “Questo è uno di quegli aspetti su cui assieme possiamo innovare molto – spiega Zappia Oggi la finestra delle sale cinematografiche è sfruttata male. Quasi tutti i film prodotti arrivano nelle grandi città, ma nei centri minori allo stato del mercato delle sale, ne arriva una quota di gran lunga inferiore. Noi oggi possiamo invece garantire una distribuzione selettiva su base territoriale. Possiamo rendere disponibile il film on demand solo dove non esce in sala, basandoci sulle potenzialità della nostra piattaforma, e sfruttando il traino delle campagne di lancio che accendono l’attenzione su un titolo che poi però una grande fetta di potenziali spettatori non può vedere in sala.

Il vantaggio è evidentemente per tutti”, conclude Zappia, che vuole ancora una volta mettere l’accento sul valore “di sistema” dell’iniziativa smussando sulla possibile rotta di collisione con il duopolio della distribuzione fin qui rappresentato dalla Rai e dalla Medusa di Mediaset (“C’è spazio per tutti”, taglia corto Zappia). C’è infine un terzo livello di intervento ed è il rafforzamento della cosiddetta “user experience” degli abbonati. Accorgimenti e nuovi servizi che hanno il compito di aumentare il grado di semplicità e di comfort da parte degli spettatori e contribuiscono a rafforzare la percezione di un servizio di qualità. E qui entra in ballo soprattutto la tecnologia.

Da quella del nuovo decoder SkyQ che, tra pochi mesi in Italia, permetterà di collegare assieme tutti i televisori della casa in modo dinamico e interattivo, fino alla nuova generazione di applicazioni Ict sul versante della produzione. Come il maxi schermo del grande Studio di produzione Due di Milano, 200 metri quadrati di tessuto su cui 14 proiettori in grado di trattare con il videomapping immagini ad altissima definizione possono creare effetti speciali degni dei migliori film di fantascienza al servizio di programmi di punta come Sky calcio Show (“siamo stati i primi ad aver utilizzato questi sistemi nella produzione di programmi in diretta live”), e fino all’utilizzo della “realtà aumentata” che porta negli studi di Sky Sport Motori una Ferrari di Formula Uno virtuale proprio come se fosse davvero lì, tra gli ospiti e i conduttori. “Tutte tecnologie animate dalla creatività di un team interno di giovani talenti con un pool di aziende italiane e di università conclude Zappia – Anche questo è sostegno al made in Italy”.