14 settembre 2016 | 11:53

Riprende al Senato la discussione sul ddl editoria. Approvato l’emendamento che limita l’accesso al Fondo per gli ammortizzatori sociali per quelle aziende editoriali con stipendi di amministratori e collaboratori superiori a 240mila euro

Ripreso questa mattina l’esame del ddl sull’editoria. Dopo la seduta di ieri, iniziata con il ricordo delle vittime del terremoto di Amatrice, durante la quale l’Aula ha respinto a larga maggioranza l’emendamento del M5S che puntava ad abolire l’Ordine dei giornalisti, il primo emendamento ad essere approvato oggi è stato quello del leghista Calderoli che prevede una riduzione di accesso al Fondo per gli ammortizzatori sociali per quell’azienda editoriale che ha il proprio personale, i propri collaboratori e amministratori con stipendi che superano il tetto dei 240 mila euro previsto per la Pubblica Amministrazione. Il testo è stato riformulato rispetto alla versione originaria presentata ieri nella quale Calderoli aveva previsto che non si avesse proprio accesso al Fondo nel caso in cui gli stipendi del “personale” e dei “propri consulenti” superassero il tetto dei 240mila euro. Oggi la nuova riformulazione che parla di “riduzione” di accesso al Fondo, eliminando anche la previsione dei “consulenti”, inserendo quella degli “amministratori”.

Roberto Cociancich (foto Olycom)

La Lega ha presentato anche un altro emendamento per chiedere lo stop del pagamento del canone Rai. Nella stessa proposta di modifica si chiede che il governo “entro 60 giorni” metta a punto un decreto per “regolamentare l’esercizio consentito della prostituzione” in appartamenti privati.

L’Aula intanto ha approvato l’articolo 4 del ddl. Si tratta della parte che contiene norme sulla proroga dei termini per l’equo compenso dei giornalisti. Via libera invece all’articolo 5 del ddl senza modifiche. L’articolo definisce le regole per l’esercizio della professione di giornalista e prevede misure contro l’esercizio abusivo.

Via libera all’articolo 3, inizialmente accantonato, che riguarda il riordino dei contributi alle imprese editrici. Il sì dell’Aula è arrivato dopo l’approvazione dell’emendamento sulla regolamentazione delle testate on line, presentato dal senatore Vito Crimi (M5s) e riformulato. La modifica chiede che siano considerate testate on line quelle che: sono “regolarmente registrata presso una cancelleria di tribunale”; il direttore responsabile sia iscritto all’Ordine dei Giornalisti professionisti; i cui contenuti giornalistici siano pubblicati prevalentemente; che produca principalmente informazione; che abbia una frequenza di aggiornamento quotidiano; che non sia esclusivamente una mera trasposizione telematica di una testata cartacea; che non sia esclusivamente un aggregatore di notizie. Il sottosegretario Giacomelli ha definito l’emendamento “un’occasione importante e condivisibile come intuizione” chiedendo una riformulazione per adeguarlo “ad una maggiore comprensione della realtà attuale”.

Sì senza modifiche anche per l’articolo 6. Si tratta della parte che detta nuove disposizioni per la vendita dei giornali e soprattutto assicura la parità di trattamento nella vendita delle pubblicazioni regolari in occasione della prima uscita.