14 settembre 2016 | 14:52

Usigrai e Anzaldi scatenati contro ‘Politics’: dilapidato il patrimonio di informazione del martedì sera. A domande precise, risposte precise: chi pagherà per il flop?

“Fino a due anni fa il martedì sera rappresentava il fiore all’occhiello dell’informazione della Rai, il primo talk show per ascolti e autorevolezza, l’unico rimasto in grado in prima serata di andare sopra il 10% di share, con diversi milioni di telespettatori sintonizzati. Oggi quel patrimonio di informazione e di ascolti non c’è più. Chi pagherà per questo disastro, purtroppo annunciato? Di chi è la responsabilità di aver danneggiato in modo probabilmente irreversibile l’informazione del servizio pubblico, regalando quella preziosa serata televisiva alla concorrenza de La7?”.

 

Michele Anzaldi

E’ quanto scrive su Facebook il deputato del Partito democratico e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi.

Il flop di ascolti di ieri sera di ‘Politics’ – spiega Anzaldi – sebbene siamo solo alla seconda puntata, rappresenta il coronamento di una strategia tafazziana e suicida della Rai, più volte denunciata e
che, purtroppo, viene da lontano. Prima è stato permesso l’addio di Giovanni Floris, provocando la fuga di metà del pubblico sulla rete rivale, che ha così ottenuto in dote l’avviamento dalla Rai per
realizzare da zero la nuova trasmissione del martedì. Poi è stata decisa la chiusura definitiva di ‘Ballarò’ e la sperimentazione di un nuovo formato proprio al martedì sera. Vista l’agguerrita concorrenza
de La7, sarebbe stato forse più opportuno mantenere ‘Ballarò’ al martedì e spostare la sperimentazione del nuovo talk ad un’altra serata e non proprio nel giorno più difficile”.

“Oggi la Rai si ritrova – scrive ancora il deputato dem su facebook – l’informazione del martedì sera doppiata da La7: 3,5% di’Politics’ contro il 6,1% di ‘DiMartedì’. Anche la curva degli ascolti conferma la débâcle: nel periodo di sovrapposizione entrambe le trasmissioni partono intorno al milione di telespettatori, poi più si va avanti e più la forbice si allarga, con La7 che tocca il picco dei 2 milioni e rimane costantemente sopra 1,5 milioni, mentre Raitre crolla fino alla soglia dei 500mila, finendo ultima rete tra le sette principali generaliste”.

“La strada scelta dall’innovazione, in realtà – rileva il segretario della Vigilanza Rai – è sembrata molto vecchia: intervista monologo a  Luigi Di Maio, senza contraddittorio e senza tenere particolarmente fede a quel motto ‘a domanda precisa, risposta precisa’ con cui era stata lanciata la nuova trasmissione, e sconfessando anche il modello del ‘confronto’ che aveva contraddistinto l’attività di Gianluca Semprini a Sky. Le risposte dell’esponente M5s sono sembrate nulla di più della propaganda già sentita nei giorni scorsi. Ora chi pagherà? Per conoscere i nomi dei responsabili di ieri e di oggi e i loro ricchi compensi basta dare un’occhiata a Stipendiopoli”.

 

Tanto breve quanto tagliente il commento di Usigrai sul ‘flop di Politics’: A domande precise, risposte precise: chi pagherà per il flop di Politics?