14 settembre 2016 | 18:50

Ddl editoria: via libera all’emendamento che fissa a 240 mila euro il tetto per gli stipendi dei dirigenti Rai

L’Aula del Senato ha approvato l’emendamento sul tetto degli stipendi Rai del relatore. Lo ha fatto a larga maggioranza con 237 sì, nessun contrario e un solo astenuto, il senatore M5S Giovanni Endrizzi. L’emendamento è stato presentato dal relatore Roberto Cociancich. “La questione – ha sottolineato il relatore – è stata sollevata da Calderoli e ha avuto grande attenzione da molti colleghi: c’è dunque una sensibilità comune sulla possibilità che venga posto un limite alla retribuzione dei vertici della Rai e che trovi spazi all’interno di questo provvedimento”.

“Il tema peraltro era stato sollevato dalla Vigilanza che, su iniziativa del Pd, aveva approvato all’unanimità una risoluzione che impegnava la Rai a valutare il tetto dei 240 mila euro come limite massimo di remunerazione per i vertici. Mi risulta che il cda della Rai stia lavorando e che il governo a sua volta sia pronto a intervenire in legge di Stabilita, ciò non toglie che sia opportuno intervenire sin da ora nella legge di cui stiamo parlando”.

Roberto Cociancich (foto Olycom)

Il tetto agli stipendi si applicherebbe dunque nonostante la Rai abbia emesso un bond, condizione in base alla quale non era previsto per l’azienda editoriale l’imposizione del  limite dei 240mila euro.

Parere favorevole all’emendamento era stato dato anche dal governo, con il sottosegretario Giacomelli che ha sottolineato come si tratta del punto di arrivo di un lavoro che ha visto la maggioranza in prima linea, ribadendo che, “come il premier Renzi ha già fatto trapelare”, il governo è comunque “pronto a intervenire in Legge di Stabilità, nel caso in cui manchi una risposta convincente da parte degli organi dirigenti della Rai”. Giacomelli, stando a quanto riporta Ansa, ha ricordato anche che “l’emissione di bond non è la prima operazione in questo senso che fa la Rai: la prima è stata la quotazione in Borsa di Rai Way, che ha reso dinamico un soggetto pubblico in un mercato fino a quel momento lasciato unicamente all’attività di un noto soggetto privato”. Un’operazione che “ha contribuito ad intervenire sul debito e a ristrutturarlo, merito della dirigenza Gubitosi”.

Il sottosegretario ha anche ricordato l’”operazione di pulizia e di equità” fatta dal governo con l’introduzione del canone in bolletta e ha sottolineato che “se discutiamo retribuzioni è perché noi, governo e maggioranza, abbiamo voluto il piano trasparenza. Ricordo che un autorevole esponente come Brunetta ha chiesto questa misura al suo governo è rimasto inascoltato. E anche la Vigilanza ha assunto all’unanimità un’indicazione in questo senso”. “Difendo il lavoro fin qui svolto, sia dal Parlamento, sia dalla maggioranza, sia da diverse gestioni Rai, mi riferisco in particolare a Tarantola-Gubitosi e alle scelte che hanno portato la Rai a questo punto”, ha detto ancora.