15 settembre 2016 | 18:50

Approvata al Senato il ddl di riforma dell’editoria (che torna a Montecitorio). Tra le novità un fondo da 100 milioni di euro, la riforma del consiglio dell’Odg, il riordino delle pensioni e il tetto dei 240mila euro agli stipendi Rai. Costa (Fieg): bene ma velocizziamo. Fnsi: ora rivedere norme antitrust. I dubbi di Iacopino (Odg)

Con 154 voti favorevoli, 36 contrari e 46 astenuti il Senato ha approvato il disegno di legge di riordino del settore dell’editoria. Il provvedimento è stato modificato rispetto al
testo già approvato dalla Camera e tornerà quindi all’esame dell’Assemblea di Montecitorio.

L’Assemblea del Senato ha approvato, con modifiche, il ddl sull’editoria. Il testo, che torna alla Camera, prevede, all’articolo 1 l’istituzione del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, alimentato da risorse statali già destinate all’editoria e all’emittenza locale, da un contributo di solidarietà a carico delle società concessionarie di raccolta pubblicitaria e per una parte, fino a un massimo di cento milioni, dalle maggiori entrate del canone Rai.

 

Sono ammesse al finanziamento le cooperative di giornalisti, gli enti senza fini di lucro, le imprese editrici espressione delle minoranze linguistiche, i periodici per non vedenti, le associazioni per i consumatori, i giornali in lingua italiana diffusi all’estero.

L’articolo 2 conferisce deleghe al governo per ridefinire la disciplina del sostegno pubblico per il settore dell’editoria e dell’emittenza locale, per riordinare la disciplina pensionistica dei giornalisti, che dovrà allinearsi con la disciplina generale, e per razionalizzare composizione e competenze del Consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti.

L’articolo 3 detta disposizioni per il riordino dei contributi alle imprese editrici; l’articolo 4 introduce un riferimento all’equo compenso dei giornalisti; l’articolo 5 punisce l’esercizio abusivo della professione di giornalista; l’articolo 6 detta nuove disposizioni per la vendita dei giornali, prevedendo la liberalizzazione degli orari e dei punti vendita.

La Commissione ha previsto un parere parlamentare rinforzato sul decreto che definisce requisiti e modalità dei finanziamenti; ha fissato in 60, anziché 36, il numero massimo dei componenti del Consiglio dell’ordine dei giornalisti, del quale deve far parte un rappresentante delle minoranze linguistiche.

La Commissione ha previsto anche che la prima rata del contributo sia pari al 50 per cento; ha introdotto l’articolo 6-bis, in base al quale l’affidamento in concessione del sevizio pubblico radifonico, televisivo e multimediale ha durata decennale ed è preceduto da una consultazione pubblica sugli obblighi del servizio. Con il ddl è statoapprovato anche l’emendamento del relatore Cociancich che fissa un tetto di 240mila euro annui per le retribuzioni in Rai, salvo, come prevede un altro emendamento approvato, per le consulenze di tipo speciale, che potranno sforare tale limite.

 

Il commento del presidente Fieg, Maurizio Costa

“Esprimiamo apprezzamento al Governo e al Parlamento per aver accolto l’appello degli editori ad approvare, nella prima seduta del Senato alla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva, il disegno di legge sull’editoria che contiene alcuni interventi di riforma necessari per il settore che recepiscono il lavoro del Tavolo per l’editoria.“

È quanto ha dichiarato il Presidente della Fieg, Maurizio Costa, dopo l’approvazione da parte del Senato del provvedimento. “La radicalità della crisi del settore impone, dopo la lunga e approfondita discussione che ha coinvolto tutte le componenti della filiera e il Parlamento, un rapido avvio nell’attuazione delle misure previste.” “Ora è necessario che la Camera in tempi rapidi – ha affermato Costa – approvi definitivamente il disegno di legge e che il Governo proceda subito dopo all’emanazione dei decreti legislativi previsti.” “Innanzitutto i provvedimenti in materia di incentivazione fiscale degli investimenti pubblicitari incrementali, misura utile per il rilancio dei consumi e per garantire una ripresa degli investimenti pubblicitari per la stampa quotidiana e periodica.”

“Altrettanto urgente l’attuazione delle misure volte alla progressiva liberalizzazione della vendita di prodotti editoriali per affrontate e superare la difficile situazione delle edicole”.

“Occorre poi, nel modificare i requisiti di accesso ai prepensionamenti, fare salvi i piani già presentati al Ministero del lavoro e, nel rivedere la procedura per il riconoscimento degli stati di crisi ai fini dell’accesso agli ammortizzatori sociali, mantenere la specificità del settore editoriale”.

 

Il commento del segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti

“Il via libera del Senato al ddl di riforma dell’editoria rappresenta un passo in avanti importante e decisivo per la messa a punto di interventi necessari al rilancio del settore”. Lo affermano, in una nota, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti.

Nella foto, da sinistra: Raffaele Lorusso, segretario generale della Fnsi, e e Giuseppe Giulietti, presidente della Fnsi (foto Assostamparegionali.wordpress.com)

“Vanno ringraziati i senatori, a cominciare dal relatore Roberto Cociancich, che in questi mesi hanno ascoltato e fatto proprie le istanze più importanti avanzate dal sindacato dei giornalisti. È adesso auspicabile che la Camera dei deputati, nella piena autonomia che le è propria, giunga all’approvazione definitiva della proposta di legge, recependo le modifiche approntate dal Senato, nel più breve tempo possibile, per consentire al governo di mettere a punto i necessari regolamenti che dovranno definire le modalità – e stanziare le risorse – per chiudere la fase di lunga ristrutturazione del settore avviata dalle aziende editoriali e gettare le basi per un rilancio incentrato sulla valorizzazione del lavoro regolare e sulla lotta al precariato dilagante”. “Restano sul tappeto le problematiche legate alle concentrazioni editoriali e al superamento di norme antitrust concepite in stagioni lontane: l’augurio – concludono i vertici della Federazione nazionale della stampa – è che vengano presto messe al centro del confronto parlamentare e tradotte in norme di legge in linea con gli indirizzi generali definiti dell’Unione europea”.

Il commenti di Antonello Giacomelli e Luca Lotti
“Siamo molto soddisfatti dell’approvazione in Senato del ddl delega sull’editoria con importanti novità. Ora tempi rapidi per l’approvazione definitiva alla Camera e per i decreti delegati”. Così il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’editoria Luca Lotti e il sottosegretario allo Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni Antonello Giacomelli commentano il via libera del Senato alla riforma dell’editoria.

Il commento di Enzo Iacopino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti

“Una lettura superficiale, condizionata da evidenti interessi personali, porta molti a commentare l’approvazione da parte del Senato del ddl sull’editoria come se ci fossero solo luci, che ci sono, ma non permanessero ombre preoccupanti”. E’ il giudizio di Enzo Iacopino, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, ripreso da Ansa, che si chiede “perché mai il governo e la maggioranza non abbiano ritenuto di inserire due norme che, a parole, tutti definivano di buonsenso”. “La prima: prevedere che gli editori, per accedere ai fondi pubblici (i nostri soldi) dovessero documentare di aver retribuito i giornalisti”, sottolinea Iacopino, criticando l’assenza di garanzie per quei colleghi che “continuano ad essere sfruttati in maniera vergognosa”. La seconda proposta “riguardava il registro degli editori”: l’emendamento proposto dall’Odg “riguardava l’obbligo, per accedere ai finanziamenti, di dichiarare tutte, nessuna esclusa, le partecipazione azionarie, dirette o indirette, nei vari settori dell’economia non solo nazionale. Perché non è stato accettato? E’ uno dei misteri di questo percorso parlamentare”.

Quanto all’Ordine, “correggendo una decisione della Camera, il Senato – ha continuato Iacopino – ha previsto l’obbligo di una posizione Inpgi sia per i professionisti sia per i pubblicisti come pre condizione per poter essere eletti Consiglieri nazionali. Non si capisce se governo e maggioranza considerino di serie B il lavoro dei Consigli regionali, che sono invece, come scrivono acutamente alcuni presidenti di Odg, il primo ‘presidio democratico’ a tutela di quanti ‘effettivamente esercitano la professione’. Infatti, la richiesta posizione Inpgi non è prevista per essere eletti consiglieri regionali. Non si può ovviare a questo nell’ambito dell’esercizio della delega visto che quella conferita al governo ha paletti ben definiti”. “Il ruolo degli Ordini regionali è fondamentale”, ha ribadito Iacopino, convinto che “la Camera dovrà provvedere. A meno che l’ansia di corrispondere agli editori le provvidenze, anche in vista della scadenza referendaria, non stimoli a violare la Costituzione con una norma che provocherà, se confermata, danni e inevitabili ricorsi”.

 Il commento di Armando Abbiati, presidente del Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai

“Non siamo di fronte alla migliore riforma possibile, ma siamo moderatamente soddisfatti soprattutto per la celerità con cui il Senato ha approvato il provvedimento”, il commento del presidente del Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai, Armando Abbiati. “La riforma dell’editoria è per gli edicolanti un provvedimento tanto necessario quanto urgente. In virtù di queste esigenze di rapidità, Snag non ha chiesto nessuna modifica al testo precedentemente approvato dalla Camera, a differenza di Fieg”, (che aveva proposto l’eliminazione dell’articolo 6 relativo alla modifica della parità di trattamento, la soppressione del divieto di sospensione arbitraria e l’abolizione della norma relativa al divieto di subordinare la fornitura a prestazioni e servizi aggiuntivi. Tali richieste, riprodotte in diversi emendamenti, sono state tutte respinte). “Ci auguriamo che anche la Camera approvi la legge in tempi brevi”.