21 settembre 2016 | 18:40

Il Tribunale del Lavoro condanna la Rai per l’assunzione di Semprini. Usigrai, Fnsi e Asr: le nostre denunce erano fondate. Anzaldi: pagina nera per il Cda. Gasparri: Bignardi non in grado di dirigere. Siddi: il conduttore resta al suo posto. E l’azienda replica: legittima la deroga per il job posting

Si riaccende la discussione intorno al ruolo di Gianluca Semprini in Rai. Questa volta però le polemiche non riguardano i bassi ascolti registrati dal suo ‘Politics’, il programma che conduce su Rai3 il martedì sera e che anche ieri ha perso il confronto con ‘diMartedì’ con una share del 2,92% con 726mila spettatori (contro 1 milione 60mila e il 5,94% del programma di Floris su La7), ma la sua assunzione a Viale Mazzini.

Dopo la denuncia presentata da Associazione Stampa Romana, Usigrai e Fnsi, la Rai è stata condannata dal Tribunale del Lavoro di Roma per comportamento antisindacale. La decisione, secondo quanto riportano le agenzie, avviene per il mancato rispetto dell’art.6 (poteri del direttore) e dell’art. 34 (poteri del cdr) del contratto nazionale di lavoro. In sostanza, mancherebbe la proposta del direttore di Rainews Antonio Di Bella e di conseguenza non sarebbero corrette le comunicazioni al cdr.

Gianluca Semprini

“Il giudice ha riconosciuto la violazione dell’art.34 e dell’art.6 del Contratto Nazionale di Lavoro Giornalistico e ha ordinato la pubblicazione del provvedimento su tre quotidiani nazionali e sul sito della Rai”, il primo commento di Fnsi, Usigrai e Asr, che in una nota congiunta hanno ribadito come, dopo la delibera dell’Anac, la condanna sia “un’altra prova che le denunce dell’Usigrai, insieme alla Fnsi, per una reiterata violazione delle regole fossero fondate”.

“È ormai chiaro che chi parlava di innovazione e cambiamento in realtà sta agendo solo con la presunzione di poter violare le regole. La decisione del giudice terzo riafferma il principio per il quale la Rai deve muoversi in un contesto di regole scritte insieme, nel corso degli anni, tra azienda e sindacato. Ancora una volta ci chiediamo perché debbano essere i cittadini a pagare il conto di questi danni alla Rai Servizio Pubblico”.

“Il contratto di Semprini è certamente un’anomalia da risolvere, ma se il suo programma facesse ad esempio l’8% o battesse la concorrenza di Floris, la sua posizione passerebbe certamente in secondo piano”, sono state invece le prime dichiarazioni rilasciate all’Adnkronos da Arturo Diaconale, consigliere d’amministrazione di Viale Mazzini. In Rai “c’è una serie di problemi oggettivi e gravi da sanare, a partire dai rilievi di Cantone, ma anche il piano editoriale, che non c’è, e affrontare i prodotti informativi che non vanno”, ha aggiunto. “Su ‘Politics’ che non regge, vanno presi provvedimenti opportuni. Nelle aziende private i programmi che non vanno, si chiudono. In Rai invece si agisce diversamente: non avere fatto un’opportuna sperimentazione per un programma con un nuovo format come ‘Politics’, senza esporlo al fuoco di Floris, è stato sbagliato”.

“Non me la sento di criticare solo Semprini per i risultati del programma “, ha ribadito Diaconale, chiamando in causa la direttrice di Rai3 Daria Bignardi sulla scelta di proporre un format da 90 minuti. “Nella vita si sbaglia e gli errori si correggono. Secondo me il programma va rimodulato”, ha concluso, ribadendo come “le questioni sul tappeto vanno affrontate tutte, a partire dai rilievi dell’Anac e dalla situazione formale dell’assunzione di Semprini”.

Inevitabile anche la reazione da parte degli esponenti politici. “La condanna alla Rai per comportamento antisindacale in relazione all’assunzione di Gianluca Semprini rappresenta una pagina nera per il Cda con il più alto tasso di giornalisti nella storia del servizio pubblico”, il commento via Facebook del deputato Pd e segretario della commissione di Vigilanza Rai, Michele Anzaldi. “Già tre mesi fa quando furono annunciate l’assunzione dall’esterno del nuovo conduttore del martedì di Raitre e le modalità di contrattualizzazione, furono espressi forti dubbi e interrogativi. Bastava ascoltarli, aggiustare il tiro ed evitare l’ennesima figuraccia all’azienda, che peraltro sta portando i risultati che vediamo. Invece la dirigenza va avanti gaffe dopo gaffe. A pagare sono i contribuenti, che finanziano la Rai con il canone”.

Chiama direttamente in causa Daria Bignardi, il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri. “Non intendiamo sollevare casi personali su singoli giornalisti o conduttori. Salvo però ribadire che la Bignardi non è assolutamente in grado di dirigere una rete, a meno che non le sia stato dato mandato di portare Rai 3 ai livelli di audience che raggiunse a La7 prima di essere allontanata da quella emittente per il fallimento del suo programma”.

“Non crediamo che i vertici Rai, per quanto inadeguati – ha aggiunto -, possano perseguire un obiettivo del genere. Ci limitiamo a dire, preoccupati per il destino del servizio pubblico, che piove sul bagnato. Anac, il Tribunale del lavoro, numeri di ascolto imbarazzanti, dirigenti super pagati a fronte di scarse capacità, credo che impongano a tutti una riflessione. L’errore è anche quello di dare troppo potere a poche persone. L’impianto democratico e pluralista su cui si basa la Rai in base alle sentenze della Corte costituzionale è il vero valore che può garantire non solo il rispetto delle idee, ma anche una gestione più adeguata a nuove e importanti sfide”.

“Va fatta chiarezza sulla condanna del Tribunale del Lavoro in merito all’assunzione di Gianluca Semprini. L’assunzione non è illegittima, non si pone sul piano giuridico la questione del licenziamento di Semprini, che quindi resta in Rai”. Lo afferma all’Adnkronos il consigliere d’amministrazione di Viale Mazzini, Franco Siddi, commentando la condanna.

In merito al decreto del Tribunale del Lavoro di Roma relativo all’assunzione di Semprini, la Rai in un comunicato precisa che, “come riportato nelle motivazioni del giudice, il ricorso alla deroga riguardo la normale procedura selettiva per l’assunzione del giornalista è stato legittimo e dunque ‘alcuna censura può muoversi alla Rai in ordine alla scelta di non promuovere un job posting per il ruolo di conduttore televisivo’”.

“Rai – conclude il comunicato – si riserva di dare mandato ai propri legali per impugnare i capi del provvedimento relativi alla lamentata natura antisindacale della condotta aziendale”.