21 settembre 2016 | 18:20

Con il no a Roma2024 persa un’occasione, dice il presidente del Coni Malagò. Dette falsità per populismo; ora andiamo avanti fino all’atto formale di Comune e Giunta

Dopo la conferenza stampa in Campidoglio con il no dalla giunta pentastellata alla candidatura di Roma per le Olimpidi del 2024, a parlare è Giovanni Malagò. Intervenendo dal salone d’onore del Coni, Malagò, con accanto Luca Pancalli e Diana Bianchedi, ha iniziato ricordando tutti gli incontri saltati con la sindaca Raggi sul tema olimpico, fino ad arrivare all’incontro tecnico di tre ore di ieri sera, “durante il quale sono stati sviscerati molti punti del dossier” che doveva essere propedeutico alla convocazione, poi saltata, del primo pomeriggio di oggi.

“Siamo entrati alle 14:23″ in Campidoglio e “ci hanno fatto accomodare nel salottino della sindaca. Attorno alle 15 ho chiesto” per la seconda volta “notizie della sindaca e mi è stato riferito che stava arrivando, aveva un incontro istituzionale con il ministro Delrio. Alle 15:07 abbiamo detto che magari se ci vuole parlare, ci dedica più attenzione e rispetto nei confronti del mondo che rappresentiamo”.

Giovanni Malagò

“Noi abbiamo avuto un mandato dal mondo dello sport. All’unanimità lo sport ha chiesto allo sport di candidarci. Non era mai successo, c’era stato sempre qualcuno in Giunta o in Consiglio Nazionale che aveva detto no o si era astenuto”, ha spiegato Malagò. “Mi dispiace che il sindaco Raggi non ricordi, e non voglio pensare che l’abbia fatto in malafede, che Roma si è candidata solo dopo che il Cio ha cambiato le regole delle candidature, con la riduzione dei costi” “Era l’occasione per dimostrare che c’era la possibilità di sistemare quelle cose che tutti sanno non c’è possibilità di risolvere senza un progetto come quello della candidatura olimpica”, ha ribadito.

“E’ tutto pretestuoso, è tutto già scritto, e tutti sappiamo i motivi. E’ solo un discorso di principio”, ha aggiunto, citando i sondaggi che vorrebbero la gran parte dei cittadini romani, soprattutto i più giovani e risiedenti nelle periferie, a favore delle olimpiadi e contestando alcuni dei passaggi dell’intervento di Raggi, a cominciare dalla questione del debito lasciato dai Giochi del ’60. ”Sono state dette falsità, bugie per populismo”. “Ho sentito parlare di 2 miliardi di debito: quando la cifra uscì, settimane fa interpellai il commissario al debito del Comune. Conservo agli atti la sua mail: era il debito commerciale complessivo, gli espropri di Roma ’60 erano solo una minima parte”. Malagò contesta anche le tre città citate come esempio di candidature ritirate. “Bisogna sapere prima di cosa si parla”. “E’ imbarazzante, non parlate di cose che non conoscete. Purtroppo Wikipidia non è aggiornata come gli uomini di sport sanno bene”, ha detto.

“Ora andiamo avanti, fino all’atto formale: Comune e Giunta si assumeranno la responsabilità della delibera che dà discontinuità alle precedenti decisioni”, ha concluso Malagò.

La nota del comitato promotore

Di seguito la nota del Comitato Promotore, diramata nel pomeriggio:

Prendiamo atto della decisione di chi ha vinto le elezioni a Roma. Ma siamo molto dispiaciuti:

- ci dispiace per Roma e per i romani, soprattutto i più giovani;
- ci dispiace per le quasi 200 mila persone che avrebbero trovato un lavoro grazie alle Olimpiadi;
- ci dispiace per quei romani che avevano sperato di migliorare la propria qualità della vita grazie a una nuova viabilità e a una città più moderna, verde e più accessibile, senza spendere un euro dal bilancio cittadino;
- ci dispiace per quel miliardo e 700 milioni di dollari che avrebbe risollevato Roma, aiutato le periferie e recuperato campi e strutture sportive abbandonate al degrado. E ci dispiace doppiamente perché quelle risorse non arriveranno e con esse quello sviluppo che avrebbe rimesso in circolazione l’economia della città;
- ci dispiace che una forza politica nuova non colga la sfida della modernizzazione e non accetti la responsabilità del cambiamento, della legalità e della trasparenza; e che non abbia voluto cogliere l’occasione per lanciare un grande progetto di riqualificazione urbanistica, così come avvenne con i Giochi del 1960 a Roma;
- ci dispiace che la retorica degli sprechi abbia avuto la meglio sulle nuove regole CIO nate proprio per evitare sprechi, opere non necessarie ai cittadini eper coinvolgere altre città nell’organizzazione dei Giochi;
- ci dispiace per Cagliari e la Sardegna, ma anche per Milano, Torino, Verona, Udine, Genova, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Palermo, città che hanno creduto tutte nel sogno con grande entusiasmo e che ora pagano per le scelte di una sola amministrazione cittadina che non tiene conto né degli interessi della città né di quelli del Paese;
- ci dispiace che questa stessa forza politica abbia trasformato una straordinaria opportunità per i giovani e la città in una scelta politica ideologica e demagogica; e che al fare abbia preferito il non fare;
- ci dispiace per i tanti cittadini che avevano scelto il cambiamento, e che oggi già si pentono;
- ci dispiace per tutti i giovani del Comitato Promotore che all’interno del CONI hanno lavorato con impegno, entusiasmo e determinazione a un progetto, quello Olimpico, che oggi affonda nella palude delle paure; e per il gran lavoro di immagine intessuto all’estero in questi 17 mesi, supportato da un dossier da tutti giudicato eccellente, che oggi si azzera daccapo e, anzi, dà un nuovo grave colpo alla credibilità dell’Italia;
- ci dispiace che questo lavoro non sia stato neanche approfondito e che il pregiudizio e la superficialità abbiano vinto sul merito;
- ci dispiace che Roma perda la straordinaria e planetaria occasione di diventare capitale dello sport nel mondo con le Olimpiadi e capitale della Chiesa con il Giubileo del 2025;
- e ci dispiace ancora di più per quelle opere e infrastrutture che dovranno essere fatte comunque, questa volta a carico del bilancio della città, per il Giubileo;
- ci dispiace che una città come Roma si arrenda e che pensi di non essere in grado di competere neanche tra otto anni, quando avrebbero dovuto aver luogo le Olimpiadi, offrendo così all’estero la brutta immagine di una città paralizzata dalla rinuncia.

Ma quello che veramente e ancora di più ci dispiace, infine, è dover raccontare ai nostri figli, con la morte nel cuore, come la nuova classe dirigente che governa Roma non abbia il coraggio di assumersi la responsabilità del loro futuro; quando invece avremmo voluto spiegarli come una classe dirigente illuminata debba saper prendere decisioni difficili e coraggiose per tracciare la rotta, senza lasciarsi imprigionare dal contingente e dai rumori assordanti del presente, ma anzi alzando lo sguardo sopra l’orizzonte, per indicare la giusta strada da prendere proprio ai giovani. E così che si feconda la forza di un sogno e di una speranza. Per chi sappia cogliere le sfide.