22 settembre 2016 | 13:31

I giornalisti fondamento della società libera e pluralista, dice Papa Francesco ricevendo il consiglio nazionale dell’Odg. Amare la verità, vivere con professionalità, e rispettare la dignità umana le sue raccomandazioni per i cronisti

“Ci sono poche professioni che hanno tanta influenza sulla società come quella del giornalismo”. A dirlo papa Francesco ricevendo oggi in udienza nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, con un’ampia rappresentanza del mondo giornalistico italiano. Il giornalista, ha spiegato il Pontefice, “riveste un ruolo di grande importanza e al tempo stesso di grande responsabilità. In qualche modo voi scrivete la ‘prima bozza della storia’, costruendo l’agenda delle notizie e introducendo le persone all’interpretazione degli eventi, e questo è tanto importante”.

“I tempi cambiano e cambia anche il modo di fare il giornalista”, ha sottolineato papa Bergoglio. “Sia la carta stampata sia la televisione perdono rilevanza rispetto ai nuovi media del mondo digitale – specialmente fra i giovani – ma i giornalisti, quando hanno professionalità, rimangono una colonna portante, un elemento fondamentale per la vitalità di una società libera e pluralista”, ha detto ancora, accennando ai cambiamenti che sul fronte media sta investendo anche il Vaticano. “Anche la Sante Sede – a fronte del cambiamento del mondo dei media – ha vissuto e sta vivendo un processo di rinnovamento del sistema comunicativo, da cui voi pure dovreste ricevere beneficio; e la Segreteria per la Comunicazione sarà il naturale punto di riferimento per il vostro prezioso lavoro”.

Papa Francesco (foto Olycom)

Tre raccomandazioni rivolte dal Papa ai giornalisti: ”Amare la verità, una cosa fondamentale per tutti, ma specialmente per i giornalisti; vivere con professionalità, qualcosa che va ben oltre le leggi e i regolamenti; e rispettare la dignità umana, che è molto più difficile di quanto si possa pensare a prima vista”.

“Amare la verità vuol dire non solo affermare, ma vivere la verità, testimoniarla con il proprio lavoro”, ha spiegato poi nel dettaglio il Papa, come spiega Ansa, riportando ampi stralci del suo discorso. “Vivere e lavorare, dunque, con coerenza rispetto alle parole che si utilizzano per un articolo di giornale o un servizio televisivo. La questione qui non è essere o non essere un credente. La questione qui è essere o non essere onesto con sé stesso e con gli altri. La relazione è il cuore di ogni comunicazione. Questo è tanto più vero per chi della comunicazione fa il proprio mestiere. E nessuna relazione può reggersi e durare nel tempo se poggia sulla disonestà”, ha aggiunto.

Il Papa ha ammesso che “nel giornalismo di oggi – un flusso ininterrotto di fatti ed eventi raccontati 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana – non è sempre facile arrivare alla verità, o perlomeno avvicinarsi ad essa. Nella vita non è tutto bianco o nero. Anche nel giornalismo, bisogna saper discernere tra le sfumature di grigio degli avvenimenti che si è chiamati a raccontare”. Secondo il Pontefice, “i dibattiti politici, e perfino molti conflitti, sono raramente l’esito di dinamiche distintamente chiare, in cui riconoscere in modo netto e inequivocabile chi ha torto e chi ha ragione. Il confronto e a volte lo scontro, in fondo, nascono proprio da tale difficoltà di sintesi tra le diverse posizioni”. “E’ questo il lavoro – potremmo dire anche la missione – difficile e necessaria al tempo stesso di un giornalista: arrivare il più vicino possibile alla verità dei fatti e non dire o scrivere mai una cosa che si sa, in coscienza, non essere vera”.

“Vivere con professionalità vuol dire innanzitutto – al di là di ciò che possiamo trovare scritto nei codici deontologici – comprendere, interiorizzare il senso profondo del proprio lavoro. Da qui deriva la necessità di non sottomettere la propria professione alle logiche degli interessi di parte, siano essi economici o politici”. “Compito del giornalismo, oserei dire la sua vocazione, è dunque – attraverso l’attenzione, la cura per la ricerca della verità – far crescere la dimensione sociale dell’uomo, favorire la costruzione di una vera cittadinanza”, ha proseguito il Pontefice. “In questa prospettiva di orizzonte ampio, quindi, operare con professionalità vuol dire non solo rispondere alle preoccupazioni, pur legittime, di una categoria, ma avere a cuore uno degli architravi della struttura di una società democratica”, ha aggiunto. “Dovrebbe sempre farci riflettere che, nel corso della storia, le dittature – di qualsiasi orientamento e ‘colore’ – hanno sempre cercato non solo di impadronirsi dei mezzi di comunicazione, ma pure di imporre nuove regole alla professione giornalistica”.

“Il giornalismo non può diventare un’arma di distruzione di persone e addirittura di popoli. Né deve alimentare la paura davanti a cambiamenti o fenomeni come le migrazioni forzate dalla guerra o dalla fame”, ha aggiunto poi, spiegando la sua terza raccomandazione. “Rispettare la dignità umana è importante in ogni professione – ha detto -, e in modo particolare nel giornalismo, perché anche dietro il semplice racconto di un avvenimento ci sono i sentimenti, le emozioni e, in definitiva, la vita delle persone”. “Spesso ho parlato delle chiacchiere come ‘terrorismo’, di come si può uccidere una persona con la lingua. Se questo vale per le persone singole, in famiglia o al lavoro, tanto più vale per i giornalisti, perché la loro voce può raggiungere tutti, e questa è un’arma molto potente”. Per il Papa, “il giornalismo deve sempre rispettare la dignità della persona. Un articolo viene pubblicato oggi e domani verrà sostituito da un altro, ma la vita di una persona ingiustamente diffamata può essere distrutta per sempre”. “Certo la critica è legittima, e dirò di più, necessaria, così come la denuncia del male, ma questo deve sempre essere fatto rispettando l’altro, la sua vita, i suoi affetti”, ha affermato Francesco. “Auspico che sempre più e dappertutto il giornalismo sia uno strumento di costruzione, un fattore di bene comune, un acceleratore di processi di riconciliazione – ha aggiunto -; che sappia respingere la tentazione di fomentare lo scontro, con un linguaggio che soffia sul fuoco delle divisioni, e piuttosto favorisca la cultura dell’incontro”. “Voi giornalisti – ha concluso – potete ricordare ogni giorno a tutti che non c’è conflitto che non possa essere risolto da donne e uomini di buona volontà”.