23 settembre 2016 | 11:22

La telefonia è il nuovo grande distributore di contenuti mediatici, dice il presidente di Telecom Recchi. Italia all’avanguardia in Europa sulla telefonia mobile, ma indietro sulla banda larga fissa. La fusione fra 3Italia e Wind? Per noi non è un problema

“E’ un dato di fatto che gli investimenti nella digitalizzazione e in Ict sono un fattore di crescita per il Pil” ma “l’Italia è indietro sulla banda larga fissa”. Intervenendo ad America 24 di Mario Platero su Radio 24 il presidente esecutivo di Telecom Italia, Giuseppe Recchi, si è espresso così parlando dell’importanza della banda larga e della situazione italiana.

Secondo Recchi “è fondamentale, soprattutto in questo momento in cui la banda ultra larga per gli utenti casalinghi significa connessione immediata ai contenuti mediatici. Ma il punto centrale riguarda le imprese. Su questo argomento non è vero che l’Italia sia così arretrata. Per quanto riguarda il settore della telefonia mobile noi oggi siamo all’avanguardia in Europa, abbiamo una distribuzione che è pari al 95% del Paese. Porteremo la copertura al 98% nei prossimi due anni”.

Giuseppe Recchi (foto Blu Cobalto Photography)

Quanto alla concorrenza di Enel sulla banda ultralarga fissa, Recchi ha detto: “In questo settore l’Italia è indietro, e lo è per alcune scelte politiche fatte in passato. I dati sono questi: due anni fa la copertura della popolazione era al 24%, oggi, grazie ai nostri investimenti, la copertura è aumentata al 52%”. “Noi siamo il più grosso investitore in Italia in assoluto, considerando qualsiasi settore”, ha sottolineato ricordando alcuni dati, come la spesa di “circa 3,9 miliardi di euro all’anno”, sostenuta dalla compagnia. “Il piano di investimenti sulla banda ultralarga fissa sta continuando, e nel 2018 la copertura sarà garantita per l’84%. A quel punto avremo raggiunto i nostri competitori europei”. Sulla possibile copertura totale con la banda larga, Recchi ha aggiunto: “Dovremmo raggiungere gli obbiettivi europei, fissati per il 2020. Oggi solo il 4% delle persone purtroppo vuole la banda ultra larga. L’Italia dovrà fare un grande sforzo per digitalizzare la pubblica amministrazione e per promuovere l’E-Commerce; da questo punto di vista è uno dei Paesi più arretrati d’Europa, perché non ha una cultura digitale”.

Recchi nel suo intervento ha parlato anche della fusione tra Tre e Wind, che recentemente ha ottenuto il via libera dall’Antitrust Ue. Non è “assolutamente” un problema di concorrenza per Telecom, ha detto Recchi: “Viviamo in un mercato molto frammentato, e in primo luogo questa fusione riguarda due operatori della telefonia mobile, mentre noi siamo anche presenti in quella fissa. C’è una grandissima differenza”. Sull’offerta di Linkem per la banda ultra larga Recchi ha aggiunto: “Sono diverse le tecnologie in gioco per fornire la connessione, e soprattutto continuano a cambiare. Noi però siamo quella che viene definita un’impresa di sistema, ovvero strategica per il Paese. Ragioniamo su un volume di clientela di 32 milioni di persone, tra mobile e fisso. Ci saranno sicuramente alcune zone d’ombra regionali su cui c’è spazio anche per queste nicchie di prodotto, ma un Paese che si vuole digitalizzare e dotare di un’infrastruttura di comunicazione deve guardare a Telecom: 3,9 miliardi di investimenti all’anno non sono una dimensione alla portata tutti”.

Tra i temi affrontati anche l’assetto societario della telco. L’ingresso di Vivendi in Telecom non ha aperto “alcun periodo di turbolenza”, ha detto Recchi. “Anzi, secondo me questo è un periodo di azione costruttiva molto importante”. “Il cda ha deciso per un cambio di passo, accorciando i tempi degli obbiettivi di accelerazione e di efficientamento. Telecom ha fatto la storia delle telecomunicazioni nel nostro Paese e ha un potenziale incredibile, che noi stiamo facendo sviluppare”.

“Il nuovo azionista è di tipo industriale, di lungo termine, che ha competenza anche in settori attigui come quello dei contenuti televisivi. Sono queste le zone di mercato che oggi convergono verso il mondo della telefonia, perché è proprio la telefonia il nuovo grande distributore di contenuti mediatici”. “Di questo ne parlano tutte le società, noi stiamo cercando di capire qual è il miglior modo per metterlo in pratica e creare valore per l’azienda. Il piano di ‘turn around’ sta andando molto bene, lo abbiamo già comunicato nelle varie occasioni formali ai mercati finanziari: ogni trimestre ci aspettiamo di portare notizie positive”, ha concluso.