23 settembre 2016 | 15:10

Briatore: “I sardi non sanno cos’è il turismo”. “Basta prediche scialbe e ipocrite”, la risposta dell’editore dell’Unione Sarda, Sergio Zuncheddu, che blocca le ipotesi di collaborazione con l’imprenditore

Giorgio Greco – Prendendo spunto da una polemica innestata da alcune dichiarazione di Flavio Briatore  (che aveva definita la Sardegna una terra straordinaria e aveva aggiunto che i sardi vogliono fare i pastori “loro il turismo non sanno nemmeno cos’è”), l’editore de L’Unione sarda, Sergio Zuncheddu ha replicato con una lettera aperta, che occupa oggi tutta la seconda pagina del giornale, mentre nella terza c’è un’intervista del nuovo direttore Emanuele Dessì al proprietario del Billionair.   “Basta prediche scialbe e ipocrite”, scrive Zuncheddu. “Se volete dare ai sardi qualche consiglio fatelo con garbo e delicatezza, come si conviene alle persone ben educate, e non ripetetevi troppe volte: anche noi riusciamo a capire subito ciò che ci interessa, perlomeno con la stessa velocità di voi piemontesi, e dei milanesi, emiliani, romani e via dicendo”. E a proposito di prediche, rivolto a Briatore sottolinea: “debbo dirti con franchezza che ci siamo rotti i c…i di sentirci dire cosa siamo o non siamo, cosa sappiamo fare e cosa no, quanto siamo arretrati e quanto no. Non vogliamo sentirvi neppure per farci i complimenti, quando per caso, intendiamoci, ne azzecchiamo una! Non ci frega proprio nulla dei vostri non richiesti giudizi”.

La vicenda si apre con le scuse di Briatore, che nell’intervista con Dessì sostiene che non aveva alcuna intenzione di offendere qualcuno “tanto meno i pastori. Dico sempre quello che penso: in Sardegna la palla al piede sono i trasporti”. Le scuse non sono state ritenute sufficienti da Zuncheddu che ha annullato un appuntamento fissato per oggi con lo stesso imprenditore originario di Cuneo per discutere di un’ipotesi di collaborazione per l’Abi d’Oru, l’abergo a cinque stelle  che l’editore ha in Costa Smeralda.

“Per fare cose insieme – spiega – oltre al business che stia in piedi, ci vogliono affinità e sintonia personale, cose allo stato mancanti”. L’editore chiede, infine,  con quale diritto “voi, imprenditori ma spesso solo prenditori, che venite dal continente in Sardegna, potete permettervi di aggiungere alla critica, sia pure lecita, quel tanto di fastidioso, repulsivo, disgustoso e insopportabile disprezzo, che allude a una nostra presunta inferiorità antropologica? Ci avete – ripete – sconquassato i c….i con questa altezzosa prosopopea, questo tronfio, saccente e sprezzante pontificare che non sopportiamo più”.