Siamo alla vigilia di una nuova e grave crisi. Così Carlo De Benedetti in un’intervista al ‘Corriere’: la globalizzazione ha accresciuto le ingiustizie sociali sino a renderle insopportabili

“Siamo alla vigilia di una nuova, grave crisi economica. Che aggraverà il pericolo della fine delle democrazie, così come le abbiamo conosciute”. Lo sostiene, in un’intervista sul ‘Corriere della Sera’, Carlo De Benedetti, secondo il quale “l’Occidente è a una svolta storica: è in gioco la sopravvivenza della democrazia, anche a causa della situazione economica e finanziaria”.

Carlo De Benedetti (Foto: Olycom)

“La globalizzazione”, spiega l’Ingegner De Benedetti, “di cui tutti noi, e mi ci metto anch’io, eravamo acriticamente entusiasti e ci siamo affrettati a raccogliere i frutti, ha creato una deflazione che ha ridotto i salari della media di tutti i lavoratori del mondo, e ha accresciuto le ingiustizie sociali sino a renderle insopportabili. Si sta verificando la previsione di Larry Summers, l’ex segretario al Tesoro di Clinton: una stagnazione secolare”.

Nemmeno sono sono serviti gli interventi negli anni della Bce e della Fed: “le banche centrali hanno tentato di cambiare mestiere: dopo cinquant’anni in cui il grande nemico era l’inflazione, hanno combattuto la deflazione secondo le vecchie teorie, creando moneta. Ma così hanno costruito una trappola. Hanno immesso sul mercato trilioni di dollari, una cifra inimmaginabile e incalcolabile. Non ci sono più titoli da comprare. Ma questo – continua De Benedetti al Corsera – oltre a mettere in ginocchio il settore bancario, non ci ha fatto uscire dalla stagnazione e dalla deflazione”.

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