28 settembre 2016 | 17:03

Gli editori liberi di scegliere il progetto migliore tra Milano e Torino, dice il presidente Aie, Motta. Monaco (presidente piccoli editori Aie): riflettere sulle date. Ferretti (editrice della 66thand2nd): importante differenziare il progetto e far partecipare tutti

Gli editori “sono liberi di fare quello che vogliono. L’Aie è un’associazione di categoria e porta avanti un progetto: chi va a Torino o a Milano? Io non ho una risposta, non ce l’ho: dico solo che gli editori sceglieranno in base al progetto che valuteranno migliore” per il Salone del Libro. Lo ha detto il presidente dell’Associazione italiana editori, Federico Motta, al termine della riunione dei piccoli editori associati all’Aie che si è svolta a Bologna.

“Preferisco non parlare di Torino”, ha aggiunto Motta, secondo quanto riporta Ansa. “Finalmente da un po’ di tempo bisogna parlare del futuro e di Milano. Franceschini non so se ci sarà il 5 ottobre” alla presentazione del Salone, “mi auguro la sua presenza. Anzi, tutti gli editori si augurano che venga, poi non sono io nella testa di Franceschini”.

Federico Motta

Federico Motta, presidente Aie (foto Olycom)

L’incontro in mattinata, a cui hanno partecipato anche alcuni degli editori usciti dall’Aie per protesta, “è andato bene. Siamo una categoria vivace, c’è stata discussione, ognuno ha espresso le sue riflessioni e quindi ci siamo confrontati liberamente e con molta oggettività. Le criticità sono sempre le stesse”, ha spiegato Motta: “Non ci sono novità, erano presenti quelli che hanno espresso le loro perplessità. Abbiamo solo riposizionato meglio certi argomenti, poi rimanderemo tutto al 5 ottobre, che sarà il giorno della conferenza stampa di presentazione. A Milano abbiamo annunciato le nostre date, fatte in base ad aspetti logistici e anche di valutazione di posizionamento”.

Il Salone di Milano e quello di Torino devono “porsi il problema” della vicinanza di date tra le due manifestazioni, “provate a interrogarvi voi. Non siamo noi come piccoli editori che possiamo determinare cambi che sono legati a esigenze organizzative e logistiche. Noi abbiamo posto il problema che è una difficoltà, che è bene che venga posta e se viene posta è per noi un vantaggio”, il commento di Antonio Monaco, presidente del Gruppo dei Piccoli editori dell’Aie, al termine della riunione a Bologna.

“Anche un solo editore che non c’è, è una ferita – ha aggiunto parlando degli 11 piccoli editori usciti dall’associazione – Questa situazione esprime una difficoltà, qualcosa che non è stato fatto adeguatamente e impone la necessità di essere ancora migliori, non ci si può passare sopra. Ma è giusto che ognuno sia libero se ha una posizione divergente”. Nell’incontro di oggi “abbiamo comunque dialogato serenamente”.

“Quello che ci auguriamo adesso è che i Saloni abbiano due fisionomie diverse, e immagino che così sarà, e certamente che nel tempo si riescano a mantenere due manifestazioni importanti differenziate nel progetto ma a una giusta distanza. Questo consentirebbe a tutti gli editori di partecipare”, ha detto invece Isabella Ferretti, editrice della 66thand2nd che a fine anno uscirà dall’Aie (insieme ad altri editori), che fa parte del gruppo degli 80 editori indipendenti ‘ribelli’, gli ‘Amici del Salone di Torino’.

“Spostare le date era una possibilità, ma purtroppo è saltata”, ha aggiunto a margine della riunione dei piccoli editori dell’Aie a Bologna. “Siamo talmente a ridosso, non so se si può fare nulla in questo senso, però magari l’anno prossimo qualcosa potrebbe succedere”. “Nel mio intervento ho specificato che non si può essere contrari a un progetto che non si conosce. Il gesto delle dimissioni dall’Aie è per me un modo per esprimere un dissenso rispetto alla governance dell’associazione”, ha spiegato.

“Oggi questa riunione ha consentito di chiarire alcune delle posizioni assunte nei mesi passati senza che ce ne fosse stata la possibilità, ci siamo parlati attraverso giornali e questo crea equivoci. Quindi per me è importante chiarire che la contrarietà al progetto di Milano non poteva essere data quando non si conosceva nulla del progetto. Le dimissioni – ha concluso – erano per esprimere un dissenso rispetto al fatto di non essere stati ascoltati e consultati su quello che venne definito lo spostamento del Salone di Torino a Milano”.