03 ottobre 2016 | 11:34

Dopo 35 anni la famiglia Gelmi di Caporiacco mette in vendita il quotidiano ‘Adige’. Il direttore Giovanetti: in Trentino siamo alla vigilia di importanti cambiamenti nel mondo dei quotidiani

Il direttore dell’Adige, Pierangelo Giovanetti, nell’editoriale pubblicato domenica 2 ottobre sul quotidiano leader in Trentino ufficializza la notizia che il giornale è in vendita. Gli editori della Sie, Società Iniziative Editoriali, la contessa Marina Mattiazzo Gelmi di Caporiacco e suo fratello Sergio, che hanno ereditato la casa editrice dal fratello Francesco deceduto nel’96, hanno infatti deciso di passare la mano per problemi anagrafici e hanno dato incarico a una finanziaria di trovare dei compratori.

Marina Gelmi di Caporiacco (foto Ezio De Vecchi dal sito Notizie.comuni-italiani.it)

Sono così due le testate della zona destinate a grossi cambiamenti sul fronte degli editori: L’Alto Adige – Trentino della Finegil, che vedrà andare in minoranza, o uscire di scena, il Gruppo Espresso, in seguito alla cura dimagrante delle tirature impostagli dall’Antitrust per la fusione con l’Itedi, e l’Adige.

Di seguito il testo dell’editoriale a firma del direttore Pierangelo Giovanetti:

 L’ informazione ha oggi un ruolo centrale nella vita delle persone e della società. È il cuore stesso della democrazia, condizione fondante e costitutiva della cittadinanza. Senza informazione non ci può essere scelta consapevole, partecipazione alla vita sociale, politica economica di un territorio. Essere informati è, in sostanza, la base della libertà dell’uomo. Anche in tempi di profluvio di notizie, moltiplicate all’inverosimile grazie a internet, il ruolo centrale del giornale resta intatto. Anzi, è rafforzato dal bisogno di una bussola nel mare magnum delle notizie, una gerarchia ragionata dei fatti e soprattutto una garanzia autorevole su quanto viene scritto. È questo che dà il giornale rispetto al bombardamento continuo di news a opera di internet, facebook, schermi tv, che si fermano a poco più di uno strillo, un frammento del divenire, senza l’approfondimento che aiuti a comprendere il tutto, le cause degli eventi e le loro conseguenze.

Pierangelo Giovanetti

Dentro una comunità il giornale esercita un ruolo vitale anche quale strumento di identità, collante di tenuta sociale, agorà per il confronto plurale e quotidiano delle idee, delle proposte, della critica costruttiva, sale di un dialogo civile e di una crescita del territorio. Il Trentino è sempre stato terra di vivace presenza di quotidiani, di testate libere e autorevoli. Lo era all’inizio del secolo con direttori del calibro di Cesare Battisti e Alcide De Gasperi, lo è stato nel Dopoguerra con giornali che hanno contribuito a ricostruire il Paese e a dare forza all’Autonomia, dentro un leale confronto che ha alimentato il rafforzamento della democrazia accompagnando e stimolando la modernizzazione della società trentina. Proprio la presenza di ben tre testate quotidiane sul territorio, che garantiscono in maniera qualificata informazione, dibattito, controllo ed equilibrio dei poteri, può far ritenere in taluni che sia un qualcosa di scontato, che vi sarà sempre, sottovalutando magari cosa vorrebbe dire per un Land autonomo come è il Trentino non avere una varietà di voci a disposizione, e soprattutto un radicamento territoriale.

Non c’è consapevolezza che le cose possono anche cambiare, che in tutta Italia vi sono giornali che chiudono o ridimensionano la loro attività. Giornali che cambiano editore, magari dentro logiche non di sviluppo locale, ma altre. Visto che i giornali non fanno diventare ricchi gli editori, ma svolgono un servizio imprescindibile di tenuta dei legami sociali e culturali di un popolo, e costituiscono una voce fondamentale di pluralismo. Oggi in Trentino siamo alla vigilia di importanti cambiamenti nel mondo dei quotidiani. Tutte e tre le testate o sono in vendita, o si sta discutendo sul loro assetto futuro, non escludendo la chiusura, o eventuali altre trasformazioni. Il cambio degli editori e degli assetti azionari è sempre un passaggio delicato, soprattutto se non c’è la consapevolezza in una comunità del bene prezioso che costituisce l’avere un giornale con la testa e le gambe sul proprio territorio, con radici profonde nella storia e nella cultura di popolo, ma anche con un sapiente, civico senso di libertà che va garantito sempre, se il quotidiano vuole essere voce autorevole e costruttiva, specie in una regione autonoma come la nostra. Per questo l’attenzione della comunità trentina su quanto sta avvenendo è fondamentale, ma soprattutto deve stimolare l’orgoglio di avere una testata non asservita e autorevole, e la responsabilità per chi è classe dirigente di assumersi l’impegno di far continuare tale voce di democrazia e di territorialità, impegnata quotidianamente nel costruire comunità.

Dopo decenni di controllo da parte del Gruppo Espresso-Repubblica, il «Trentino» e «l’Alto Adige» stanno per cambiare azionista di riferimento, a seguito della decisione della famiglia De Benedetti di vendere o affittare il quotidiano per rientrare nel tetto dell’Antitrust del 20% delle tirature, superato dopo l’incorporazione della Stampa di Torino e del Secolo XIX di Genova. Si vedrà a chi andranno le quote di controllo, e se l’azionista sarà un gruppo nazionale con logiche nazionali, o invece altro. Il «Corriere del Trentino» e il «Corriere dell’Alto Adige» hanno di recente cambiato editore, con il passaggio della casa madre, il Corriere della Sera, a Urbano Cairo, imprenditore affermato e di grande dinamismo, profondo conoscitore della carta stampata. I dorsi locali del Corriere, nati 13 anni fa con una felice intuizione del direttore Ferruccio De Bortoli e degli azionisti del Corriere, hanno rappresentato in questi anni un intelligente radicamento locale del primo giornale italiano per diffusione e autorevolezza, garantendo cronache, analisi e approfondimenti del territorio. Si vedrà anche in questo caso se il nuovo editore continuerà a investire nella territorialità e radicamento locale della testata nazionale, o deciderà altrimenti. Infine l’Adige.

Oggi il quotidiano è la prima testata di lingua italiana della regione, con un primato in diffusione e radicamento attestato proprio in questi giorni dall’Audipress, con 217mila lettori ogni giorno, pari a una crescita del +9% rispetto alla rilevazione precedente. È un giornale sano, con bilanci certificati e i conti in ordine, proiettato sul futuro, dinamico nelle evoluzioni a cui spinge la trasformazione in atto nel mondo dell’editoria. La sua libertà e indipendenza sono state assicurate in maniera più unica che rara nel contesto della stampa italiana ed europea dalla famiglia Gelmi di Caporiacco, proprietaria del giornale da 35 anni, che con grande lungimiranza, profonda attenzione al territorio, autentico convincimento democratico e appassionato rispetto del ruolo della stampa e dell’autonomia della redazione, hanno garantito una lunga stagione di libertà all’Adige e alla comunità trentina. Ora, ragioni anagrafiche costringono a pensare a un dopo, cercando di costruire un progetto che porti avanti lo stesso spirito di coscienza civica e di bene comune che ha animato l’impegno editoriale della famiglia per oltre tre decenni. Continuare tale esperienza di libertà a servizio del Trentino e della sua crescita, anche in termini di partecipazione e di contributo di idee, è un impegno che va oltre i ricavi economici a cui purtroppo oggi la miopia di finanziarie e classi dirigenti imprenditoriali pone lo sguardo, concentrate sulle trimestrali e non sullo sviluppo di un territorio. Occorre credere nella libertà e nell’indipendenza che un popolo ha se dispone di una voce libera e forte.

Lo avevano capito bene quei trentini che, ancora sulle rovine della guerra di una città bombardata e affamata, posero le basi per la ricostruzione fondando nel 1945 subito dopo la liberazione un giornale, «Il Popolo trentino», che di lì a poco prese il nome «l’Adige». La sfida ora è credere nello stesso ideale, con una visione lungimirante del domani, con un amore sincero per la propria terra e il suo sviluppo. Del resto è questo l’investimento più importante e duraturo (e redditizio) per le generazioni future.