06 ottobre 2016 | 13:28

Bene l’impegno sulla fibra, ma inutile costruire un’infrastruttura se nessuno la compra, dice il presidente Telecom, Recchi. Tensioni con Cattaneo? Fantasie inconsistenti

In Telecom Italia “non c’è mai stata tanta unità, la nostra squadra è perfettamente integrata e siamo focalizzati sugli stessi obiettivi”. A dirlo il presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi, a margine del convegno EY di Capri, rispondendo a chi gli chiedevano di presunti dissidi ai vertici del gruppo telefonico. “Sono fantasie inconsistenti”, ha proseguito Recchi, “di un mondo che si interessa a Telecom” che, ha detto, “solletica gli interessi di qualcuno”.

Parlando dei progetti di Telecom Italia Recchi ha parlato del lavoro sulla fibra portato avanti con grande convinzione, ma “è importante non costruire cattedrali nel deserto”, perché “è vero che prima deve venire l’offerta, ma bisogna stare molto attenti”, visto che “non possiamo stare 10 anni davanti alla domanda, non possiamo permetterci scelte non sostenibili nel medio periodo, è un rischio come operatore”. Recchi ha rivendicato gli investimenti sostenuti dalla telco nella banda ultralarga, ricordando che ogni giorno posa 7.300 km di fibra, ha raggiunto 14 milioni di case avanzando a oltre 300 km all’ora di posa per una copertura del 54% delle famiglie. “Abbiamo cablato nell’ultimo anno un’area grande come l’Austria e avanziamo di una Torino al mese”. Tuttavia, ha avvertito, “è inutile costruire un’infrastruttura se nessuno la compra”.

Giuseppe Recchi (foto Olycom)

L’Italia, ha proseguito Recchi, “ha un difetto cronico che non sa pianificare e vive da un’emergenza all’altra. Nel nostro settore invece c’è il piano per la Banda ultralarga che è lungimirante, definisce gli obiettivi e divide le aree a seconda del potenziale mercato”. Il settore tlc “vive un fermento mai visto”. Nel corso del suo intervento, Recchi ha anche sottolineato il caso virtuoso della Calabria, dove la sinergia tra politiche regionali, fondi europei e mercato ha consentito di fare un grande percorso per l’infrastrutturazione digitale del territorio, con una rete di banda larga più capillare rispetto alle aree avanzate del paese.

Il manager ha poi parlato degli interventi nel settore della Commissione Europea che va in direzione di una deregolamentazione per lo sviluppo delle telecomunicazioni. Bruxelles, ha spiegato, “dice che per fare la gigabyte society servono 500 miliardi di euro ma se tutti gli operatori continuano a investire al ritmo attuale, ci sarebbe un gap da 150 miliardi”. Alla luce di cio’, ha spiegato Recchi, “per questo motivo c’e’ un decalogo in cui si indica di deregolare laddove c’e’ competizione” delineando cioe’ nel futuro la necessita’ di una minore regolamentazione per stimolare gli investimenti. A tal proposito, per la banda ultra larga, Recchi ha citato il caso di Milano: “C’e’ una situazione anomala in cui c’e’ un principale operatore cioè Fastweb mentre noi siamo new entrant ma siamo però regolati come incumbent, cioè con i prezzi fissati mentre altri possono abbassarli”.