08 ottobre 2016 | 14:46

Polemica per lo sponsor della Nazionale. La società di scommesse Intralot diventa premium sponsor, ma la Figc precisa “nessun logo sulla maglia”. Condanna da Mario Lusek, direttore sport della Cei: Siamo al doping comunicativo, è da irresponsabili

L’accordo di sponsorizzazione tra la Nazionale di calcio e la società di scommesse Intralot, che diventa Premium Sponsor, ha fatto scoppiare la polemica politica bipartisan, con parlamentari del Pd e M5s che hanno chiesto alla Figc di revocare l’accordo. Nemmeno la precisazione della Federcalcio, che ha spiegato che “non ci sarà nessun logo sulle maglie”, ha placato i malumori.

“Sono preoccupato come genitore, la Figc poteva evitarlo”, ha invece il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori. Contro l’accordo si è schierato anche Claudio Ranieri, che si è limitato a dire che “non è giusto per uno sportivo”, senza entrare nel merito della scelta della Figc.

Chi invece ha aspramente criticato l’iniziativa è il senatore M5s Giovanni Endrizzi: “Non volevo crederci”, ha scritto sul blog di Beppe Grillo, invocando l’intervento del Parlamento. “Approvi subito la legge per abolire totalmente la pubblicità sul gioco d’azzardo”, ha scritto.

La polemica ha indotto la Federcalcio a pubblicare una nota di chiarimento diffusa dall’Agenzia Ansa: “Accordi di questo tipo non prevedono alcun logo sulla maglia, che rimane del tutto pulita(come da regole Fifa), e neppure sulle tute – si legge – L’immagine che si vede in giro è solo una photo opportunity, un dono di tipo personale come quelli fatti tante volte a sponsor, politici, appassionati e giornalisti”.

Una difesa che non ha fermato le critiche. “Il problema non si riduce alla presenza o meno del logo sulla maglia, ma consiste nella stessa associazione di una multinazionale di scommesse e gioco online, anche d’azzardo, a formazioni sportive che rappresentano l’Italia nel mondo e che dovrebbero diffondere ben altri valori. Apprezziamo che la Figc si stia ponendo il problema, ma ancora non ci siamo”, hanno detto i senatori del Pd Franco Mirabelli e Stefano Vaccari, i primi a sollevare la questione dell’opportunità della sponsorizzazione.

L’annuncio dell’intesa tra Intralot e Figc era arrivato nella giornata di mercoledì, salutata dal presidente federale Carlo Tavecchio come “una partnership incentrata sui valori visto che una parte fondamentale dell’accordo prevede l’impegno in attività sociali, rafforzando così il lavoro della Federcalcio nella promozione della cultura della legalità e per la diffusione di comportamenti consapevoli all’interno del mondo del calcio”. (SportMediaset)

Scatenata la Cei con questo comunicato stampa:

“Se una società è chiamata ad essere educante, tutti i soggetti sono chiamati ad un supplemento di responsabilità. Altrimenti si è irresponsabili, si veicola un messaggio che è un vero e proprio doping comunicativo”. Così il direttore dell’ ufficio Cei per la pastorale del tempo libero, turismo e sport, mons. Mario Lusek, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, ha commentato l’ accordo della Nazionale italiana di Calcio con uno sponsor di giochi e scommesse.
“Questo accordo – ha aggiunto mons. Lusek – è prima di tutto una provocazione sociale e diventa anche un problema e un rischio educativo molto grosso. Soprattutto colpisce la definizione che questo accordo è stato siglato per affinità culturali. Se queste sono le affinità culturali di una Federazione di gioco che dovrebbe aver imparato dal passato e dalla sua storia la necessità di intraprendere circuiti virtuosi, diventa tutto ancora più problematico soprattutto per il modello educativo che veicola”.
“Definire affinità culturale – ha concluso mons. Lusek – la sponsorizzazione di una società di gioco d’azzardo nei confronti dello sport pulito rompe un circuito virtuoso”.

Ecco il video dell’intervista:
https://www.youtube.com/watch?v=ZaKFgz7W7FI