14 ottobre 2016 | 18:55

Da Facebook passa il 30% delle visite nei siti di news, ma la maggioranza degli editori non è soddisfatta da come sono informati sui cambiamenti del social

Gli editori sono ben consapevoli di aver bisogno di Facebook per le loro attività on line, ma non sempre sono sicuri di quale sia la strategia migliore per lavorarci. Ad accendere le luci sulle difficoltà con le quali si misurano giornalisti e siti di news di tutto il mondo quando di mezzo c’è la creatura di Mark Zuckerberg, una recente ricerca dell’Inma, l’International News Media Association, che ha cercato di tirare le somme su come Facebook lavora, evidenziando le varie vie che gli editori possono percorrere ottenendo benefici, che vanno dall’allargare il proprio bacino di lettori, all’aumento dei ricavi.

“Molti editori vivono la collaborazione con Facebook come un dilemma faustiano”, spiega l’autore del report, Grzegory Piechota, ricercatore associato dell’Harvard Business School, autore dell’analisi. “Possono arrivare alla ricchezza, ma potrebbero perdere la loro anima”. “O meglio”, precisa, “possono raggiungere una vasta audience, fare molti soldi ma rischiando di annacquare il loro brand perdendo il contatto direto con gli utenti”.

(infografiche tratte dal sito NiemanLab)

Nel report, in parte sintetizzato da NiemanLab, sono inseriti anche dati raccolti analizzando il rapporto di 37 siti di news europei e americani, la maggior parte dei quali contano circa 10milioni di utenti unici mensili. In media, il 30% delle visite totali arriva proprio da Facebook. Per l’81% degli intervistati la ragione principale per utilizzare il social è per aumentare l’engagement e ampliare il pubblico, e tra questi il 79% dice di essere soddisfatto dalle opzioni messe in campo dalla piattaforma per aiutarli.

Le note dolenti arrivano quando si parla delle modalità con cui Facebook comunica le sue modifiche, con il 68% del campione che non si ritiene soddisfatto. Passando al risvolto economico, mentre il 41% dice che è importante generare ricavi con Facebook, il 57% non si dice soddisfatto delle modalità con cui questi guadagni vengono generati.

Insomma se allargare l’audience di riferimento e utilizzare strumenti anche di un certo impatto come i video live o le foto a 360°, sono prospettive che non possono che far gola agli editori, dall’altra non si può certo dimenticare il peso del famigerato algoritmo che con le sue modifiche può facilmente determinare vincitori e vinti ed esserne troppo dipendenti può rivelarsi un’arma a doppio taglio.