Rumor d’oltreoceano sulla nascita di una tv digitale targata Donald Trump. Il tycoon smentisce, ma secondo il Financial Times il marito di Ivanka starebbe muovendosi per seguire il progetto

Tornano a circolare le voci sulla possibilità che, una volta chiusa la parentesi elettorale, Donald Trump possa lanciare una sua rete tv. Ad alimentare l’indiscrezione, nonostante le ripetute smentite del diretto interessato, la scelta di utilizzare il servizio di streaming Facebook Live, durante l’ultimo dibattito con Hillary Clinton, per una trasmissione di analisi e commenti.“E’ un imprenditore”, taglia corto Stephen Bannon, responsabile della campagna di Trump, rispondendo a chi gli chiedeva le intenzioni del candidato.

Donald Trump (Foto Olycom)

In ogni caso si tratterebbe di un progetto di non facile realizzazione, con da una parte i colossi via cavo restii ad acquistare canali extra in un’era di audience in calo, e dall’altra parte, qualora decidesse di puntare su un servizio digitale più che su un vero e proprio canale, la necessità di fare costosi e significativi investimenti in tecnologia. A questo proposito, secondo il Financial Times, il marito di Ivanka Trump, Jared Kushner, avrebbe contattato informalmente uno dei leader dell’industria dei media per portare avanti il progetto.

L’obiettivo del nuovo canale potrebbe essere quello di capitalizzare il movimento nato intorno alla campagna elettorale del tycoon, che più volte ha accusato i media tradizionali di voler falsare la campagna elettorale e gli esiti del voto, distorcendo le informazioni a vantaggio della candidata democratica. E per realizzare il suo progetto, secondo diversi media internazionali, Trump potrebbe contare su diversi volti noti della tv e dell’informazione a stelle e strisce, come Sean Hannity e Bill O’Reilly, da Fox News, o Stephen Bannon, presidente del  sito di news Breitbart, già schierato a suo favore. Più difficile invece la presenza dell’ex capo di Fox News, Roger Alies, uscito a luglio dall’emittente di casa Murdoch dopo le accuse di molestie sessuali, la cui partecipazione sarebbe impedita dagli accordi siglati con la rete.

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