21 ottobre 2016 | 17:24

Stop al carcere per i giornalisti e alle querele temerarie. Le richieste della Fnsi al ministro Orlando

Abrogazione del carcere per i giornalisti, querele temerarie usate come strumento di minaccia nei confronti dell’esercizio del diritto di cronaca, sblocco della legge sulla diffamazione, attualmente ferma in quarta lettura al Senato: questi alcuni dei temi affrontati oggi nel corso di un incontro tra una delegazione della Federazione della Stampa, guidata dal presidente Giuseppe Giulietti, e il ministro Andrea Orlando.

La Federazione della Stampa, si legge in una nota pubblicata sul sito della Federazione, ha sollecitato l’approvazione definitiva di una legge che recepisca finalmente le sollecitazioni arrivate dalle istituzioni europee in materia di abrogazione del carcere per i cronisti e soprattutto la definizione di una norma che scoraggi le querele temerarie diventate un vero e proprio strumento di minaccia nei confronti dei cronisti che indagano su mafie, corruzione e malaffare.

Andrea Orlando, ministro della giustizia (foto Olycom)

Allo stesso modo è stata posta all’attenzione del ministro la necessità di tutelare in modo adeguato i cronisti che quotidianamente si occupano di queste materie ed esposti a continue minacce a tal punto che decine e decine sono ormai i cronisti costretti ad una vita blindata.

Il ministro, sottolinea la nota, non solo ha confermato il suo interesse e la sua sensibilità nei confronti di queste tematiche ma si è anche impegnato a definire un percorso di confronto che possa portare alla individuazione degli strumenti più idonei per arrivare alla definizione di temi che da troppo tempo sono all’attenzione delle istituzioni, ma non riescono a trovare una adeguata risposta.

La Federazione della Stampa ha infine dato la propria più ampia disponibilità a partecipare nei modi e nelle forme che saranno definite nelle prossime ore ai gruppi di lavoro che stanno elaborando gli stati generali dell’antimafia e i progetti di educazione alla legalità e del contrasto al cosiddetto linguaggio dell’odio e della violenza.