24 ottobre 2016 | 18:00

Condannare alla galera un giornalista lede profondamente la libertà di espressione, dice il presidente del Senato Grasso al convegno di ‘Ossigeno per l’Informazione. Nel 2015 registrate più di 5100 querele infondate a danno di cronisti

“Citerò due numeri tra i tanti forniti da Ossigeno che da soli restituiscono un quadro allarmante. Trovo piuttosto grave il fatto che, nel biennio 2014-2015, siano stati inflitti 103 anni di carcere in totale a 155 giornalisti”. Lo ha detto il presidente del Senato, Pietro Grasso al convegno di Ossigeno per l’informazione organizzato a Palazzo Madama in occasione della Giornata internazionale per mettere fine all’impunità per i reati contro i giornalisti indetta dall’Onu. “Si potrebbe obiettare che quasi nessun giornalista finisce poi effettivamente in carcere ma, a mio parere, anche solo subire una condanna di questo genere è profondamente lesivo della libertà di espressione, diritto universalmente riconosciuto”.

Pietro Grasso, presidente del Senato (foto Olycom)

“Mi colpisce inoltre “, ha continuato Grasso, “che ogni anno si registrino numeri davvero spropositati di querele infondate: secondo i dati del Ministero relativi al 2015 infatti sono state infondate 5125 querele, circa il 90% di tutte quelle a carico dei giornalisti”. “La Giornata internazionale per mettere fine all’impunità per i reati compiuti contro i giornalisti, una ricorrenza internazionale indetta dalle Nazioni Unite, testimonia come la completa libertà di stampa sia una esigenza globale cui prestare la massima attenzione”.

“L’impegno di Ossigeno per l’informazione”, ha detto ancora, “si fa di anno in anno più forte e autorevole: vi siamo davvero grati per il servizio civile che svolgete per tutti noi. Illuminate quotidianamente le storie degli oltre trentamila giornalisti italiani che hanno subito intimidazioni; dei tremila che sono stati minacciati; dei trenta che vivono sotto scorta solo per aver raccontato verità scomode. Siete un pungolo per l’opinione pubblica, che ha bisogno di conoscere queste storie per poter sostenere uomini e donne che svolgono un altissimo servizio al nostro Paese; lo siete anche per la politica e le Istituzioni che da molti anni discutono sulle soluzioni più appropriate per tutelare la libertà di stampa, il diritto all’informazione e quello alla privacy ma che non riescono a determinare il cambiamento auspicato e necessario”.

“Il dossier ‘taci o ti querelo’, ha sottolineato il presidente del Senato, “è una piccola ma importante conquista, soprattutto se guardata in prospettiva: ci consente infatti di analizzare gli effetti della legge sulla diffamazione a mezzo stampa a partire da dati reali raccolti in 139 tribunali italiani”. “Il Ministero della Giustizia ha fornito, per la prima volta, degli elementi oggettivi sui quali soppesare le nostre riflessioni e sui quali calibrare le azioni che andranno intraprese. Sono davvero convinto che con un monitoraggio costante – e attraverso le comparazioni che potremo svolgere in futuro proprio a partire da questi dati – saremo ancora più capaci di rispondere in modo concreto e incisivo alle insidie che minano il rapporto tra informazione e potere”.