28 ottobre 2016 | 14:47

L’ad di Mediobanca Nagel apre a Cairo: pronti a valutare la fusione. Collaboreremo guardando all’interesse di Rcs. L’ispezione della Consob? Si è conclusa a settembre: nessun dirigente risulta indagato

Il successo dell’Opa di Urbano Cairo su Rcs, rispetto alla cordata con Mediobanca, “per noi è un esito altrettanto positivo. Collaboreremo con la nuova proprietà. Se ci proporrà una fusione con la Cairo la valuteremo con lo spirito costruttivo di chi guarda l’interesse della società”. A dirlo l’a.d di Mediobanca Alberto Nagel. “Noi valutiamo positivamente l’esito delle due opa su Rcs”, ha spiegato, ricordando come “nel 2013 Mediobanca si era posta l’obiettivo di vendere la partecipazione”.

“Nello sciogliere il patto di sindacato, siamo stati noi il soggetto che ha dato il la, si sono create le condizioni per arrivare a una ricomposizione dell’azionariato”, ha aggiunto. “Siamo felici di questo esito, avevamo partecipato a un’altra cordata”, ha ricordato. “La nostra offerta era più di sviluppo e più internazionale. L’offerta di Cairo è più di efficienza, ma anche assunzione diretta di responsabilità”, perché Cairo si è posto direttamente alla gestione dell’azienda.

Alberto Nagel, ad di Mediobanca (foto Olycom)

Parlando poi dell’ispezione avviata da Consob nell’istituto di credito dopo la contro offerta su Rcs, il manager ha spiegato: “ha comportato l’acquisizione di alcuni documenti e l’audizione di alcuni esponenti della banca”. “Si è conclusa a settembre”, ha precisato, sottolineando che “al momento non è pervenuta alcuna comunicazione. Non risulta che alcuno dei dirigenti sia indagato”.

Da ultimo anche un riferimento alle tensioni createsi tra Vivendi e Mediaset su Premium. “Mediobanca per Dna, vocazione e formazione è una banca che agisce in maniera esclusivamente professionale e terza rispetto ai suoi azionisti, sempre con lo scopo di trovare soluzioni di natura tecnica e professionale”, ha detto rispondendo ad una domanda sulle indiscrezioni che vedono l’istituto come intermediario tra le due società, entrambi azioniste della banca.

“Non ha senso collocarla in una o dall’altra parte dell’azionariato, perchè non prende mai le parti del singolo azionista ma cerca sempre di dare esclusivamente un apporto professionale che possa essere utile”. Questo è l’approccio “mai di schieramento ma sempre di tipo professionale”, ha concluso Nagel.