Comunicazione

02 novembre 2016 | 15:53

Nel terzo trimestre 2016 gli italiani mantengono un cauto ottimismo per la ripresa del mercato e dei consumi. Il lavoro, il terrorismo e il pagamento dei debiti le prime preoccupazioni. La Global Consumer Confidence Survey di Nielsen (INFOGRAFICA)

Si posiziona a quota 57 l’indice di fiducia Nielsen dei consumatori italiani, in crescita di 2 punti percentuali rispetto al dato dello scorso trimestre, stabile su base tendenziale. Nonostante la situazione di fiducia italiana sia stabile rispetto allo stesso periodo del 2015, emergono dei segnali positivi sul fronte della propensione al consumo. Questi alcuni dei dati che emergono dalla Global Survey sulla Consumer Confidence di Nielsen, la ricerca realizzata su un campione di oltre 30 mila individui in 63 Paesi. In particolare, spiega la recerca, fa registrare un incremento di 4 punti percentuali rispetto a un anno fa (18% vs 14%) la quota di quanti ritengono quello presente il momento giusto per fare acquisti e, contestualmente, cala la percentuale di chi si dichiara orientato al risparmio (38% vs 40% del periodo luglio-settembre 2015).

L’indice di fiducia a livello mondiale si attesta a 99 punti con cinque delle economie incluse tra le top ten che hanno fatto registrare un punteggio superiore alla soglia di 100: Regno Unito (106), Germania (100), India (133), USA (106) e Cina (106). Gli altri cinque mercati principali su scala globale, oltre all’Italia, hanno fatto registrare i seguenti punteggi: Canada (97), Brasile (84), Giappone (71) e Francia (69). L’indice di fiducia dei consumatori inglesi nel periodo post-Brexit ha fatto rilevare un incremento di ben 8 punti percentuali (vs trimestre precedente).

“Dall’indagine Nielsen sulla fiducia dei consumatori nel terzo trimestre dell’anno risulta che in Europa l’indice dei consumi ha segnato un trend di crescita in 26 dei 34 mercati monitorati”, ha dichiarato l’a.d. di Nielsen Italia Giovanni Fantasi. “Nel complesso gli indicatori della fiducia segnalano un andamento positivo nel breve periodo. Hanno registrato una crescita quanti considerano positivo il trend del mercato del lavoro (32%, +3 punti percentuali vs secondo trimestre 2016), lo stato delle proprie finanze (42%, +1 punto percentuale) e che si dichiarano propensi all’acquisto (34%, +1 punto percentuale). All’interno di tale contesto”, ha continuato Fantasia, “anche la posizione dell’Italia si configura in lento ma progressivo miglioramento. L’indice di fiducia si mantiene, infatti, sensibilmente al di sopra dei livelli registrati nel periodo di crisi, quando l’Italia aveva toccato quota 41, sia nel 2012 che nel 2013. Occorre d’altra parte concentrare le energie perché il sentiment di positività che va affermandosi si traduca in comportamento di acquisto”.

Per quanto riguarda la percentuale di quanti ritengono l’Italia ancora in crisi si è osservato un calo di 5 punti percentuali rispetto a un anno fa (84% vs 89%). Tuttavia, solo il 13% pensa che l’Italia possa uscire dal tunnel recessivo nei prossimi 12 mesi. Risulta stabile, nello stesso tempo, la quota di coloro che hanno dichiarato di intravvedere una svolta positiva nelle prospettive dell’andamento occupazionale (11%).

D’altra parte la sicurezza del proprio posto di lavoro rimane in testa alle preoccupazioni degli italiani (19%) seguita a poca distanza dall’apprensione destata dagli attacchi terroristici in Europa (17%). Il dato dell’Italia, rispetto alla voce terrorismo, si posiziona d’altra parte ben al di sotto di quanto rilevato nei principali Paesi europei e in quelli direttamente colpiti. Mettendo a fuoco le altre preoccupazioni su base nazionale emerge quella per il pagamento dei debiti (al 9%, +3 punti percentuali vs terzo trimestre 2015), quella per lo scenario economico (8%), per la salute (7%), per l’immigrazione (6%), la preoccupazione per l’educazione dei figli e il bilanciamento tra tempo di lavoro e famiglia (entrambe al 4%). Aumenta di tre punti percentuali rispetto allo scorso anno la percentuale di quanti dichiarano di non avere preoccupazioni (5%).

L’indagine prende anche in esame i comportamenti di consumo degli italiani rispetto a determinate categorie di prodotti. Il 30% dichiara di spendere per comprare vestiti, il 29% per i viaggi e il 22% per gli svaghi fuori casa. Per quanto riguarda queste ultime due voci, si rileva un incremento rispettivamente di 3 e 2 punti se raffrontate al terzo trimestre 2015, dati che vanno a confermare quanto rilevato in merito a una decisa crescita nella propensione ai consumi. Un quarto degli intervistati (24%) ha dichiarato di non avanzare somme di denaro extra a fine mese, dopo le spese essenziali.

Sul versante, invece, delle misure messe in atto per risparmiare dalle famiglie italiane, la quota di coloro che hanno dichiarato di avere adottato particolari misure di spending review risulta in netta decrescita: è pari al 51%, in calo di 13 punti percentuali rispetto al terzo trimestre 2015 (64%). Questo risulta essere un segnale significativo del fatto che si sta iniziando un percorso rivolto più ai consumi che ai tagli di spesa. Ciononostante, sono ancora riscontrabili comportamenti volti a ridurre le spese: il 56% spende meno negli acquisti di abbigliamento, il 53% taglia sulla voce divertimento, il 51% ha ridotto la frequenza dei pasti fuori casa, il 42% riduce il budget per le vacanze, il 38% si dimostra attento ai consumi di gas/elettricità e all’utilizzo dell’auto. In calo di 10 punti percentuali, invece, quanti si dichiarano propensi all’acquisto di marchi alimentari più economici (43% vs 53% del terzo trimestre 2015).

Alla domanda in merito a quali comportamenti di risparmio verranno mantenuti pur in presenza di uno scenario economico in via di miglioramento, il 26% degli intervistati (+5 punti percentuali vs terzo trimestre 2015) sottolinea che userà comunque meno l’auto, il 22% intende contenere le spese per pasti fuori casa, il 21% mantenere un atteggiamento di cautela nell’acquisto di vestiario, il 20% di porre attenzione ai consumi di gas/elettricità.

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