Editoria

02 novembre 2016 | 18:04

Dal 2006 a oggi sono stati uccisi più di 800 reporter in tutto il mondo, ma solo l’8% dei casi è stato risolto. Il report Unesco in occasione della Giornata internazionale contro l’impunità per i crimini ai danni dei giornalisti

Il 2015 è stato un anno particolarmente duro per i giornalisti, con 115 assassinii nel mondo, in particolare, in Paesi in guerra come la Siria, l’Iraq, lo Yemen o la Libia, ma anche la Francia colpita dal terrorismo. “I media e la libertà d’espressione sono sotto assedio”, sottolinea l’Unesco in un rapporto dedicato all’argomento, pubblicato il 2 novembre, in occasione della giornata dedicata alla Giornata internazionale contro l’impunità per i crimini ai danni dei giornalisti. Al primo posto c’è la Siria con 13 reporter uccisi, segue l’Iraq al secondo posto (10 giornalisti uccisi) e la Francia al terzo posto con l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo (8 giornalisti uccisi). Seguono Brasile, Messico, Sud Sudan (rispettivamente 7) e poi India, Libia e Filippine (rispettivamente 6).

Solo il 2012 era stato peggiore del 2015, con 124 reporter uccisi.

L’organismo Onu pubblica questo rapporto dal 2006, ogni due anni. Nel corso di questi 10 anni ha registrato l’uccisione di 827 giornalisti e la risoluzione solo dell’8% dei casi.

In generale la maggior parte delle vittime di attacchi mortali sono giornalisti che lavorano per la carta stampata, ma negli ultimi due anni si è assistito a un incremento delle vittime tra i reporter tv e, più recentemente, tra i giornalisti legati a testate online o autori di blog.

- Leggi o scarica il report, pubblicato sul sito en.Unesco.org (.pdf)