04 novembre 2016 | 17:59

Al più presto i decreti attuativi per eleggere i consigli con le nuove regole. Le richieste dei presidente degli Odg regionali al Governo dopo l’approvazione della legge sull’editoria

Un appello al Governo a emanare al più presto i decreti legislativi necessari per l’attuazione del Ddl sull’editoria, recentemente approvato, in modo da poter rinnovare i Consigli nazionali e regionali dell’Ordine dei giornalisti, già scaduti, con le nuove regole. E’ quanto lanciato oggi a Firenze nel corso di un incontro organizzato dalla maggioranza dei presidenti regionali dell’Ordine dei giornalisti.

In base alla nuova legge, spiega Ansa, il Consiglio dell’Ordine non sarà più costituito da 73 pubblicisti e 71 professionisti, ma 40 professionisti e 20 pubblicisti. Come spiegato da Carlo Verna, ex consigliere Usigrai e ex consigliere nazionale dell’Odg, tra i relatori dell’incontro, “il Consiglio nazionale e quelli regionali sono scaduti a maggio e sono prorogati fino al 31 dicembre perché era in arrivo questa norma che per operare effettivamente ha bisogno di un apposito decreto legislativo. Per quanto riguarda l’aspetto ordinistico, questo decreto deve essere fatto di concerto tra i ministeri dell’economia, del lavoro e di giustizia, sentito l’Ordine nazionale dei giornalisti. Servono dunque dei tempi tecnici ed è necessario che questi tempi siano coordinati con l’esigenza di svolgere” il rinnovo dei consigli.

Carlo Verna

Secondo Verna “il rischio è di far naufragare tutto il lavoro fatto fino ad ora. Se non ci si facesse, serve allora una nuova proroga affinché i Consigli, nazionali e regionali, possano andare al voto insieme con le nuove regole”.

Per la presidente dell’Ordine del Lazio Paola Spadari “questo è il primo provvedimento sull’editoria che consente all’Ordine dei giornalisti di voltare pagina per lavorare a favore della professione, ridisegnare l’accesso, e riconoscere i nuovi giornalismi. Per questo invitiamo il Governo a fare presto, a presentare i decreti delegati di questa legge in modo che possiamo andare a votare con i nuovi regolamenti e andare verso un ordine nazionale nuovo, che imbocchi finalmente la strada riformista e porti alla riforma definitiva dei giornalisti, a servizio di questa professione e della deontologia”. In futuro, ha detto ancora, “l’approdo deve essere un elenco unico dei giornalisti e non più una divisione tra pubblicisti e professionisti, perché non ha senso”.