07 novembre 2016 | 9:14

Un giro d’affari annuo di 18 milioni di euro, mille volontari e 31 dipendenti. Ecco chi è Radio Maria, l’emittente cattolica al centro delle polemiche per aver detto che il terremoto è un castigo divino

“Radio Maria ritiene inaccettabile la posizione di Padre Giovanni Cavalcoli riguardante il terremoto e lo sospende con effetto immediato dalla sua trasmissione mensile”. Lo comunica la stessa emittente cattolica riguardo al caso del prelato che ha parlato di “castigo di Dio” relativamente al sisma.

Sul suo sito la stessa  emittente si dissocia dalle frasi ‘incriminate’ precisando peraltro che non vanno attribuite al direttore padre Livio Fanzaga. La redazione dell’emittente cattolica ha spiegato che “le espressioni riportate sono di un conduttore esterno, fatte a titolo personale, che non rispecchiano assolutamente il pensiero di Radio Maria al riguardo”.

Padre Livio Fansaga

Padre Livio Fansaga

Ma chi è Radio Maria? Il quotidiano Repubblica di oggi, 07/11/2016 -, in un servizio di Paolo Rodari, traccia l’identikit dell’emittente cattolica e del suo pubblico.

È la radio privata italiana con più “mi piace” su Facebook, 1 milione e 300mila, e la più diffusa, seconda solo alla Rai. Priva di pubblicità, accompagna la giornata di circa 1 milione e 500mila ascoltatori in Italia e di altre decine di milioni nel mondo tramite le emittenti collegate. Un successo indiscusso, quello di Radio Maria, dovuto non soltanto alla popolarità del direttore padre Livio Fanzaga, ma anche, per molti soprattutto, alle capacità imprenditoriali di un uomo che ama restare nell’ombra benché da anni, precisamente dall’87, amministri i destini dell’emittente. Si chiama Emanuele Ferrario ed è un ex imprenditore caseario varesino. È stato lui a trasformare un’emittente parrocchiale che allora trasmetteva soltanto per pochi intimi da Arcellasco d’Erba, in Brianza, in un network nazionale. Come? Attraverso le offerte degli ascoltatori. «Ricordo ancora oggi – raccontò tre anni fa – una prima offerta di 15mila lire da parte di un istituto di religiose: allora dissi ai miei collaboratori che potevamo guardare con fiducia all’avvenire se delle suore ci facevano un’offerta!». E, infatti, di offerta in offerta, la radio è cresciuta fino a diventare una potenza internazionale con numeri da capogiro.

L’ultimo bilancio pubblico, quello del 2015, parla di entrate pari a 18 milioni e 816mila euro (quasi tutti offerte di privati, ma c’è una quota di circa 800mila euro di contributi pubblici in quanto “emittente nazionale comunitaria). I dipendenti sono in totale 31, tutti impiegati a tempo indeterminato. Insieme a loro, un esercito di volontari, 1.006 per la precisione, laici e religiosi in costante contatto con la sede principale, oggi a Erba. Gli ascoltatori sono catturati anche grazie a un’attività che all’interno dell’emittente chiamano delle «formichine»: gli ascoltatori più attivi portano nelle parrocchie e nei centri culturali vicini a casa gli opuscoli della radio. Di opuscolo in opuscolo, riescono a costruire un formicaio poderoso, fatto di nuovi ascoltatori fedeli e soprattutto pronti a donare. Radio Maria trasmette giorno e notte, 24 ore su 24. In Italia ha 850 ripetitori, ed è presente, grazie ad altre emittenti direttamente o indirettamente a essa legate, in 70 Paesi che trasmettono nella loro lingua. Raggiunge 1 milione e 580mila ascoltatori nel giorno medio, e 3 milioni e 656mila nell’arco della settimana. Tramite ottanta studi mobili sparsi in tutta Italia, la mattina dalle 7,30 alle 8,40 e il pomeriggio dalle 16,40 alle 17,40 va in onda “L’ora della spiritualità”, in cui ogni volta da un luogo diverso, da una parrocchia come da un ospedale, sono gli stessi ascoltatori ad animare il rosario, la Messa, la liturgia delle lodi, i vespri. È questa la trasmissione più seguita, insieme alla rassegna stampa del mattino guidata da padre Fanzaga.
L’obiettivo di Radio Maria è uno: aiutare la Chiesa nell’opera di rievangelizzazione.
E, insieme, svolgere un’intensa azione di promozione sociale con consulenze ad hoc sui temi della famiglia, dell’educazione, della scuola, della previdenza, della medicina e della psicologia. L’ascoltatore è sempre coccolato, seguito, valorizzato: non c’è trasmissione nella quale chiunque non possa chiamare, dire la sua, porre domande.
L’uscita scomposta di padre Cavalcoli dice una cosa: anche Radio Maria, come altre realtà ecclesiali italiane, fatica ad adeguarsi in tutto e per tutto al magistero di Francesco. La vecchia guardia che negli anni di Ratzinger e Wojtyla portava avanti le battaglie pro life figlie della Chiesa ruiniana è in parte ancora viva e presente. Padre Fanzaga nel 2013 chiuse le collaborazioni di due giornalisti, Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, protagonisti di un duro articolo pubblicato dal Foglio e intitolato “Questo Papa non ci piace”. E anche altri sono stati mandati via, ad esempio lo storico Roberto de Mattei, anch’egli critico sul pontificato in corso. Ma la rubrica di Cavalcoli dice come certe posizioni «datate al periodo precristiano» – così le ha definite il sostituto della segreteria di Stato vaticana Angelo Becciu – siano ancora presenti. Alcuni conduttori sono vicini alle realtà ecclesiali che hanno promosso il recente Family Day. Un evento che la Chiesa non ha censurato, seppure certe battaglie di piazza non sembrino essere più gradite dalla direzione della Chiesa italiana.
Radio Maria è comunque di casa Oltretevere. Un anno fa i membri in tutto il mondo vennero ricevuti da Francesco che disse loro di veicolare la speranza che viene dal Signore e offrire buona compagnia alle persone che ne hanno bisogno. È forse anche per questa familiarità e amicizia che il Papa ha concesso alla radio, oltre che per il contenuto dell’uscita di Giovanni Cavalcoli, che la segreteria di Stato si è sentita in dovere d’intervenire. E Radio Maria, ieri, di sospendere la rubrica del teologo domenicano. L’ultimo “licenziamento” del nuovo corso.