08 novembre 2016 | 12:20

Assurdo non avere ancora certezze sulle risorse economiche a disposizione del servizio pubblico. L’Usigrai: sul canone in bolletta solo indiscrezioni e annuncio di un taglio del 10%. Slc Cgil: la Rai dentro la tempesta perfetta; ecco le nostre stime

All’indomani dalla pubblicazione nel bollettino delle Entrate tributarie per il mese di settembre, nelle quali si quantifica a poco più di 1 miliardo di euro gli incassi delle imprese elettriche per il canone in bolletta – al momento non contabilizzati nelle casse dello Stato perchè ancora in via di definizione le modalità di ripartizione – l’Usigrai prende nuovamente posizione contro l’incertezza delle risorse a disposizione per la Rai.

“Siamo ormai a metà novembre e la Rai non ha alcuna certezza delle risorse a disposizione per l’anno che si sta per concludere”, scrive il sindacato dei giornalisti in una nota. “Un’assurdità assoluta. Ormai ogni giorno escono indiscrezioni, dati parziali, studi su quanto sarà l’incasso da canone con il metodo della bolletta. Ma resta un fatto: nessuna certezza”.

Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai

Vittorio Di Trapani, segretario Usigrai

“Intanto si annuncia un ulteriore taglio del 10%”. “Come si può governare un’azienda senza sapere quanti soldi si hanno? Come si può fare un bilancio? Un budget di previsione? E, soprattutto” si chiede, “come si può siglare un contratto – la Convenzione, come il quinquennale Contratto di Servizio – senza la certezza di risorse adeguate per rispettare i patti per tutta la durata dell’accordo?”

“Altro che liberare pubblicità!”. “Questo costringerà la Rai a cercare sempre di più risorse sul mercato degli spot”, conclude la nota, “con tanti saluti alla discussione su Servizio Pubblico e tv commerciale”.

Poi è intervenuta con una nota anche la segreteria nazionale Slc Cgil, secondo cui “la Rai è dentro la tempesta perfetta”, richiamando una delle frasi pronunciate nel dibattito “La Nuova Carta d’Identità del Servizio Pubblico”, tenutosi nel corso della recente edizione di Eurovisioni.

“Dentro questa tempesta”, spiega Slc Cgil, “il dato del canone sembra essere l’onda più insidiosa”. Sulla base del dato pubblicato dal Mef il 3 novembre sul gettito da canone da gennaio a ottobre 2016, Slc Cgil propone un nuovo studio.

“Da queste stime“, prosege Slc Cgil, “anche tenendo conto dello scenario migliore, gli introiti si rivelano inferiori a quelle previste da Viale Mazzini al momento della elaborazione del Piano Industriale e molto al di sotto di quanto previsto dal Governo.”

“Al momento non c’è nessun dato ufficiale sul numero di utenti del canone, secondo la nuova formula di prelievo, nè tanto mano il dato dell’evasione. È chiaro però, dal dato che ci consegna il MEF che si è ben distanti dal dato di evasione del 4/5% inizialmente ipotizzato.”

“A questo punto – prosegue la nota – allo stravolgimento della natura del canone, in quanto inserito nelle diverse leggi di stabilità (2014/2015/2016) che ne hanno determinato impegni diversi dal solo finanziamento del servizio pubblico radio televisivo, si aggiunge il dato quantitativo.”

“Il risultato economico rischia di azzerare quanto previsto in ordine al finanziamento delle radio e Tv locali, oltre a metter in discussione la capacità produttiva della Rai e la sua autonomia economica dal Governo – sottolinea il comunicato di Slc Cgil.

“Riteniamo che i cittadini debbano sapere che la quota percentuale di Canone che rimane alla Rai dal 2014 si è ridotta progressivamente, dei 100 euro del 2016 solo 86,81 euro arriveranno alla Rai, mentre il resto andrà alla fiscalità generale (13,19 euro); nel 2013 alla Rai arrivava il 92,4% del valore del canone (col parametro dei 100 euro attuali del canone: 92,4 euro) mentre alla fiscalità generale andava il 7,96% del valore del Canone (col parametro dei 100 euro attuali 7,96 euro).”

“Infine, il Presidente del Consiglio, senza attendere un dato realistico sulle entrate del 2016, ha annunciato l’inserimento nella legge di bilancio di una ulteriore riduzione del Canone Rai da 100 a 90€.”

“A questo punto – conclude la nota – non ci è chiaro se l’idea del Governo sia quella di ridurre il carico fiscale dei cittadini oppure ridurre il servizio pubblico radio televisivo.”